Primule addio! …l’opinione di Rita Faletti

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Se la maggioranza degli italiani si dice soddisfatta di avere Draghi presidente del Consiglio, un po’ meno della composizione dell’esecutivo, “Troppi incompetenti”, in Parlamento la maggioranza extra large non è stata accolta con la stessa soddisfazione. I più scontenti Pd Leu e 5S. I motivi non sorprendono: con il Conte 2 si erano trovati a fare quello che volevano concedendo all’opposizione la speranza diventata pura illusione di partecipare  a qualche iniziativa. Salvini che fa un passo verso l’europeismo, pur non riuscendo ad affermare che l’euro è irreversibile, è una disdetta per chi non perdeva occasione per mettere in guardia il Paese contro il pericolo delle destre. Ma qualcuno nel Pd aveva iniziato a friggere. Sul fronte dei grillini ortodossi avere come compagni di strada Berlusconi e Forza Italia è un affronto. Nel MoVimento la crepa tra l’ala governativa, più incline ad adattarsi per non morire, e quella antipolitica anti-establishment e anti tutto non si è mai realmente saldata e il mandato a Draghi, icastica rappresentazione delle élite, ha determinato la spaccatura finale. Ma nessuno si aspettava che Crimi potesse decidere di espellere i ribelli che avevano votato contro. Oggi il subbuglio all’interno del grillismo è tale che forse neanche il loro creatore e ispiratore è in grado di ridurli alla ragione. Ma qual è poi questa ragione? Dal canto suo il Pd paga in parte le conseguenze di quel ribollire in termini di potere all’interno del governo. Il patto “ad excludendum” con gli alleati è venuto a cadere e cintura di difesa e fossato non esistono più che nel ricordo nostalgico del fu Conte2. Il baricentro del governo Draghi si è spostato a destra e il tarlo di Zingaretti dell’ “unitarismo” deve sopravvivere alla permetrina  di un inevitabile congresso. Lo invocano  coloro che non hanno digerito il discorso di un’alleanza strutturale con i 5S. Orfini è uno di quelli e non nega che gli salta la mosca al naso quando sente parlare di Conte come unico punto di riferimento. “Noi abbiamo eletto un segretario del Pd, non dei 5S. Quando si è chiesto di rivendicare l’idea e il progetto del Pd si è risposto che i 5S non avrebbero retto. Il M5s ha retto tutto. Il governo è uno strumento per fare le cose, non un fine”. E non può mancare la nota velenosa:  “La linea di partito non la decidono Orlando e Bettini con le loro interviste, ma gli iscritti del Pd con le primarie”. Effettivamente nell’anno e mezzo di governo giallorosso, i democratici hanno lasciato che Conte facesse quello che voleva, dalla gestione personale dei Servizi, all’affidamento al solo Arcuri di tutto l’approvvigionamento dei mezzi sanitari, alla gestione dell’ex Ilva, al tentativo di gestire in solitaria i soldi del Recovery. Zingaretti ha annegato ogni ipotesi di riformismo in un calderone massimalista, giustizialista e populista, portando il Pd su vecchie posizioni. Ma il riformismo è ancora presente nel Pd? Ostilità a Renzi  beatificazione di Conte e mediazione mediazione mediazione, cioè stasi. Non è così che si affrontano i problemi del Paese né il rapporto con gli elettori. Il momento più basso è stato toccato quando si è dato avvio alla caccia ai responsabili per il Conte ter. Un capitolo disonorevole che ha accresciuto la disistima del Paese nei confronti della politica. E ci mancava il messaggio emblematico di Mastella a Calenda: “Tu voti Conte noi ti sosteniamo sindaco di Roma”. La risposta: “Non avete capito niente dell’uomo”. Intanto Draghi si sta occupando di pandemia e l’impressione è che preferisca il decisionismo della prevenzione all’attendismo della cura. Il picco dei contagi è atteso verso la metà di marzo e con le varianti che corrono più veloci del virus originario è probabile che il primo ministro chiuda ristoranti e negozi salvaguardando però le scuole. E’ fondamentale che si raggiunga la vaccinazione di massa degli over 65 per poter riaprire tutto. La Gran Bretagna che tanto abbiamo deriso ha finora vaccinato il più alto numero di persone somministrando solo la prima dose. Forse Draghi ne seguirà l’esempio e magari avremo anche un Fauci italiano. Un cambio di passo si intravede nel protratto silenzio di Arcuri, il supercomm  orfano di Conte, e nella bocciatura delle “Primule”. Si può cominciare a dare consistenza ai sogni.

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