Personaggi degli iblei di ieri… di Domenico Pisana

Il comisano Carmelo Lauretta, poeta, narratore, critico letterario, saggista
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La poesia dialettale siciliana ha certamente tra le sue massime espressioni il poeta dialettale comisano Carmelo Lauretta. Ciò, del resto, è stato ampiamente confermato, lungo i suoi 94 anni di cammino, dai numerosi riconoscimenti e consensi pervenutigli dalla critica ufficiale, nonché dalla larga diffusione delle sue opere dialettali e delle sue novelle in Inghilterra, in Francia, in Giappone, in Germania, in Grecia, in Slovenia .
Nato nel 1917, Lauretta si è laureato in Lettere classiche presso l’Università cattolica di Milano e per un quarantennio ha insegnato Lettere in diverse scuole statali. Sensibile e attento alla realtà sociale, è entrato nella vita politica e, subito dopo la Liberazione, ha rivestito la carica di vice-sindaco di Comiso; la sua spiccata solidarietà umana lo spinse a svolgere l’attività di assistente carcerario e all’inserimento nella commissione di vigilanza dei brefotrofi. Ha scritto e pubblicato sino all’età di 92 anni, dando vita a più di quaranta opere tra poesia, narrativa, favole, racconti, novelle e critica letteraria, collaborando, fra l’altro alla formulazione del vocabolario siciliano a cura del Centro Studi Filologici dell’Università di Catania. Si è spento l’8 settembre 2011.
Lo scrivente ha avuto con Lauretta una corposa corrispondenza, dalla quale si evincono la sua umanità, il suo stile caldo, affetto, benevolenza non comune, la profonda cultura e capacità di lettura critica, la sua fede religiosa, come si può notare nelle seguenti due lettere:

Domenico carissimo,
ho ricevuto, con il privilegio di una dedica fraterna, la silloge dei tuoi saggi critici, e te ne sono veramente grato.
Mi hanno “catapultato” nella lettura la dignitosa semplicità del look editoriale e la brillante compostezza del proemio della Graziella Corsinovi dell’Ateneo genovese. Esso è stato per l’assenza di grettezza turibolare, e per la ponderatezza critico-meditativa un autentico ed intelligente “trait d’union” tra la tua personalità di studioso e l’apertura del cuore dei lettori.
Ho letto con sommo interesse ed attenzione il tuo volume e mi ha veramente colpito il grado di acutezza interpretativa dei tuoi rilievi, coniugata alla felice capacità della tua “ars dicendi”; le tue tesi sono state un vero godimento dello spirito perché sono poggiate su una diagnosi preziosa dei testi degli autori e dei critici ad essi relativi, una diagnosi che si presenta aliena da schemi ideologici di maniera e che ripropone alla “moderna società spettacolarizzata”, come la definisce Guy Debord, esperienze pratiche e umane libere dalla vigente ottica dei fenomeni di mercato.
I vari autori sono accomunati ed unificati in un inquadramento unitario che congiunge i vari percorsi del reale al mistero della trascendenza.
Mi piace moltissimo il modo come tu focalizzi i problemi inserendo nei segni esistenziali la testimonianza di costruirne i valori sui pilastri della verità e della maturazione interiore. Nel tuo saggio c’è, come scrive Walcott “una ventata di vitalità”, e di illuminazione sul travaglio della coscienza e della cultura contemporanea. Ritornerò a leggerli, carissimo Domenico, e arricchirli di consensi.
Grazie ancora, un abbraccio con l’anima ed un’Ave alla Madonna.             
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                          Carmelo Lauretta
Bosco Rotondo Miccichè – 30 agosto 2001

Domenico amatissimo,
ho ricevuto il tuo nuovo saggio “Per una città educativa e solidale”. L’ho subito letto con grande interesse nelle sue varie sequenze culturali, religiose, educative, sociali.
Vi ho trovato coinvolgenti lineamenti programmatico-esperienziali e connotazioni ideologiche e ricchezza di citazioni – base di sviluppi e traduzioni meditative in sondaggi umani, e precisazioni impegnative per la costruzione di una città nuova calibrata di spiritualità, di autenticità, di solidarietà.
Nella partecipazione degli studenti delle quattro terze del “Galilei” del 97-98 si rilevano splendidi interventi di un vissuto giovanile che porta l’impronta del tuo prestigio didascalico e teologico.
Sono felicissimo del tuo saggio che è un’ulteriore rivelazione del mondo ideale per il quale vivi e di cui è illuminante tutta la tua esemplare attività di poeta, di critico, di teologo, di maestro.
Ti abbraccio con tutto il cuore e ti sono veramente grato per il bene che la lettura mi ha arrecato.
                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Tuo Carmelo Lauretta
Comiso, 25 settembre 2005

