Flydubai, tragedia sfiorata nei cieli: un passeggero avrebbe salvato il Boeing in picchiata…di Rita Faletti

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Poteva trasformarsi in una delle più gravi tragedie dell’aviazione civile degli ultimi anni. Il volo Flydubai FZ1073, partito da Dubai e diretto a Tel Aviv, è invece riuscito ad atterrare in emergenza a Tabuk, in Arabia Saudita, dopo momenti drammatici vissuti a oltre diecimila metri di quota. Al centro della vicenda, il violento scontro avvenuto nella cabina di pilotaggio e l’intervento di alcuni passeggeri, uno dei quali, secondo il racconto riferito anche dal presidente americano Donald Trump, sarebbe riuscito persino a contribuire a stabilizzare l’aereo. Il Boeing 737 MAX 8 stava volando verso Israele quando, secondo la ricostruzione fornita dalle autorità israeliane, il copilota avrebbe accoltellato il comandante e avrebbe successivamente tentato di far precipitare l’aereo. Flydubai ha confermato ufficialmente l’alterco nella cabina di pilotaggio, invitando tuttavia a non formulare conclusioni sulle motivazioni prima del completamento delle indagini. La situazione a bordo è precipitata in pochi istanti. I dati di volo mostrano una discesa violentissima: la CNN ha riferito che l’aereo ha perso circa 17.000 piedi di quota in appena due minuti, mentre passeggeri terrorizzati vedevano alcune persone precipitarsi verso la cabina di pilotaggio. Almeno 160 persone si trovavano a bordo secondo la ricostruzione dell’emittente americana che ha parlato di “violent incident” tra i due piloti. Con il passare delle ore, la CNN ha confermato quanto riferito da fonti israeliane: il copilota avrebbe accoltellato il comandante e avrebbe cercato di impossessarsi dell’aereo, aggiungendo che le motivazioni erano ancora oggetto di indagine. E’ a questo punto che entra in scena l’intervento dei passeggeri. Alcuni di loro, insieme a membri dell’equipaggio, sono riusciti a raggiungere la cabina e a sopraffare fisicamente il copilota mentre l’aereo stava perdendo rapidamente quota. Donald Trump, parlando ai giornalisti nello Studio Ovale, ha riferito che tra coloro che sarebbero intervenuti vi era un passeggero israeliano di professione idraulico che, entrato nella cabina di pilotaggio, avrebbe afferrato i comandi contribuendo a rimettere in assetto il velivolo mentre l’aggressore veniva immobilizzato. Trump ha inoltre affermato che il copilota potrebbe essere stato un terrorista o aver agito per altre ragioni da verificare. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha parlato apertamente di una catastrofe evitata grazie alla reazione delle persone presenti sull’aereo e ha reso omaggio agli “eroi a bordo”, sottolineandone “prontezza, coraggio e intraprendenza”. Dopo l’atterraggio a Tabuk, l’aggressore è stato arrestato dalle autorità saudite. Il dramma vissuto in volo emerge dalle testimonianze dei passeggeri, uno dei quali ha raccontato a CNN di aver pensato di perdere la moglie e il figlio mentre l’aereo precipitava per migliaia di piedi. Un dentista israeliano, Musaev Shota, ha invece detto di essersi precipitato verso la cabina, di aver contribuito a immobilizzare l’aggressore e successivamente di aver prestato soccorso al comandante ferito. Tutti i passeggeri sono sopravvissuti e sono stati successivamente trasferiti verso Israele con un altro velivolo. Resta ora da chiarire che cosa abbia realmente spinto il copilota ad agire e soprattutto quale fosse il suo obiettivo. Ma un dato appare già evidente: a migliaia di metri di quota, in pochi secondi, la reazione del comandante, dell’equipaggio e dei passeggeri, ha trasformato quella che avrebbe potuto essere una catastrofe in un atterraggio d’emergenza conclusosi senza vittime, in gran parte israeliane, che invece hanno contribuito a impedirne il successo. Ma la domanda principale riguarda l’aggressore omanita, il cui status professionale e documentale non è stato reso noto da dettagli completi. Un particolare destinato ad attirare l’attenzione degli investigatori anche perché l’Oman, a differenza degli Emirati Arabi Uniti, non ha aderito agli Accordi di Abramo e non ha normalizzato formalmente le relazioni con Israele. Dunque, come ha fatto il cittadino omanita a salire a bordo di un volo diretto a Tel Aviv a fianco del comandante, essendo per di più armato? “E’ un estremista religioso” ha detto successivamente il comandante di nazionalità indiana. Questa è la chiave che, collegati i particolari noti, spiega la scelta del bersaglio. La tratta Dubai-Tel Aviv non è una semplice linea commerciale. È uno dei simboli più evidenti degli Accordi di Abramo e della normalizzazione tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti. Ogni giorno quel collegamento rende visibile una realtà che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile: la cooperazione economica, turistica e politica tra Israele e una parte del mondo arabo. Per questa ragione, un attacco contro quel volo non sarebbe soltanto un attacco contro un aereo civile, ma contro ciò che quella rotta rappresenta: la possibilità di una cooperazione stabile tra Israele e parte del mondo arabo. Così, qualunque fosse l’intenzione dell’aggressore, il presunto attentato ha immediatamente assunto una dimensione che travalica la cronaca. Nei cieli tra la Penisola Arabica e il Levante non si è giocata soltanto una drammatica vicenda di sicurezza aerea, ma anche una partita che riguarda gli equilibri politici del Medio Oriente contemporaneo.

