
RAGUSA, 22 Giugno 2026 – Le ombre sulla gestione della sanità pubblica nella provincia iblea si fanno sempre più fitte, trasformandosi in un caso di rilevanza sociale e giuridica che chiama in causa il diritto costituzionale alla salute. Al centro della bufera finisce l’Azienda Sanitaria Provinciale (Asp) di Ragusa, accusata dal Comitato Civico “Articolo 32” di operare in aperta e sistematica violazione delle leggi dello Stato, ignorando i decreti sui tempi massimi delle prestazioni mediche e negando persino il diritto di accesso agli atti ai cittadini che richiedono trasparenza.
La denuncia scaturisce da una netta e preoccupante discrepanza tra le direttive del Ministero della Salute e la prassi quotidiana degli uffici prenotazioni del territorio ragusano. Già nel dicembre del 2024, una nota ministeriale aveva messo nero su bianco la gravità della Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno (OSAS), definendola espressamente un problema di notevole impatto sanitario, sociale ed economico. Dal dicastero romano si avvertiva chiaramente che le ripercussioni di una diagnosi spesso tardiva, e del conseguente mancato trattamento di questa sindrome, determinano un diretto aumento di morbilità e mortalità nella popolazione, un incremento dei costi sanitari per il trattamento delle comorbidità cardiovascolari e metaboliche, nonché un maggior rischio di incidenti stradali ed infortuni sul lavoro.
A fronte di questo quadro clinico allarmante, la realtà pratica con cui si scontrano i pazienti si rivela un muro di gomma istituzionale. L’ultimo caso emblematico riguarda la signora T.M.G., residente a Vittoria. Lo scorso 18 maggio, sulla base delle indicazioni ministeriali, il suo medico curante le ha prescritto una “polisonnografia con elettrenfalogramma” indicando un tempo massimo di esecuzione di 60 giorni. La risposta dell’azienda sanitaria è stata però spiazzante: la prima data utile è stata fissata per il 16 marzo 2027, procrastinando l’esame diagnostico di ben dieci mesi rispetto al limite terapeutico e legale. Di fronte alle formali richieste della paziente di anticipare i tempi nel rispetto dei termini di legge, la direzione sanitaria ha opposto risposte che il Comitato definisce stucchevoli, ponendosi in palese contrasto con il Decreto Legislativo 124/1998, il quale disciplina rigidamente il diritto del cittadino a ottenere le prestazioni entro i tempi massimi stabiliti dal medico.
Quello della signora di Vittoria non è purtroppo un episodio isolato, ma l’ennesima conferma di una tendenza consolidata. Documenti alla mano, il Comitato Civico segnala che nei giorni scorsi la medesima sorte e lo stesso rigetto sono toccati ai pazienti Z.F. e G.M.C., entrambi residenti a Modica e affetti dalla stessa identica patologia respiratoria. Una condotta che, per la sua frequenza e uniformità, non può più essere archiviata come un semplice disservizio occasionale legato alla carenza di personale, bensì come una violazione sistematica della normativa vigente. A questo si aggiunge un ulteriore elemento di opacità: l’azienda sta deliberatamente ignorando le istanze di accesso agli atti, impedendo di fatto ai cittadini di verificare i criteri di gestione delle liste e i motivi di tali ritardi.
L’interrogativo sollevato dall’opinione pubblica e dalle associazioni di tutela è chiaro: con quale autorità una direttiva interna o una prassi aziendale può vanificare e calpestare una Legge dello Stato? Secondo Rosario Gugliotta, presidente del Comitato Civico Articolo 32, la situazione ha ormai superato il livello della tollerabilità burocratica. L’appello conclusivo dei rappresentanti dei malati si sposta adesso sul piano giudiziario, invocando un’ispezione immediata delle autorità competenti. Diventa infatti fondamentale che la Magistratura e gli organi di controllo pongano con urgenza la dovuta attenzione a ciò che sta accadendo all’interno dei presidi dell’Asp di Ragusa, poiché la gestione dei tempi d’attesa rischia di trasformarsi in una negazione del diritto universale alle cure.



1 commento su “Un servizio sanitario fuori legge? Il caso delle liste d’attesa all’Asp di Ragusa”
Ai bei tempi della pandeminkia, gli ospedali affiggevano circolari per millantati obblighi, così come la p.a., le scuole, mascherine sui bambini fino ad arrivare a privati, anche volendo giustificare, pure dopo la scadenza di “emergenze” o la cessazione di dpcm.
Le circolari non hanno alcun valore di legge, però venivano esposte ed onorate come se fossero i dieci comandamenti.