“Il crollo di Ponte Morandi? Una favoletta” disse il Movimento….l’opinione di Rita Faletti

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Se il capriccio insensibile del caso ha voluto che in un giorno di festa, intorno a mezzogiorno, quaranta persone perdessero la vita inghiottite dai blocchi di cemento e dai cavi di ferro di un ponte collassato all’improvviso, il collasso di quel ponte, opera dell’uomo, è stato causato dall’errore umano. Sottovalutazione del rischio, controlli insufficienti, manutenzione inadeguata, negligenza, vizi progettuali? Intanto che vigili del Fuoco, forze dell’Ordine e volontari continuano le ricerche dei dispersi, per definirne il numero e dare loro un’identità, intanto che i familiari piangono le loro vittime, intanto che gli abitanti degli edifici incredibilmente prossimi alla struttura e apparentemente rimasti illesi, ma da abbattere, sono in attesa di una sistemazione, si discute, si fanno ipotesi sulle cause del crollo, si ricercano le responsabilità e si lanciano accuse, come è nel corso delle cose a tragedia avvenuta. Ma prima ancora di avere in mano i risultati delle indagini, il governo gialloverde, sospettoso e ostile nei confronti di tutto ciò che non è emanazione o protesi di se stesso, ha già individuato i colpevoli. Nel mirino Autostrade per l’Italia, la holding Atlantia che gestisce la rete autostradale, la famiglia Benetton che controlla Autostrade e i governi precedenti. Il ministro delle Infrastrutture, Toninelli, a poche ore dal disastro, ha comunicato che i responsabili pagheranno “tutto”; Di Maio ha pronunciato parole di fuoco contro i “plutocrati” che lucrano sulle spalle del popolo e ha accusato Autostrade di pagare le tasse in Lussemburgo, avendo la sede a Roma. E’ stato subito smentito dagli interessati. Il ministro si è spinto oltre, minacciando la revoca della concessione ad Autostrade. Anche in questo caso è stato sconfessato: chi tirerà fuori pala e piccone il giorno dopo? L’incompetenza, l’avventatezza e la mancanza di senso della realtà di Giggino, ministro dello Sviluppo Economico, come lui stesso ama ricordarci, non sono novità per chi lo ascolta. Salvini non poteva non dare manforte, se con convinzione non sappiamo, ai soci di maggioranza del governo per il cambiamento, ribadendo i “concetti” da essi autorevolmente espressi. Ora, va bene tutto, si può chiudere un occhio sul metodo legastellato, in perenne campagna elettorale e affetto dalla sindrome del populismo, che vede nel popolo la vittima prescelta di raggiri e inganni orditi da un establishment corrotto, ma la tolleranza ha un limite. Parlare a vanvera prima di conoscere i fatti, puntare pregiudizialmente il dito contro i soliti, proporre soluzioni “al di fuori della crosta terrestre”, per usare le parole di Tito Boeri, va ben oltre la propaganda. E’ incompetenza pura. Il Ponte Morandi, costruito nel 1967 e considerato il simbolo di Genova, ha tre gemelli: in Venezuela, in Libia e uno ad Agrigento, in condizioni pessime, dove è chiuso da un anno. L’ing.Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all’università di Genova, aveva ravvisato nella fragilità della struttura le possibili cause di un crollo che un costante monitoraggio e interventi di manutenzione non sarebbero stati sufficienti ad esorcizzare. Il traffico intenso accelera il deterioramento del cemento rendendo più precaria l’intera struttura. Opere di quelle dimensioni esistono in tutto il mondo, ma alla manutenzione ordinaria e straordinaria si preferiscono la demolizione e la successiva sostituzione con strutture più moderne e sicure. E’ prassi consolidata in Francia, Germania, Gran Bretagna. In Italia, al contrario, vige la cultura del restauro e della manutenzione. C’è da chiedersi, a fronte di un problema così serio che si ripropone nel tempo e non coinvolge solo i viadotti, se il Governo, che identifica le infrastrutture con il “magna magna”, sarà all’altezza della sfida. “Challenge and response” è il motto dei paesi avanzati, sfida e risposta alla sfida, che significa avere il coraggio di decidere e agire. Perché il Movimento di Toninelli nel 2013 disse no al gigantesco progetto autostradale chiamato Gronda, che avrebbe permesso il collegamento della città di Genova con le quattro autostrade (A10, A26,A12, A7) che confluiscono alle sue spalle bypassando il Ponte Morandi? E come commenta il ministro le parole del loro capo comico: “Dobbiamo chiamare l’esercito per quelli che vogliono la Gronda”? Nel 2012 il presidente di Confindustria genovese disse: “Quando il ponte crollerà, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto no alla Gronda”. Noi ce lo ricordiamo e chiediamo che ognuno si assuma le proprie responsabilità.

