
POZZALLO, 09 Giugno 2026 – Pozzallo ospiterà dall’11 al 13 giugno il Forum Sindacale Euromediterraneo promosso dalla Fillea Cgil, dedicato alle condizioni dei lavoratori migranti nel settore delle costruzioni. L’iniziativa nasce dalla crescente presenza di manodopera straniera nell’edilizia italiana, che oggi rappresenta quasi il 40% degli operai iscritti alle Casse Edili.
Al centro del dibattito ci saranno i temi della sicurezza sul lavoro, della formazione, del contrasto allo sfruttamento e al caporalato, oltre al ruolo dell’integrazione per garantire diritti e qualità del lavoro nei cantieri. Durante i tre giorni di lavori si confronteranno rappresentanti sindacali provenienti da diversi Paesi dell’area euromediterranea, esponenti delle istituzioni, studiosi ed esperti di politiche migratorie.
Tra gli appuntamenti principali, le sessioni dedicate alle tutele dei lavoratori migranti, alle esperienze internazionali di sindacalizzazione e alle strategie per ripensare le politiche di accoglienza a livello nazionale e internazionale. La manifestazione si concluderà con la presentazione di un documento sindacale condiviso dell’area euromediterranea.
Secondo il segretario generale della Fillea Cgil Antonio Di Franco, la tutela dei lavoratori migranti rappresenta una sfida decisiva non solo per il settore delle costruzioni, ma anche per il futuro della coesione sociale, dei diritti e dell’integrazione in Italia e in Europa.



2 commenti su “Forum Euromediterraneo a Pozzallo: edilizia, migrazioni e diritti al centro del confronto internazionale”
Quella a destra nella vignetta sarebbe una muratora, una carpentieratrice, una falegnama? Se ne vedono assai…
Considerando che quasi il 40% degli operai è straniero, ne consegue che il restante 60% è rappresentato da lavoratori italiani. Quando si affronterà il tema della tutela di questa maggioranza? L’edilizia non dovrebbe garantire parità di trattamento per tutti? Al di là delle posizioni ideologiche e della ricerca di consensi, sarebbe opportuno che il sindacato ricordasse che a ogni diritto corrisponde un dovere. In particolare, andrebbe spiegato a chi riceve sussidi statali che lavorare in nero pur di non perdere l’assistenzialismo costituisce un reato. Mi auguro, infine, che a un prossimo incontro partecipino anche le imprese e le associazioni di categoria per un confronto completo.