Meloni sempre più distante dall’estrema destra europea: il nodo AfD divide i conservatori

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di Giannino Ruzza

Intanto evidenziamo subito le differenze tra Giorgia Meloni e l’AfD tedesca, perché è soprattutto sulla politica estera che le due posizioni si allontanano nettamente. La presidente del Consiglio continua a sostenere la NATO, l’Ucraina e la linea delle sanzioni contro Mosca, mentre l’AfD è contraria all’invio di armi a Kiev e favorevole a una revisione delle sanzioni alla Russia. È proprio da qui che nasce la distanza politica tra Fratelli d’Italia e il partito tedesco. Meloni, pur appartenendo alla destra conservatrice europea, ha scelto una linea molto più integrata negli equilibri dell’Unione e dell’Alleanza Atlantica. Fratelli d’Italia, infatti, fa parte dei Conservatori e Riformisti Europei, mentre l’AfD si colloca in un’area diversa e più radicale del Parlamento europeo. Le differenze diventano particolarmente evidenti quando si parla di Russia, Ucraina e rapporti con gli Stati Uniti. La leader di Fratelli d’Italia ha più volte ribadito il sostegno italiano a Kiev, mentre l’AfD continua a chiedere la fine degli aiuti militari e un riavvicinamento con Mosca. È su questo terreno che la distanza tra i due partiti appare ancora più marcata. Ma la premier ha le sue belle gatte da pelare all’interno della maggioranza di governo, con  Matteo Salvini che mantiene una linea più dialogante verso Mosca, criticando quella che definisce un’eccessiva “ansia anti-russa”, mentre Roberto Vannacci contesta apertamente la strategia europea di sostegno all’Ucraina e il modo in cui Bruxelles gestisce i rapporti con la Russia. Una differenza non secondaria rispetto alla linea atlantista e filo-ucraina ribadita con forza dalla presidente del Consiglio.

Sul fronte europeo, anche Nigel Farage, leader britannico di Reform UK, ha espresso forti riserve nei confronti dell’AfD, contestando soprattutto al partito tedesco le posizioni troppo vicine alla Russia e a Vladimir Putin, che considera difficili da conciliare con la linea del suo movimento. Reform UK mantiene, infatti, una posizione euroscettica e critica verso la strategia occidentale in Ucraina, ma Farage ha più volte precisato di considerare Putin responsabile dell’invasione, distinguendosi così dalle posizioni più apertamente filorusse presenti nell’AfD.

Altrettanto distante dall’AfD è Emmanuel Macron. Il presidente francese continua a sostenere con decisione l’Ucraina e mantiene una linea molto dura nei confronti della Russia, giudicata una minaccia per la sicurezza europea. In Francia, però, il quadro della destra è più articolato: Marine Le Pen e il Rassemblement National hanno progressivamente preso le distanze sia da Mosca sia dall’AfD, pur mantenendo una posizione più prudente rispetto a Macron sul sostegno militare e finanziario a Kiev. Di segno opposto la posizione di Éric Zemmour, fondatore e leader di Reconquête!, formazione della destra nazionalista francese. Zemmour guarda con maggiore favore alla crescita dell’AfD e ne condivide diverse battaglie, soprattutto sui temi dell’immigrazione, dell’identità nazionale e della critica all’establishment europeo.

L’AfD, invece, trova sponde ben più favorevoli negli Stati Uniti. Donald Trump ha salutato con entusiasmo il recente successo elettorale del partito in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore, attribuendolo anche alla crescente insofferenza verso le politiche migratorie tedesche e arrivando a parlare di una forza “in ascesa”. Ancora più esplicito Elon Musk, che da tempo manifesta simpatia per l’AfD e che dopo il voto si è congratulato direttamente con Alice Weidel con un secco “Gut gemacht!”, “Ben fatto”. Le prese di posizione di Trump e Musk mostrano quanto il quadro resti tutt’altro che uniforme. Da una parte c’è chi guarda all’AfD come a una forza destinata a pesare sempre di più negli equilibri europei; dall’altra, leader come Meloni e Farage mantengono le distanze soprattutto sulla politica estera e sul rapporto con Mosca.

