“Cara Modica, basta con l’ordinaria amministrazione. Serve un’amministrazione straordinaria”

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Editoriale
a cura del Direttore di RTMNews, Giorgio Caruso

C’è un momento, nella vita di ogni amministrazione, in cui le parole smettono di bastare. Quel momento, per Modica, è adesso.
La verifica politica in corso, il rimpasto di Giunta che si annuncia, con quella liturgia tutta italiana fatta di segnali, smentite, retroscena e comunicati stampa, non può rischiare di essere l’ennesima occasione sprecata.
Non deve essere un rimescolamento di carte che lascia il mazzo identico, un cambiamento di facce che non cambia nulla di sostanziale.
Lo abbiamo già visto altre volte. Sappiamo come va a finire.
Invece, questa volta, vogliamo crederci ancora.
O almeno provare a crederci.

Oggi il problema non è “chi” siede o siederà in Giunta, ma “perché” siede o siederà.

Modica non ha bisogno di persone che abbiano trovato nell’assessorato un traguardo personale, un riconoscimento, una poltrona da difendere.
Ha bisogno di persone che la mattina si alzino con un pensiero scomodo in testa: cosa resterà, tra dieci anni, di quello che ho fatto per questa città?

Ci vuole qualcuno capace di guardare negli occhi non chi potrà dargli un voto, ma i bambini che ancora non possono votare.
Perché è per loro (e soltanto per loro) che il mandato amministrativo può avere senso.
È per le strade che percorreranno, per le scuole in cui cresceranno, per la città che troveranno o non troveranno quando sarà il momento di scegliere se restare o andarsene.
Questa distinzione non è retorica. È la bussola che manca.

Chi governa pensa troppo spesso al prossimo turno elettorale.
Chi amministra, invece, dovrebbe pensare alla prossima generazione.

Lo diciamo senza acrimonia personale.
Chi scrive continua a nutrire stima nei confronti della Sindaca Maria Monisteri, prima donna alla guida di questa città. E questo non è un dettaglio, è un fatto che ha un peso storico.
Ma proprio per questo, proprio perché c’è stata una rottura simbolica con il passato, vogliamo ancora sperare in una rottura anche nella sostanza.
Una visione. Una direzione. Concreta, reale, ma che parli di futuro.

Prim’ancora delle persone, è la città che conta.
La sua logica di sviluppo. La gestione dell’oggi che costruisce il domani, non che lo rinvia.

Il futuro di Modica non può essere un esercizio da campagna elettorale, da convegno estivo, da slide presentata e poi dimenticata in un cassetto. Va condiviso con i cittadini. Va perseguito con le scelte, anche (soprattutto!) quelle che fanno male, anche quelle che nessuno applaude, anche quelle che costano consenso nel breve ma, nel tempo, ridanno dignità alla città.

Serve il coraggio delle scelte impopolari. Quello che distingue chi amministra davvero da chi occupa una poltrona.

Non servono persone che si arroccano nelle proprie convinzioni pensando che il proprio titolo li metta al riparo dal confronto.
Non servono imitatori di questo o quel politico nazionale, copisti di modelli altrui calati su una realtà che ha le sue specificità, le sue ferite, le sue potenzialità irrisolte.
Servono persone che si siedano attorno a un tavolo (si badi bene: un tavolo vero, non una passerella!) e decidano insieme cosa vuole diventare Modica.
Persone capaci di cambiare le cose pensando diversamente, non di mantenere il proprio status adeguandosi al pensiero dominante.
Persone che quando parlano di “Comune” intendano il bene comune, non il palazzo.

C’è ancora qualche speranza.
Lo diciamo senza ironia. Lo diciamo perché questa città lo merita e perché, nonostante tutto, ci sono energie genuine, persone oneste, idee che aspettano solo di trovare spazio.
Ma quella speranza va coltivata adesso. Non tra sei mesi. Non alla prossima campagna elettorale.

E quindi questo appello non è solo per la Giunta, non è solo per il Consiglio comunale: è per tutti!
Per i Parlamentari nazionali e regionali di questo territorio (ampiamente inteso!) troppo spesso osservatori e spettatori, più o meno disinteressati.
Per le tante eccellenze e personalità che da questa città hanno ricevuto istruzione, formazione, educazione e che oggi brillano in vari contesti nazionali. Quella “terra natìa” che avete lasciato e che venite a rivivere in estate e nelle feste comandate, ha bisogno di voi, di ciò che siete oggi e di ciò che, nei vostri ruoli, potete fare.
Per le associazioni che a volte preferiscono il rumore alla proposta.
Per i movimenti che nascono con slancio e si esauriscono in una foto.
Per gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani e per le realtà del terzo settore che hanno competenze preziose e meriterebbero ascolto vero.
Per i singoli cittadini che si lamentano sul divano e poi disertano le urne.