Entrare nel mondo poetico-narrativo di Lauretta senza restarne coinvolto ed estasiato è un fatto che difficilmente può succedere, a meno che il lettore non sia del tutto sprovveduto.
La sua poesia, del resto, essendo – come afferma lo stesso Lauretta – “ semplici, senza ciarambambuli e senza ciappiri e finuocci ‘ timpa”, riesce a stabilire un circuito comunicativo fra poeta e lettore facendo gustare a quest’ultimo la bellezza delle creazioni liriche, approdo di forte istanze interiori del poeta, che si armonizzano sulla pagina con un naturale intreccio polisemico in grado di comporre nell’unità dell’accordo lirico i suoi sentimenti, le sue stupefazioni e le sue sensazioni.
Tra le numerose opere di Lauretta ci limitiamo a segnalarne soltanto alcune: “Gocciole e Foglie” poesie,(1938); “La cieca che ha visto”, poesie(1947); “Giovanni Meli uomo e poeta”, critica letteraria, 1946; “Il nido distrutto”, poesie,(1948); “Pietre nel torrente”, racconti,(1956); A cori apiertu(1981), “Pani Schittu” e “A provocazioni”(1982); “La Casa di tutti”(1986), “Na Rimpatriata”, racconti e novelle,(1989); “Il cantico dei doni” e “Acqua di lu Giordano”, poesie (1990); “Pani di casa”,(1992); “Prigionieru di l’angili(1995); “Pani di cumpagnia”, racconti,(1999), “Ventu di lu Golgota”, poesie,(2002), “A colpi cuntatu”, favole, (2005); “U maratoneta di Diu vinutu di luntanu”, poemetto (2009).
Dunque, come testimonia questa fertilità letteraria, Lauretta ha arricchito della sua umanità non solo la sua Comiso, ma il panorama letterario siciliano, italiano e oltre. A cominciare da “Pani Schittu”, silloge cui venne assegnato il primo premio assoluto per il vernacolo, al “Premio internazionale Papiro Duemila” di Venezia Mestre, e dove è presente una contemplazione del creato ed una spiritualità francescana che apre orizzonti entro i quali la sublimazione delle immagini non si identifica con forme di naturalismo retorico, né scade in sdolcinature sentimentalistiche, ma si salda al divenire del dato naturale, che informa di sé tutto il procedere del movimento creativo.
Il mondo poetico di Lauretta ha visto sempre una sinergia tra poesia e vita, come accade , per esempio, nella raccolta “A provocazioni”, dove egli scava nella coscienza dell’uomo inducendolo a riflettere, ed interpreta con mite ironia fatti della vita quotidiana senza atteggiarsi a giudice, né cedere ad arroganti moralismi: i protagonisti ispiratori della sua musa sono i vecchi del paese, le macchine abbandonate di notte, la fanciulla alla finestra, le donne del quartiere, i bambini, l’operaio pensionato, il vento, il gelsomino, il geranio, etc..
Una poesia, insomma, che nasce dal suo vissuto esperienziale e che si proietta anche nel sociale allorché affronta, con una dolente meditazione, temi come la solitudine, la morte, la povertà, la fame, la disoccupazione, la violenza e la criminalità, la pace.
Tutta la poesia di Lauretta è poi supportata da puntelli radicati in una religiosità matura e motivata. Con la raccolta “Acqua di lu Giordanu” Lauretta dà alla sua esperienza religiosa la massima estensione, trovando nella Sacra Scrittura, più precisamente nel Nuovo Testamento, i motivi ispiratori per un’ideazione lirica condotta con la sensibilità e il trasporto di chi si accosta al testo sacro non per scorgervi curiosità letterarie o metafisiche, ma per educere lineamenti di contenuto poetico-religioso attraverso riferimenti specifici a personaggi del vangelo. La sua intuizione lirica segue, ricreandoli, i vettori narrativi utilizzati dagli evangelisti nella decifrazione di personaggi come Nicodemo, Zaccheo, Bartolomeo, Filippo, Natanaele, il centurione di Cafarnao, Maria, etc., dando così una tematizzazione alla sua ansia di trascendenza e costruendo un poemetto religioso incentrato su eventi soteriologici. Nella stessa direzione si muove anche una delle sue ultime raccolte dialettali, U maratoneta di Diu vinutu di luntanu ,(2009) che è la conferma del suo pathos religioso trasfigurato in stilemi lirici e che ha nell’icona di papa Giovanni Paolo II un riferimento di ideazione rapsodica.
Lauretta si affaccia sull’orizzonte esistenziale e di fede del Papa polacco non per tesserne le lodi o ricostruire i suoi percorsi teologici, ma per offrire ai lettori la “funzione segnica” di questo personaggio che non solo ha cambiato la storia, ma ha anche lasciato una grande testimonianza nell’umanità.
E così il poetare di Lauretta si sviluppa su un pentagramma nel quale i passaggi delle varie partiture conoscono il dolore, i patimenti, i pensieri, i pellegrinaggi di questo grande profeta, che egli paragona ad un maratoneta, ricorrendo ad una versificazione dialettale e alla forza di un linguaggio capace di avvicinare Wojtyla al cuore di quanti lo hanno conosciuto ed amato.
Della vasta opera letteraria di Lauretta fanno parte anche tanti saggi di critica letteraria, racconti e novelle in siciliano contenute, ad esempio, nel volume “Na Rimpatriata”(1989) ove mette a nudo l’uomo nel suo comportamento quotidiano, facendo risaltare situazioni di arguzia, di comicità, di beffa, di passioni, di rigidità mentale, di emotività, di briosità, che risultano pervase da venature umoristiche, un umorismo che scopre – direbbe Pirandello – “il sentimento del contrario “ e che riesce a leggere in interiore hominis e nel tessuto più profondo della vita sociale.
Nelle novelle di Lauretta non c’è alito di polemismo né di ideologismo, ma un realismo diegetico che rappresenta storie paesane intrise di verità. La stessa forza descrittiva la si coglie pure nelle sue favole contenute nell’opera ‘A vita agghiorna”, di cui Bufalino ebbe a scrivere che “coniugano, come d’incanto, la fresca naturalezza del linguaggio gergale con celiose valenze della paremiologia popolare, senza logomachie moralistiche”.
Nel concludere questa sintetica analisi di un personaggio di spessore della nostra terra iblea, credo non si possa non essere d’accordo con Santi Correnti dell’Università di Catania quando scrive che quella di Lauretta è “ una poesia semplice e sincera che va dritta al cuore” ; e ancora con Luigi Alfonsi dell’Università di Milano quando afferma che “la grazia inventiva di Lauretta coglie direttamente dal Vangelo la sua tematica, senza cedere a formulari didascalici o a minuzioso documentarismo”. E soprattutto credo di poter condividere pienamente il pensiero di Salvatore Di Marco quando asserisce che “l’elevatezza del messaggio” di Lauretta fa sì che “i suoi versi restino scritti, insieme ai versi religiosi di Alessio Di Giovanni e Vincenzo De Simone, nell’albo d’oro della poesia siciliana”.
Concludiamo questa nostra rivisitazione di un personaggio davvero grande, con una poesia nella quale Lauretta manifesta il suo sogno di pace sull’aeroporto di Comiso. Negli anni ’80, infatti, Comiso era una base missilistica. Sono note tutte le iniziative che in quel periodo fecero confluire nella cittadina iblea manifestazioni internazionali di protesta finalizzate allo smantellamento dei missili Cruise. In quel periodo Lauretta compose una poesia in dialetto dal titolo “Suonnu”, contenuta nel volume “Pani schittu” (1982), da cui si sprigionavano le sue ansie di pace, poiché il poeta sentiva fortemente l’esigenza che la sua Comiso da città dei missili si trasformasse in città della pace. Poi l’8 di dicembre 1987 USA e URSS firmarono l’accordo per l’eliminazione dei missili a medio raggio, e il sogno di poeta trovò risposta.