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16 Commenti

  1. Distorcere i fatti non fa argomento. Anche se La Gronda fosse approvata in 2013, lei vuol dire che il ponte Morandi sarebbe stato dismesso in 2018? La Gronda prenderebbe almeno 15 anni da costruire. Lei, come al solito, falsifica i fatti per fare un argomento specioso.

  2. Certo ram. Ma se il ponte era in condizioni così critiche il governo doveva esserne a conoscenza e quindi disporne la chiusura, se non lo ha fatto è responsabile (forse non ne parlate perchè non era il PD al governo?). Altrimenti smettetela di parlare a vanvera.

  3. Zulu – il ponte era in condizioni critiche da 40 anni e nessun governo ha fatto nulla. Tutti i deputati nel parlamento per gli ultimi 40 anni hanno votato soldi per le autostrade e poi non hanno dato i soldi promessi. (Tutti quelli che negli ultimi giorni hanno avuto la faccia tosta per dare la colpa agli altri). La colpa è di Berlusconi, Renzi, Monti, Prodi ecc – per la Faletti per dare tutta la colpa a Grillo per una sciocchezza detto 5 anni fa mi sembra distorcere i fatti in modo vergognoso.

  4. Non basta distorcere i fatti la gente grazie a dio non è poi così sprovveduta, ha imparato a conoscerti furfanti politici insieme ai loro amici imprenditori e yes man della carta stampata. Andate a vedere i video dei funerali di stato in rete, dove la mistificazione è più complicata.
    Cordoglio per tutte le vittime.

  5. A proposito di rete gira un video su una inchiesta giornalistica di una certa Milena gabanelli ai tempi di report. Si parla di gestione Benetton di autostrade, secondo me è utile andare a rivedere, il video è del 2004 quando gli attuali governanti ancora giocavano all’oratorio.

  6. @ram
    Involontariamente, Lei ha colto in pieno la natura profonda dei grillini e dei loro fan: le enormità dette da loro sono sciocchezze, se fossero dette da altri, sarebbero crimini da tribunali dell’Inquisizione.
    R.F.

  7. Signora Faletti, non sono nè Grillino, nè un fan – ma uno chi rispetta la trasparenza ed onesta. Lei ha scritto un articolo pieno di inesattezze. é vero è solo la sua opinione, ma un opinione per essere rispettata dev’essere basata sui fatti. Se lei avesse preso 5 minuti di ricerca sui siti relevanti lei avrebbe capito che secondo le cifre ufficiale, la Gronda prenderebbe almeno 15 anni da costruire. Lei può spiegare come una frase di Grillo (in 2013) sarebbe stata rilevante per il ponte Morandi e il crollo?. In piu lei pensa veramente che le sciocchezze di Grillo non siano paragonabile alle quelle degli altri partiti ?

  8. Io credo che il senso profondo di questo articolo, che ho apprezzato molto, è proprio questo: questi signori si ergono a depositari unici della Verità assoluta. Qualunque sia il problema, loro, e soltanto loro, sono la soluzione. E poco importa che a distanza di anni le loro baggianate e quelle del loro capocomico si rivelino tali; ci consoleremo pensando che erano baggianate innocue, come sostiene @ram, e resteremo in attesa di quelle ben più rovinose. Che vista la situazione, non tarderanno ad arrivare.

