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Sulle ceneri della DC, la nuova DC di Abbate… di Domenico Pisana

L’OSSERVAZIONE DAL BASSO
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Si è svolto ieri a Modica, presso l’Hotel Borgo Don Chisciotte, il Primo Congresso Provinciale della Democrazia Cristiana. Sì, il primo. Perché nel 1994, dopo Tangentopoli e la caduta delle ideologie, si è avuta la fine dei partiti tradizionali ed è venuta meno nel nostro Paese la cultura politica quale elemento di progettualità e di indirizzo della realtà. La cultura popolare democratico-cristiana, la cultura socialista riformista e la culturale liberale hanno lasciato il posto ad un bipolarismo nel quale i partiti sono scomparsi, nonostante ancora si parli sempre di destra, centro e sinistra.
A farsi sostenitore della rinascita della DC nell’area iblea è l’on. Ignazio Abbate, che è approdato a Palermo a seguito di un percorso di impegno politico di lungo tempo in terra iblea: è stato consigliere provinciale, poi sindaco di Modica, e in questi anni l’immagine che ha dato di sé è stata quella di un politico tenace, caparbio, decisionista, accentratore e poco democratico per gli avversari, sempre pronto ad intervenire sul campo senza guardare tempo da spendere e provenienze politiche. E difatti egli stesso non ha guardato la sua radice politica, innestata nella sinistra, allo stesso modo di qualche altro deputato ibleo che, provenendo da una cultura liberale, è andato a sinistra.
Ma agli elettori il passato sembra interessare poco, quel che per loro vale è la capacità di portare a soluzione i problemi della collettività. Ma, come diceva Primo Levi “non c’è futuro senza memoria”, e la memoria è importante perchè aiuta a non far ripetere gli errori commessi.
Una vecchia DC che la città di Modica ricorda è quella uscita dalle elezioni del 12 maggio del 1985, allorché subì un calo di 5.000 voti rispetto al 1980, perdendo 9 consiglieri comunali e attestandosi su un numero di 15:

“Nonostante la sconfitta, la Dc rimaneva, comunque, sempre il primo partito con il 35,4 %, mentre il Pci riportava 6.748 voti (21,0%), ottenendo 9 seggi e perdendo voti a vantaggio del Psi che, con i suoi 6.917 voti (21,7%), conquistava anch’esso 9 seggi in Consiglio comunale. L’onda negativa per la Dc modicana continuò anche alle elezioni provinciali e nazionali, poiché prendeva sempre più piede, a livello nazionale, il craxismo, divenuto il vero ago della bilancia della politica italiana. La Dc modicana fece registrare un netto calo alle elezioni provinciali, raccogliendo 11.120 voti e portando in consiglio Salvatore Iacono, uomo vicino al deputato regionale Avola, mentre il Pci eleggeva Giuseppe Sammito e Giuseppe Giannone, riportando 6.928 voti; anche i dissidenti della Dc, confluiti nel Cdu, riuscirono ad ottenere un buon piazzamento, attestandosi sui 3.289 voti”. (1)

All’on. Abbate spetta ora il compito di ricostruire la nuova DC, che faccia dimenticare quella degli anni ‘80 e ‘90 , anni in cui il partito scudocrociato

“non accennava a riprendersi e continuava ad attraversare un profondo malessere. Era, a torto o ragione, contestato, accusato, specie da parte del mondo giovanile, ed oggetto di disaffezione anche quando la città si era già resa sempre più conto del fallimento dell’alternativa di sinistra. Certamente il bubbone che aveva distrutto, in quel periodo, la Dc in provincia, e in particolare a Modica, era stato il sistema delle correnti interne. Si capiva bene che la Dc era un partito grosso, la cosiddetta “balena bianca” e, quindi, la presenza delle correnti era considerata una cosa normalissima ed uno strumento di garanzia della democrazia interna”(2).

In quel tempo, nella Dc di Modica le correnti erano degenerate in “gruppi di potere”, “centri in cui prevaleva la tesserocrazia: chi aveva più tessere contava e comandava, il resto, e cioè la trasparenza, la “meritocrazia”, il valore, l’impegno e le capacità delle persone avevano un valore relativo.
“Dei 1.600 soci tesserati che, tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni’90, la Dc di Modica poteva contare, erano pochi quelli che spontaneamente davano la loro adesione e pochi quelli che ritiravano e pagavano personalmente la tessera. Alcuni non sapevano, a volte, neanche di essere tesserati”(3).