SUONNU

Stamatina mi svigghiaiu canciàtu:
n suonnu, a notti, m’avìa inciùtu u cori.
Virìa nò cielu n arcobalenu
ca pigghiava ri na punta all’atra
tuttu quantu u nuostru pianeta.

I lupi e i liuni aviènu fattu paci:
aviènu misu l’armi a mmunzieddu
e cci aviènu appiccicatu fuocu
pi bbruscialli e discrurilli ‘i tunnu.
I piecuri nun cririevinu è sò uocci…

Virièvinu sta gran fumazzata
ca vinìa ri n vulcanu
ca si vulìa mangiari lu munnu.
Cainu scappava ittannu vuci
e lurdu ri sancaria e dispiratu

a’ ggenti u sbampazzava intra ò nfiernu.
Avìa siccatu a simenta ‘i l’odiu
e ri tutti l’ingiustizzi rà terra.
Avìa finutu a verra maliritta
e u sancu r’agnieddi mienzu è strati.

E na bannera sula ranni ranni
si stinnìa si tuttu l’universu,
a bannera rà paci ch’abbrazzava
u cielu, u mari, i fabbrichi, i campagni
e ccarrizzava a sururi rà frunti.

N pinsieru sulu ncatinava ansiemi,
l’unnu cu l’atru, i puòpili rò munnu:
rari na casa a tutti e n travagghiu
e n pani e na vita queta e umana.
Cu st’affratellamentu rintra ò cori

m’arrivigghiaiu cuntenti.
Era nsuonnu! Ma qual è u pirchì
u pirchì, gnuornu, nun ha-ssiri accussì?

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