Draghi: “L’unità non è un’opzione è un dovere”…di Rita Faletti

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Erano poco più delle 10 quando Mario Draghi iniziava a leggere nell’aula del Senato il suo discorso scritto con carta e penna. In 51 minuti ha toccato tutti i punti fondamentali del suo programma di governo, dall’emergenza sanitaria e le misure che il virus e le sue mutazioni impongono, ai giovani e i doveri che abbiamo nei loro confronti, all’europeismo e irreversibilità dell’euro, all’atlantismo e multilateralismo, alla crisi economica e sue gravi conseguenze, alle riforme necessarie per la ripresa e la resilienza. Un discorso chiaro senza sbavature retoriche e senza l’ingrediente, comune in politica, della captatio benevolentiae. Draghi ha comunicato una visione complessiva di Paese resa evidente anche dalla sottolineatura, in tema di riforme, che non esiste un prima e un dopo e che la singola riforma, isolata da un unicum, è inadeguata alla soluzione di problemi radicati e interconnessi. Nell’esordio, il presidente ha rivolto un pensiero commosso a  coloro che soffrono per la pandemia e ribadito che il primo obiettivo è combattere con ogni mezzo il virus che è nemico di tutti. Il piano vaccini sarà potenziato. La distribuzione avverrà in maniera più rapida e efficace grazie al coinvolgimento della Protezione civile, delle Forze armate, dei volontari. La somministrazione non sarà limitata ai posti specifici, ma includerà tutte le strutture pubbliche e private: dobbiamo imparare dai paesi che si sono mossi prima di noi. La riforma sanitaria riguarderà la medicina territoriale e i servizi di base: consultori, centri di salute mentale, centri contro la povertà sanitaria con l’obiettivo di assicurare livelli essenziali di assistenza. Quasi in risposta alle polemiche scaturite dalla chiusura repentina e inaspettata della montagna, Draghi ha assicurato che ogni cambiamento delle regole sarà comunicato con sufficiente anticipo. E sempre rispondendo in forma indiretta al quesito sterile che ha monopolizzato politica e stampa sulla natura del suo governo, ha specificato che il suo esecutivo è semplicemente il governo del paese, non ha bisogno di alcun aggettivo. Precisazione che è servita ad anticipare la richiesta alle diverse forze parlamentari di lavorare senza pregiudizi e rivalità per la ricostruzione del Paese nella condivisione di valori e speranze. “Nessuno può fare un passo indietro rispetto alla propria identità, ma un passo avanti per risolvere i problemi. Prima di ogni appartenenza viene il dovere di cittadinanza. Siamo tutti cittadini italiani, tutti consapevoli delle responsabilità che ci sono state affidate. A questo governo serve qualità delle decisioni, coraggio delle visioni, non conta il tempo che può essere sprecato solo nel desiderio di conservarlo. Questo è lo spirito repubblicano del mio governo”. Con riferimento alla “Next Generation Eu”, Draghi si è soffermato sul debito che abbiamo nei confronti dei giovani che lasciano il Paese per la mancata riconoscenza del merito e ha insistito sulla priorità che hanno scuola, formazione, cultura e ricerca di base che deve puntare all’eccellenza in tutti i campi scientifici. Ha anche evidenziato che un pilastro importante del sistema educativo nell’area digitale e ambientale è rappresentato dagli istituti tecnici ai quali sono stati assegnati 1,5 miliardi. Il percorso educativo necessita di innesti di nuove materie e la globalizzazione, la trasformazione digitale e ecologica richiedono continui adeguamenti anche nella riforma universitaria. L’educazione è fondamentale per la crescita di un Paese e per contrastare le diseguaglianze. Lo scorso anno la pandemia ha privato numerosi studenti di ore di didattica in presenza, soprattutto nelle regioni meridionali dove la Dad ha incontrato difficoltà. Bisogna aggiornare il calendario scolastico e recuperare le ore perse. Il virus ha acuito le difficoltà economiche di quanti non avevano recuperato le perdite della crisi del 2008. La disoccupazione è aumentata ed è stata selettiva colpendo soprattutto donne e giovani e gli interventi di sicurezza sociale non hanno protetto autonomi e lavoratori a tempo determinato. A questo si dovrà porre rimedio e l’appartenenza all’Europa, la prospettiva di un’unione sempre più integrata e di un bilancio pubblico comune sono garanzia di sicurezza nei momenti di debolezza. La cessione di sovranità nazionale per conquistare sovranità condivisa non è una perdita. Senza Italia non c’è l’Europa, ma fuori dall’Europa c’è meno Italia.

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