  9. ram, ha elencato tutti ma non ha messo l’attuale governo… mi dispiace per lei ma 2 mesi bastano ad ordinare la chiusura del ponte, Conte e gli altri non lo hanno fatto ed allora sono come gli altri, in più hanno la responsabilità di quello che è successo. Io credo che debba abituarsi all’idea che il pagliacci della politica saranno massacrati quotidianamente, il veleno che hanno messo nella politica italiana gli andrà di traverso.
    Non si offenda, ma capirà presto ciò che voglio dire.

  10. pare che il crollo sia avvenuto per la rottura dell’impalcato, come si poteva ipotizzare secondo logica, data la torsione del ponte nel momento del collasso; anche il rinforzo esterno degli stralli non avrebbe potuto evitare il crollo.
    Adesso il governo ha l’80% dei consensi, dato che a cavalcare la rabbia popolare sono dei veri maestri, quella che si è persa è l’unità di un Paese nel momento del lutto.
    La verità è malleabile e la realtà indefinibile.

  11. Della Gronda di ponente si è cominciato a parlare 34 anni fa ma non si è mai dato corso al progetto, come a tanti altri del resto, perché in un’Italia logorroica fino alla nausea mancano sempre il tempo e la determinazione per decidere e per realizzare, oltre che i fondi, s’intende. Salvo, però e al verificarsi di drammatici eventi, fatalità o tragedie annunciate che siano, essere costretti a trovare il tempo per gestire le emergenze, piangere i morti e cercare rimedi di fortuna per i disastrati. Il fatto che il Movimento 5 Stelle, per bocca di Beppe Grillo, considerasse la Gronda di Genova un pretesto suggerito da “una favoletta” solo nel 2014 non lo giustifica, anzi. E il fatto che il leader pentastellato Di Maio lanci avventatamente strali in tutte le direzioni senza preventivi accertamenti lascia intendere che nel suo Movimento le parole, prima che i progetti, hanno vita brevissima, dissolvendosi appena pronunciate, totalmente slegate dal passato e senza futuro. Salvini, dal canto suo, acconsente tacendo. Non perché le infrastrutture e lo sviluppo economico non gli siano istituzionalmente pertinenti, ha dimostrato più volte in pochi mesi di non avere questo genere di inibizioni, ma perché in questa tragedia non figurano immigrati e vincoli europei, che avrebbero liberato la sua poliedricità, al di là del Dicastero dell’Interno, e impresso il suo indirizzo in tema di Difesa, Esteri, Rapporti con l’UE e Giustizia. Ma non è tempo di polemiche, né di annunci programmatici da diffondere, con eventuali foto a corredo, attraverso i social network o affrettatamente dai microfoni o davanti alle telecamere. Genova e l’Italia hanno bisogno di risposte concrete e tempestive. C’è il rischio di passare per nostalgici nell’aspettarsi che i suoi due vice Salvini e Di Maio diano al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte la possibilità di svolgere il ruolo che la Costituzione gli riconosce? All’Italia non serve un “Avvocato del Popolo”, come lui stesso si è curiosamente definito ma un Capo dell’Esecutivo, che diriga la politica generale e l’intera compagine governativa, che sia unico riferimento e voce del Governo, informando i media e l’opinione pubblica attraverso conferenze stampa circa l’attività del Consiglio dei Ministri, e ancor meglio in merito alle decisioni prese ponderatamente da quest’ultimo. Gli Italiani hanno finora visto un “Governo del cambiamento” solo nello stile istituzionale. Sarebbe giusto aspettarsi che chi ci governa, per rispetto di chi è stato direttamente e indirettamente colpito da questa tremenda disgrazia, e per correttezza nei confronti degli Italiani, facesse uso di parole liberandole dalla retorica e abbandonasse definitivamente il politichese per adottare la lingua della concretezza, attivando la buona pratica che fa eco a parole piene di senso. Il linguaggio astruso e gli ingessamenti di questo Governo non si differenziano da quelli precedenti. Dov’è il cambiamento? E, se le intenzioni sono serie e vere, quando inizierà?