Modica si rialza solo se ci rialziamo tutti insieme.
Non ognuno per sé, ognuno col proprio orticello, ognuno con la propria bandierina piantata.

Concludiamo, nessuno ne abbia a male, con l’invito ad una sola cosa. La più difficile, forse.
Quella che nessuno vuole sentirsi dire ma che tutti, in fondo, sanno essere vera: a volte la scelta più coraggiosa, e più utile, che si possa fare per questa città è avere l’umiltà di fare un passo indietro, per permettere a Modica di farne due avanti.

(Ps. Se qualcuno pensa che questo sia un invito alle dimissioni rivolto al Sindaco o a qualcuno nello specifico, è pregato di rileggere da capo il testo. Grazie!)

Il Direttore

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5 commenti su ““Cara Modica, basta con l’ordinaria amministrazione. Serve un’amministrazione straordinaria””

  1. Direttore, trovo le sue riflessioni di grande saggezza, in particolare per quanto riguarda la prima parte del suo ragionamento. Non è infatti più tollerabile proseguire secondo la logica del cambiare tutto per non cambiare nulla. Anche se non viene esplicitato, emerge chiaramente come l’azione amministrativa sia ormai fine a se stessa, priva di una reale visione o, forse, della capacità strutturale di incidere sul presente figuriamoci sul futuro, schiacciata da una ricerca di visibilità che prevale sul senso di responsabilità che dovrebbe guidare chi amministra.
    Condivido pienamente il suo richiamo alle future generazioni, ai nostri figli e nipoti che erediteranno gli effetti di scelte finanziarie e gestionali purtroppo improvvide fatte in questi ultimi 15 anni.
    Nonostante una parte della cittadinanza modicana mostri ancora disinteresse, saranno proprio i nostri figli a pagare il prezzo del dissesto che rischiamo di lasciare. Di fronte a questa prospettiva formulo un severo giudizio etico: l’attuale compagine amministrativa mostra una costante e talvolta frivola ricerca di protagonismo istituzionale che stride fortemente con la gravità del momento corrente.
    Esprimo invece un rispettoso dissenso sulla sua lettura del valore simbolico legato all’elezione della Sindaca Maria Monisteri Caschetto. Al di là del dato storico di essere la prima donna alla guida di Modica, ritengo che la sua ascesa sia da ricondurre essenzialmente a una precisa continuità politica dettata dal suo predecessore, più che a una reale svolta simbolica o culturale.
    L’unico vero atto di discontinuità, purtroppo risoltosi in un binario morto, è stato la dichiarazione di dissesto finanziario, che ha inevitabilmente aperto forti tensioni con la precedente amministrazione. Resta il fatto che tale scenario era stato fermamente negato durante la campagna elettorale, ignorando i ripetuti e fondati allarmi sollevati da altre forze politiche. Un atto di tale portata avrebbe richiesto un’assoluta e rigorosa assunzione di responsabilità; al contrario, assistiamo a proclami altisonanti cui fa da contraltare una gestione che prosegue con le medesime modalità che hanno preceduto il default.
    Concordo con lei, Direttore, sul fatto che Modica abbia urgente bisogno di amministratori orientati al bene comune e al lungo periodo, capaci di rinunciare al consenso immediato e alle ambizioni personali. È indispensabile un confronto autentico tra istituzioni, associazioni, imprese, professionisti e cittadini per ridefinire il futuro della città. Dissento, tuttavia, sulle tempistiche e sulle modalità di uscita da questa crisi.
    L’appello alla rinascita deve certamente coinvolgere tutta la comunità, comprese le eccellenze modicane che vivono fuori territorio ma mantengono saldo il legame con le proprie radici. Ciononostante, ritengo che il ricorso a nuove consultazioni elettorali immediate rischierebbe solo di replicare le stesse dinamiche che hanno condotto a questo stallo.
    Il suo invito finale all’umiltà e al senso di responsabilità è condivisibile: talvolta il gesto più nobile per il bene della collettività è fare un passo indietro. Credo però si debba essere ancora più espliciti. Le dimissioni non vanno semplicemente auspicate, ma dovrebbero nascere da un’autentica presa di coscienza dei diretti interessati. Per queste ragioni, reputo necessario il passaggio a una gestione commissariale di nomina governativa. Solo un’amministrazione straordinaria e terza potrà, nell’arco di qualche anno (speriamo non oltre un decennio), ripristinare il rispetto delle regole, risanare i bilanci e impostare un modello operativo responsabile ed equilibrato, lontano dalla supponenza che ha caratterizzato quest’ultimo periodo.
    È probabile che, come spesso accade, seguiranno commenti volti a strumentalizzare politicamente il dibattito o a deviare il fulcro del ragionamento. Da parte mia, scelgo di mantenere il confronto sul piano del mutuo rispetto, un valore che auspico sia condiviso da tutti. Desidero ringraziare sentitamente la Redazione di RTM News per aver offerto questo spazio di libera espressione. Potersi confrontare apertamente è un esercizio di democrazia: un principio fondamentale che alcuni sembrano sottovalutare, ma che abbiamo il dovere di difendere con assoluta fermezza.