Per Giorgia Meloni la sfida è quindi doppia: consolidare il proprio ruolo nella destra conservatrice europea senza farsi trascinare sulle posizioni più radicali dell’AfD e, allo stesso tempo, tenere insieme una maggioranza italiana nella quale non mancano voci critiche verso Kiev e più disponibili al dialogo con la Russia.  La libertà può attendere.

 

 

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10 commenti su “Meloni sempre più distante dall’estrema destra europea: il nodo AfD divide i conservatori”

  1. In tutta questa analisi, manca il fatto che qualcuno avrà pur votato afd, soprattutto per il tema Ucraina.
    Come ad esempio in germania c’è forte contrarietà alla militarizzazione in corso, alla leva dei giovani e via dicendo.
    Ma forse non è importante cosa pensano le persone, infatti qui si spendono miliardi ma a nessuno è stato chiesto nulla, l’importante è che l’afd sia fatta fuori, perché macro è dalla parte giusta anche se gli darebbero tutto un calcio al centro, chi viene votato invece deve essere eliminato.

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  2. Sig. Paolo, sono d’accordo con quanto detto, quando ai satanisti qualcosa non va bene allora diventa tutto estremo e quindi da eliminare. Di solito come già visto chi scomodo va eliminato o criminalizzato.
    L’altra differenza che Ruzza non dice è che Alice Weidel non è lady Aspen come la nostra Giorgia e non fa neanche le sfilate come una showgirl a
    Milano Faschion Week.
    Gli altri leader europei (cioè gli sniffatori seriali) neanche a nominarli che già fanno pena così come sono.

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  3. Sig. Tonino, questa è la decantata democrazia di cui si vanta il moderno occidente moralizzatore. Spread, blocco dei contributi, sanzioni, ripetizione dj elezioni, e oplá, arriva il giusto rappresentante di governo, che comunque nulla potrà decidere se non all’interno dello stretto recinto di regole dell’euroreich.
    Come leggevo, adesso i sinistri non danno più della fascista alla meloni ma a vannacci, c’è sempre questo problema di cui si devono occupare, in tema di estremizzazione. Fra un po’ la Meloni passa a sinistra, arrivasse qualchno stile afd.

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  4. @Paolo, nessuno nega che l’AfD sia stata votata da milioni di tedeschi e che quel consenso politico debba essere preso molto sul serio. Il punto, però, è un altro: non possiamo automaticamente concludere che chi vota AfD lo faccia soprattutto per l’Ucraina, il riarmo o la leva. Nel voto pesano anche immigrazione, economia, costo della vita e soprattutto una fortissima insoddisfazione verso i partiti tradizionali. E anche sull’Ucraina i tedeschi sono molto più divisi di quanto lasci intendere il suo commento: l’ultimo Deutschland Trend rileva che oltre la metà considera adeguato l’attuale sostegno militare a Kiev o vorrebbe addirittura aumentarlo, mentre poco più di quattro su dieci ritengono che si stia facendo troppo. Nell’Est e tra gli elettori AfD, invece, prevale nettamente la posizione contraria. Quanto al fatto che “a nessuno sia stato chiesto nulla”, la Germania, come l’Italia, è una democrazia rappresentativa: i cittadini eleggono il Parlamento e sono gli organi eletti ad assumere le decisioni politiche. Questo non significa ignorare l’opinione pubblica, ma neppure che ogni scelta debba essere sottoposta a referendum. Infine una cosa è riconoscere il peso elettorale dell’AfD, altra cosa è sostenere che debba necessariamente entrare al governo. Anche gli altri partiti sono stati votati e hanno pieno diritto di decidere con chi formare o non formare una maggioranza.

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  5. Signor Spinello, appurato che tra noi non c’è legame di parentela, ricordi di rivolgersi all’interlocutore come esattamente l’interlocutore si rivolge a lei, con rispetto.
    A parte gli insulti, che lascio volentieri a chi li usa, il mio articolo parlava di politica estera e delle differenze concrete tra Giorgia Meloni e l’AfD. Alice Weidel è oggi una delle due leader federali dell’AfD insieme a Tino Chrupalla, e il suo partito sostiene posizioni molto diverse da quelle del governo italiano soprattutto su Russia, Ucraina e sanzioni. Questo è il punto dell’articolo. Definire qualcuno “Lady Aspen”, parlare di “sfilate da showgirl” o liquidare altri leader europei come “sniffatori seriali” non aggiunge invece alcun elemento alla discussione. Se ci sono fatti, dichiarazioni o scelte politiche da contestare, discutiamone. Gli epiteti possono essere coloriti, ma non sostituiscono gli argomenti. Le pare?