  12. @leprenellaluna
    Condivido il quadro del paese che Lei ha descritto, ma non sarei così severo nei confronti dei governi precedenti. Le parole hanno prevalso sui fatti quando non si sono sostituite ad essi, è vero, ma non si può dare per scontato che dietro le parole di alcuni politici le intenzioni non fossero buone, come buoni sono stati alcuni interventi. Il problema di questo paese sono le strepitose inefficienze della macchina statale, la lentezza dei processi decisionali, la superfetazione del sistema burocratico, la mancanza di razionalizzazione delle procedure autorizzative, la frammentazione delle competenze, la mancanza di coraggio. E a Lei pare che il governo attuale che la dissennatezza ha eletto sia in grado di rimediare a tutto questo? Dove sono lo studio, l’impegno, le competenze, l’apertura mentale, l’onestà intellettuale e la trasparenza che un vero governo del cambiamento dovrebbero dimostrare? Se la metta via, caro leprenellaluna, o qualcuno li ferma o saranno guai per noi tutti.

  13. Tutti i problemi di questo paese da Lei elencati, sono indiscutibili. Come è indiscutibile la colpa dei politici che si sono succeduti da 30 anni almeno.
    I nuovi arrivati sono figli di chi li ha preceduti, hanno ereditato tutte le tare con l’aggiunta dell’astuzia malevola degli imbonitori.
    Chi governa, di norma, perde consenso. Loro, in poco più di 2 mesi, non solo hanno evidenziato tutta l’incapacità a far fronte ai problemi di quest’Italia malata, ma hanno anche fatto capire che le promesse fatte non potranno mai essere attuate, eppure crescono nei consensi.
    Pertanto non ho paura della loro pochezza, non studiano il passato, non avranno un futuro, presto saranno soppiantati.
    Ho paura del prossimo imbonitore, gli italiani stanno cambiando, sono alla ricerca del mago, ecco, il mago potrebbe essere l’ultimo o l’unico.

  14. @gino
    Vorrei sbagliarmi, ma temo che gli “sgovernanti” che Lei dice saranno presto soppiantati, li vedremo all’opera per un tempo lungo abbastanza da portare a compimento quell’intento sfascista che si è delineato ancora prima del 4 marzo. Borsa in calo, spread superiore ai 100 punti percentuali rispetto allo scorso anno, gestori europei, il 25 per cento, che dichiarano di voler ridurre la propria esposizione in Italia, capitali in fuga, Q.E. agli sgoccioli e debito pubblico in crescita. Se la Raggi, una nullità, è ancora al suo posto, come possiamo sperare di liberarci di costoro? Questo paese di incurabili illusi, circuiti e manipolati ora da furfanti, deve regalarsi una pausa di riflessione e guardare in faccia la realtà. Solo così sarà in grado di dire no ai cultori del no a tutto e del trollaggio miserabile e forse evitare che arrivi il “mago”, sempre che non sia già qui in attesa di estrarre il coniglio dal cilindro.

