XVIII Legislatura tra speranze e scongiuri……l’opinione di Rita Faletti

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Superata la prima prova in tempi inaspettatamente brevi, i vincitori della tornata elettorale, Di Maio e Salvini, si preparano alla mossa successiva di una partita a scacchi che nessuno dei due vuole perdere. Inutile lanciarsi in previsioni, immaginare trabocchetti, o interrogare i tarocchi. Per una volta proviamo a credere nella linearità e nella volontà di trasparenza di entrambi, senza dimenticare che non sono i soli giocatori in campo e sperando che l’obiettivo di ciascuno sia il bene del paese, prima di quello personale. Con buona pace di tutti, le parole di fuoco, i toni parossistici e le promesse azzardate di una campagna elettorale infuocata, sono stati superati restituendo alla normalità un paese a un passo dall’anticamera del manicomio. Persino il vaffa-tuonante Grillo si è calmato e con un tango ballato con “eleganza e signoria” ha alluso alla sintonia creatasi tra Di Maio e Salvini, culminata nel bacio omosessuale del gigantesco murale. Va riconosciuta la lealtà dei due vincitori nel rispettare le rispettive scelte sulla nomina delle due cariche istituzionali: Fico, esponente della minoranza ortodossa del MoVimento, alla presidenza della Camera, e Casellati, berlusconiana di ferro, al Senato. Manco a dirlo, c’è chi ha pensato subito di rispolverare episodi del passato e riproporre scontri verbali tra il Verbo/Travaglio e Casellati sulle leggi ad personam e sull’imperversare di certa casta. Come gli stupidi non si riposano mai, così alcuni non si rassegnano a vedere realizzati obiettivi osteggiati e vituperati in nome di un pretestuoso principio di legalità, irrilevante in un contesto in cui la sintesi e il pragmatismo devono, a ragione, prevalere, pena l’eterno sterile conflitto unicamente promotore dello stallo. E’ il solito atteggiamento giustizialista di chi metterebbe dietro le sbarre chiunque non la pensi come lui. Aggiungo che, dietro questa pratica collaudata, non manca mai l’obiettivo primario e poco commendevole del coltivare e perseguire i propri interessi propagandistico commerciali. Da tempo, il mondo politico, in piena crisi di credibilità anche per l’indebolimento e la frammentazione del Parlamento, ha dovuto accettare la subalternità a due poteri che, al contrario, si sono andati rafforzando: la Magistratura e i Media. Dove non può la prima, arriva la seconda, quando non agiscono congiuntamente. La fine di Berlusconi e la sconfitta di Renzi ne sono esempi. Il capo di Forza Italia, travolti i partiti dallo tsunami Tangentopoli, si è trovato di fronte una prateria immensa senza bisonti da abbattere e ha creato, in un lampo, Forza Italia. Artefici di quel successo, il carisma, la forza patrimoniale, aziendale e soprattutto mediatica, senza la quale la penetrazione nel Paese non sarebbe stata così rapida ed efficace. Il fuoco amico e la Magistratura hanno indebolito Berlusconi che si è ritrovato ai servizi sociali. I suoi errori non sarebbero stati sufficienti a determinarne l’eclisse. Con Renzi, non potendo la Magistratura, fiaccarlo, ci hanno pensato i colleghi di partito, la vecchia guardia rinsecchita, sopravvissuta persino al PCUS, la sinistra dei congressi, della concertazione, del linguaggio autoreferenziale, della superiorità antropologica, dell’antifascismo di maniera, quella che non contenta della già avvenuta sconfitta ha pensato di incassarne un’altra (LeU). Hanno collaborato le testate giornalistiche, le quali, annusando odore di disfatta e di vittoria dei grillini, si sono grillizzati, dimenticando di aver sostenuto il Renzi del 40 per cento alle europee, l’ex-sindaco di Firenze che aveva salvato un partito esangue e, continuo a sostenerlo, avrebbe salvato anche l’Italia dalle acque melmose dell’immobilismo se la riforma costituzionale fosse passata. Oggi, più di qualcuno rimpiange quell’occasione persa e spera che si ripresenti. Voltata pagina, forse, e in attesa di vedere nascere la XVIII legislatura, giornalisti di spicco si chiedono cosa sarà del PD. Quale PD? Il PDR, come è stato battezzato il PD di Renzi, o quello dell’anti-Renzi? Si fa pressing perché il PD esca dall’ombra di un’opposizione giudicata dannosa. Dannosa a chi? Al PD o ai 5Stelle di cui i grillizzati di Di Maio vorrebbero alleato del MoVimento al posto di Salvini e del Centro Destra? Nel putiferio mediatico, c’è qualcuno che si preoccupi di informarsi e informarci di cosa pensa l’Europa, l’unico partner sicuro dei futuri vincitori?

5 Commenti

  1. Se la Casellati è stata votata da tutti i parlamentari del Movimento 5 Stelle o non sapevano delle leggi ad personam a favore di Berlusconi, votate dal Parlamento, o sapendolo se ne sono fregati perchè per loro era più importante che gli altri votassero Fico. Questo si chiama accordo o “inciuicio” , dipende dai punti di vista, come l’illegalità. E spesso l’inciucio se ne frega altamente degli aspetti morali.

  2. Il m5s poteva non votare la Casellati, poteva uscire dall’aula non partecipando alla votazione, lei diventava presidente del senato lo stesso, ma il m5s non si sarebbe sporcato le mani. E’ stata una scelta voluta. E’ sicuramente un inciucio, popolo della sinistra inconsapevole, il m5s ha votato il berlusconismo, altro che Bersani. Scusate, ma occorre leggere la realtà e non le bugie di gente di parte e tifosa.

  3. Saranno cavoli amari per il m5s di Dimaggio e per la lega di Salvini, hanno solo da perdere, tenteranno in tutti i modi di continuare ad infangare il PD come hanno fatto in questi cinque anni, ma alla fine DOVRANNO ASSUMERSI LA RESPONSABILITA’ e REALIZZARE TUTTE LE PROMESSE FATTE IN CAMPAGNA ELETTORALE, altrimenti si autodistruggeranno. I grillini fremono, qua, o si fà il reddito dei gonzi e si riducono le tasse o si muore…

  4. @ puppetta ;
    Ma la sua è una seria”patologia” , godere che gli altri si fanno del male . .
    Intanto il suo PD si è auto-infangato ed autodistrutto sulle spalle e nelle tasche degli italiani .
    Ma mi dica , dov’è e chi è il candidato a sindaco per l PD a Modica ?
    Non è che per non fare brutta figura non lo si presenta ?
    Certo , potrebbe accadere che non si trovi chi si sacrifichi per un partito in sublimazione . .

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