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  6. Ruzza a parte che parlavo con Paolo riferendomi al suo commento e non a quello che ripete la Tv in €urovisione, la sua permalosità mi è sembrata troppo esagerata. Ma di quali insulti parla?
    Lei non parlava di politica estera, Lei parlava come parla il quadrunvirato: Burnham, Macron, Merz e Meloni è un mina vagante pronta ad essere rimpiazzata da Vannacci e che comunque fa parte degli unici superstiti al tramonto e al declino del satanico Ordine Mondiale di cui sono gli unici servi rimasti. Cioè difesa dell’Ucraina per continuare i vari affari e fedeltà alla Wermacht di Bruxelles che insabbia tutto. Si, quel covo di nazisti che Trump combatte e che Putin è costretto suo malgrado a fronteggiare di nuovo questo rigurgito umano.
    Sugli sniffatori seriali è tutto documentato specie su quel famoso treno che andava a Kiev (la Meloni non c’era) e che i giornalisti entrando li hanno sgamati. Il mainstream come al solito ha insabbiato tutto e siamo andati a Kiev per la sfilata mediatica proclamando quanto siamo cazzuti. Quindi se chi ci governa sono dei drogati quante aspettative posso nutrire che queste figure possano risolvere problemi creati da loro stessi ed essere incisivi quando ormai i problemi sono più grandi di loro?
    Ora se Lei si sente offeso posso solo dire che non era nella mia intenzione offenderLa e per questo non mi sento in colpa, ma rimane un suo problema se considera un insulto il mio commento atteso che tanti altri suoi articoli sono faziosi e offendono l’intelligenza altrui.

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  7. Dot.re Ruzza, è vero che non abbiamo il dato reale su afd.
    Ma se un partito propone la normalizzazione dei rapporti con la Russia ed il blocco degli aiuti economici, insieme a tutto il resto, e lei non fosse d’accordo sul blocco e sul resto si, lo voterebbe?
    Merz non sarebbe il caso che, visto l’andazzo, si dimettesse?
    Ed invece ammiro questi politici, anche Macron. Stoicamente rimangono li, si sacrificano per il bene del paese, lo dichiarano pure, quando è palese che non li vuole più nessuno. Non che la Le Pen sia meglio, un’altra del sistema. Finta opposizione che vota per l’aborto in costituzione…
    E da noi, invece, qualche marchetta, e sono tutti contenti e tutto procede.
    Il collante per questa Ue è solo l’ucraina. Senza questo scopo, è finita. Lo sappiamo tutti, lo dicono gli analisti, è questione di tempo. Perché se anche riuscissero a trascinarci in guerra, sono dell’idea anch’io che durerà veramente poco, e credo che anche da noi nessuno partirà per qualcosa in cui non crede, come in Germania.
    Meno male che ci sono gli estoni…

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  8. Va riconosciuto a Giorgia Meloni che, malgrado le difficoltà e le tensioni interne alla maggioranza, ha mantenuto una linea internazionale coerente, evitando di farsi trascinare sulle posizioni più radicali e cercando di conservare credibilità nei rapporti con gli alleati.
    Il punto critico, però, è strategico: la coerenza da sola non basta. Per un Paese come l’Italia sarebbe importante costruire una rete più solida di alleanze e convergenze con altri Stati europei, soprattutto sui grandi dossier che riguardano sicurezza, economia, energia e politica estera. Non cercare con sufficiente decisione queste convergenze rischia di lasciare l’Italia troppo spesso in una posizione isolata o subordinata alle scelte altrui.
    In altre parole, Meloni può anche aver mantenuto una linea corretta e pragmatica, ma la vera sfida sarebbe trasformare questa credibilità in maggiore capacità di incidere sulle decisioni europee.

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