  15. Gentile Faletti, mi dispiace di non essere stato chiaro e di aver dato l’impressione di credere nel cambiamento annunciato e promesso dal Governo legastellato. Per dirla con John Fitzgerald Kennedy: “sono un idealista senza illusioni”. I programmi delle due forze di maggioranza non mi hanno mai convinto e non riesco ancora a collocare in un quadro logico il “contratto” stipulato prima dell’avvio di questa singolare esperienza di governo, perché in democrazia, quando i numeri non assicurano ampie prospettive di Legislatura, i partiti sogliono formare coalizioni, prima delle consultazioni elettorali, e trovare accordi o stringere alleanze, dopo, ma il “contratto”, che l’art. 1321 del codice civile definisce come “l’accordo di due o più parti per costituire, regolare o estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale”, sembra non trovare fondamento e collocazione né prima né dopo. E’ un negozio giuridico posto al centro del sistema dell’autonomia privata che regola atti sottoposti alla logica patrimoniale. Non mi intendo di Legge e vorrei capire se le parti considerino “patrimonio” il consenso elettorale e se intendano gestire la “cosa pubblica” nella loro privata autonomia. Tra l’altro, la strana clausola: “i contraenti si impegnano a tradurre questo contratto in una pratica di governo e sono insieme responsabili di tutta la politica dell’Esecutivo” è poco rispettosa del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, costretto a ritagliarsi il ruolo di “avvocato del popolo”. Questo mi fa preoccupare tanto quanto mi ha fatto ridere il “contratto con gli Italiani” stipulato nel maggio 2001 da un contraente unico, per quantità e originalità: Silvio Berlusconi, a quel tempo leader di Forza Italia e della coalizione denominata Casa delle Libertà. Ritengo anacronistico questo, per così dire, nuovo sodalizio, perché fondato su un sovranismo-populismo avaro di ideali, e penso che occorra una elevata dose di stupidità per lasciarsi incantare da promesse esorbitanti. Signora Faletti, non confuto la buona fede e le migliori intenzioni di chi ha governato in precedenza ma a generare i problemi che Lei stessa elenca, e che ingessano l’Italia, è stato un ininterrotto susseguirsi di politiche inadeguate. Legiferare esageratamente e demandare a decreti attuativi prossimi venturi e a cervellotiche circolari l’applicazione di norme ingarbugliate è una grave e cronica patologia della politica. L’Italia è un grande Paese, che amo per il forte senso di umanità che vi alberga e che detesto per la scandalosa irresponsabilità che vi alligna. A cosa si deve, se non alle carenze della politica e ai difetti della sua azione, l’incompiutezza di grandi opere o di grandi riforme? Qualche esempio: Viabilità – i lavori di realizzazione della rete autostradale italiana hanno avuto inizio nel dicembre 1958 ma anche a chi non viaggia molto basta dare un’occhiata alla cartina autostradale dell’Italia per accorgersi che nel 2018 la Sardegna non ha ancora un centimetro di autostrada e che la Sicilia ne dispone per qualche chilometro. Fisco – nel 1993 il Presidente Scalfaro definì “lunari” i quadri del modello 740, sottolineando le difficoltà poste ai contribuenti per il calcolo delle imposte ma la semplificazione continua ad essere un concetto astratto e l’evasione fiscale un’inscalfibile costante. Riforme – l’affossamento del lavoro imperfetto ma sincero fatto da Renzi in vari ambiti ha rivelato la mancanza della volontà politica di farle e la riluttanza degli Italiani a gradirle. Lavoro – il rosso e il nero sono i colori che vi dominano; il primo uniforma la tinta dei pomodori al sangue delle vittime dello sfruttamento e dell’inosservanza delle norme sulla sicurezza mentre il secondo non si limita a qualificare i rapporti di lavoro irregolari ma incupisce le prospettive future di impiego. “Un politico guarda alle prossime elezioni. Uno statista alla prossima generazione”. Questa frase sembra essere un indirizzo per i candidati e un’ispirazione per gli elettori. La pronunciò tanti anni fa Alcide De Gasperi, uno dei pochi Presidenti del Consiglio dei Ministri a cui si riconosce un raro candore politico e una rarissima onestà intellettuale. Un’altra l’ha regalata alla storia John Fitzgerald Kennedy: “Non chiedetevi cosa può fare il vostro Paese per voi. Chiedetevi che cosa potete fare voi per il vostro Paese”. Sono frasi che non sentiremo mai pronunciare agli attuali, inediti “Triumviri”. Tanto sono lontani stile e autorevolezza. Ma sono certo che l’Italia saprà ancora dare e dire molto al mondo, se ogni Italiano sarà determinato a sostenerla con serietà, impegno e senso di responsabilità. Questo è il cambiamento. Non un programma politico ma una svolta condivisa. La premessa per un futuro migliore. La promessa personale per il bene e lo sviluppo del Paese.

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