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  2. È il solito articolo, per fortuna, intriso di saggezza e speranza. Speriamo che un giorno questo pensiero possa trasformarsi in realtà. Insistere è cosa buona e giusta.

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  3. Mi conforta prendere atto che esistono ancora persone che dotate di onestà intellettuale, capacità critica, libertà di pensiero, senso di responsabilità e vero amore per il proprio territorio sentono il bisogno di uscire allo scoperto per cercare di svegliare quelle coscienze sopite dominate dal superfluo e controllate da chi vuole mantenere o realizzare un proprio tornaconto personale. Purtroppo il sistema tattico adottato dai più è offrire protezione, caramelle e distrazioni varie per far sì che la maggior parte delle persone non si fermi a riflettere sulla realtà delle cose, sull’ incapacità, l’interesse e il soddisfacimento personale di chi ci governa o amministra. E sono proprio queste ultime caratteristiche che provocano quei disastri che tutti noi siamo poi costretti a subire e, cosa più grave, a trasmettere alle nuove generazioni che di noi si sono fidate. Sono e sono sempre stata convinta che è più facile comandare che governare o amministrare proprio perché l’ imparzialità, la conoscenza, l’ obiettività, l’ impegno, la dedizione, il raggiungimento del bene comune e la creazione di un buon terreno su cui seminare un futuro degno di essere vissuto non è cosa che si possa fare così facilmente. È necessario educare e informare con convinzione, essere dotati di serietà e onestà pur sapendo che così facendo si rischia di diventare invisi e impopolari! Un grazie a Piero e al direttore Caruso.

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  4. Il bue e l'asinello

    Aspetta e spera. Business per loro, feste per le masse. Il resto bla…..bla……bla….

  5. È incredibile oggi leggere che la maggioranza, i suoi assessori e la Sindaca pensino bene di attaccare coloro che li stanno criticando. E precisamente attaccano i consiglieri della Nuova Democrazia Cristiana, Nigro & co., accusandoli… sentite, sentite!… di essere stati gli artefici del disastro finanziario di Modica. Attaccano i loro ex compagni di merende, dimenticandosi che fino all’anno scorso erano compari e allineati. Non ci posso credere: la Sindaca era Assessore nelle precedenti giunte con il Sindaco Abbate e oggi ripudia tutto; c’è veramente da restare basiti a sentire certe cose.
    Vogliamo rammentare alla Sindaca che durante la campagna elettorale, addirittura durante un confronto con l’altra candidata, la dottoressa Castello, che le evidenziava quello che era già più che evidente, lei non solo negava l’evidenza, ma pensava bene di usare parole offensive verso la controparte (qualcuno non ha dimenticato).
    Eletta in pompa magna ed entrata a Palazzo San Domenico, dubito che abbia preso reale consapevolezza della situazione. Litigando con Abbate per la “dovuta” dichiarazione del dissesto, di cui, evidentemente, neppure comprende la gravità, oggi non accetta nemmeno le critiche alla sua superficialità, arrivando ad attaccare l’opposizione dei suoi ex compari e accusandoli di quello che lei stessa ha contribuito a determinare.
    C’è da sbalordirsi per questi comportamenti irresponsabili. In un frangente come questo, invece di chiedere scusa e dimettersi, la Sindaca inizia il “teatrino” (come lo chiamano i loro stessi compari) e rilancia. Ma cosa rilanciate? Non vi rendete conto del disastro? Ancora tentate di glissare sui fatti e vorreste andare avanti.
    D’altra parte, chiederei al PD di non accettare compromessi e di orientarsi immediatamente verso una gestione commissariale esterna, come alcuni hanno già evidenziato in questi giorni.
    Questo passa da comunicazioni e denunce che devono urgentemente essere valutate dagli organismi ministeriali per l’avvio di una procedura controllata. Per il PD, mettersi in mezzo vorrebbe dire farsi massacrare per un disastro nel quale non ha alcuna responsabilità, se non quella di non aver fatto saltare il tavolo tanto tempo addietro.
    Sono sicuro che gli assessori o i loro compari leggeranno queste parole e potranno rendersi conto dello scacco matto.

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