 

 

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7 commenti su “Flydubai, tragedia sfiorata nei cieli: un passeggero avrebbe salvato il Boeing in picchiata…di Rita Faletti”

  1. Veramente un miracolo. Riuscire a filmare poi tutto tranquillamente dal corridoio con l’aereo in picchiata. E che fortuna per Bibi, con 7 accuse penali, che avvertiva nell’aria un complotto terroristico prima delle elezioni, e nemmeno 24 ore dopo…

    E poi, appunto, come può un pilota omenita volare in Israele, che è vietato?

    E il coltello?

    E l’aereo in picchiata a 425 km/h con l’idraulico che tira su i comandi?

    Proprio un miracolo. Come quello della raf. Di un’agenzia però.

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  2. Quello che non corrisponde alla sua personale interpretazione dei fatti è immancabilmente fake. Attentato terroristico di matrice jihadista e tentato omicidio sono le accuse formali al copilota omanita. Processo penale internazionale per terrorismo e tentata strage sono i capi d’imputazione. Se accertati il soggetto rischia una lunga detenzione in un regime di massima sicurezza. Mica come in Italia che gli attentati terroristici sono attribuiti a malattie mentali e il delinquente la fa franca. Le ricordo che Israele ha sventato diversi attacchi stile 11/9 contro l’occidente.

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  3. Sig Paolo
    Esatto.
    Pensi, in pochi secondi persi 5000 metri di quota (detto nei tg rai), 🤣🤣🤣se un aereo perde 5.000 metri di quota in pochi secondi si disintegra.
    Favola per lo (…….) del villaggio multinomi di questo blog,😂😂😂😂

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  4. Questo potrebbe essere un segnale per tanti altri filo-palestinesi nel mondo, che potrebbero sentirsi spinti ad attivarsi e a dare vita a una guerra atipica, come quella che abbiamo conosciuto negli anni Settanta, attraverso attentati e azioni violente nei Paesi in cui è presente una significativa comunità o presenza israeliana.
    La storia, purtroppo, tende a ripetersi: quando non si riesce a trovare la strada della pace, qualcuno finisce per rispondere alla violenza con altra violenza.
    Chi si trova in condizioni di estrema povertà, senza risorse economiche, senza eserciti e senza grandi poteri alle spalle, può arrivare a scegliere forme di conflitto completamente diverse da quelle tradizionali. È questa, in fondo, la condizione di chi ritiene di non avere più nulla da perdere.
    Il rischio è che un conflitto locale finisca per alimentare una spirale di radicalizzazione e di violenza ben oltre i suoi confini, coinvolgendo persone e comunità sparse in molte parti del mondo. Se si imbocca la direzione sbagliata, le conseguenze possono diventare molto più gravi di quanto si immagini. La storia, purtroppo, lo insegna.

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  5. Che la povertà produca automaticamente il jihadismo è una tesi piuttosto comoda, ma non è così che funziona: la radicalizzazione jihadista non si spiega con il semplice schema «non ho nulla da perdere, quindi mi radicalizzo». Entrano in gioco ideologie, propaganda, processi di radicalizzazione, contesti politici e sociali e organizzazioni strutturate. Confondere povertà, disperazione e terrorismo significa semplificare un fenomeno complesso fino a renderlo praticamente irriconoscibile. “La storia purtroppo lo insegna” ottima chiusa retorica. Ma la retorica non sostituisce l’analisi del terrorismo.

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  6. «In pochi secondi persi 5000 metri di quota, un aereo si disintegra». No. Un aereo non è un bicchiere che cade dal tavolo e si rompe quando arriva a terra. Perdere rapidamente quota non implica di per sé una disintegrazione strutturale: contano velocità, assetto, accelerazioni, carichi aerodinamici e soprattutto le sollecitazioni effettivamente subite dalla struttura. Rida pure, il riso fa buon sangue. Peccato che talvolta abbondi anche nella bocca degli stolti. Lei ovviamente è escluso.

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  7. Espongo quesiti logici e coincidenze paradossali.
    Come dice il sig. Gino, e come affermano esperti da ieri, un aereo a quella velocità di picchiata porterebbe anche a far fluttuare o sbalzare i passeggeri.
    Un pilota, seppur esperto, a quella velocità, rischierebbe con quella manovra di far perdere ali e motori.
    Figurarsi fare i video col telefonino da seduti e tranquilli.
    E ribadisco, pilota omenita diretto a tel aviv, vietato per legge.
    Un coltello, con tutti i controlli che esistono oggi, ed immagino soprattutto per Israele?
    E che coincidenza, Bibi se lo sente nelle ginocchia artritiche, lo afferma ed il giorno dopo accade, proprio in vista delle elezioni e con denunce penali.

    Ma no, Dot.sa Faletti, crediamoci pure, è sicuramente un miracolo.

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