La DC di Modica venne infatti commissariata e venne presentata, dal segretario cittadino pro tempore, al primo commissario provinciale della Dc, on. Lello Rubino, il 10 ottobre del 1985, una relazione in cui si affermava, tra l’altro: “il Partito non ha saputo e potuto unirsi attorno ad alcuna seria progettazione politica, di talché la Dc ufficiale non ha tenuto un concorde atteggiamento, appalesandosi all’esterno con comportamenti talvolta incoerenti o contraddittori, con scarsi contatti con le categorie e con gli stessi rappresentanti del partito designati nei vari organismi” (4).
La DC iblea di quel periodo “Appariva un partito lontano dai problemi della gente, chiuso in se stesso nella gestione del potere, si era ridotta insomma, nonostante la buona volontà e l’impegno di pochi che avrebbero voluto rinnovarla, ad un partito fantasma privo di una organizzazione interna: non esisteva infatti un movimento femminile né quello giovanile, non esistevano (una volta per contrasti interni, un’altra volta per veti commissariali) le sezioni di quartiere; i dipartimenti, tranne qualcuno, erano sulla carta; si erano affievoliti i rapporti vitali e costanti con le varie categorie di commercianti, artigiani, imprenditori, organizzazioni sindacali, sportive, sociali e culturali e cattoliche”. (5)

Certamente, la nuova DC dell’on Abbate non ha nulla a che fare con il passato, ma avrà il compito di rifondare quel partito che negli ideali dei suoi fondatori non è mai morto, né ne suoi valori di libertà e di democrazia dei suoi Padri costituenti. Oggi è necessario che un partito che si ispira ai valori del cattolicesimo si mostri in grado di aprire una nuova stagione di impegno che si muova almeno in alcune grandi direzioni: il lavoro, la solidarietà, la rifondazione etica della politica, la cultura e il turismo.
Sul versante del lavoro occorre la realizzazione di uno spazio Euro-mediterraneo per sostenere un modello di crescita equilibrato in tutta la Regione; sul versante della solidarietà c’è una idea centrale a cui non si può rinunciare, e precisamente all’idea che nell’attività economica il fine ultimo dell’azione non può essere l’impresa o il profitto sic et simpliciter, ma l’interesse generale, la persona e il cittadino: i principi di solidarietà e di sussidiarietà sono i due pilastri fondamentali per promuovere la dignità dell’uomo.
E’ altresì urgente la elaborazione di un “Patto sociale” per affinare i modelli di erogazione dei servizi, dalla sanità alla scuola, dall’assistenza sociale all’integrazione vera dei cittadini extracomunitari, per una coesione sociale che rafforzi la vivibilità del territorio siciliano e delle singole realtà locali.
Infine il versante di una ri-fondazione etica della politica e di una visione della cultura intesa come capacità di interpretare le problematiche del nostro tempo in un quadro di interazione con il turismo.
Ci auguriamo una nuova DC iblea capace di mostrarsi in grado di formare una nuova generazione di politici, che siano capaci di ridisegnare in modo nuovo “il significato della politica”, avviando nuovi processi di educazione alla cultura politica.
Ci auguriamo una nuova DC capace di porre in essere l’altra faccia della politica, quella in grado di smentire, con i fatti, tutte quelle persone che si sono ormai rassegnate a pensare che la politica non è altro che ricerca di potere, e pertanto ha un volto diabolico in quanto la smania del potere induce al ricorso di qualsiasi mezzo, anche il più scorretto e disonesto, pur di conquistarlo e mantenerlo.
Ci auguriamo una nuova DC che sappia testimoniare l’altra faccia del potere, quello cioè che non si fa servire ma che, al contrario, viene esercitato come servizio all’intera comunità, allo Stato in quanto garante del bene comune, alla propria Regione, città o Provincia; quello che evita il dominio sugli altri, il loro asservimento e sfruttamento, il ricorso all’inganno e alla malizia; quello che sa essere libero dall’orgoglio, dalla prepotenza, dal ritenersi superiore alle leggi stesse e che rifugge dalla corruzione. Ci auguriamo una nuova DC che sappia rimettere al centro i valori morali senza far ricorso alla menzogna, all’uso spregiudicato del denaro, al trasformismo, alle promesse che sa di non poter mantenere.

Il fatto che tanti uomini della vecchia DC abbiano commesso errori, non deve pertanto essere motivo di pregiudizio a prescindere per giudicare la rinascita di tale partito, perché quando una persona paga con il carcere gli errori commessi non può essere, almeno per me, considerato un criminale irredimibile a vita; è pur vero, però, che il compito della nuova va DC iblea, guidata dalla segreteria provinciale Anna Maria Aiello e dal suo Presidente Michele D’Urso, dovrà essere in grado di riportare la politica a dialogare con i cittadini nella verità e trasparenza.
Al leader di questa nuova avventura, Ignazio Abbate, che è anche vice segretario vicario del partito scudocrociato, spetta in particolare questo ruolo; se nella sua posizione di punta della DC iblea egli volterà pagina( “Voltare pagina” fu lo slogan del suo manifesto elettorale per la candidatura alla carica di primo cittadino,) i frutti potranno arrivare, atteso che in questi anni in cui ha tenuto la scena politica si è dimostrato capace di porre in essere una azione politica sempre irta di difficoltà e problemi finanziari, e in un confronto costante con quartieri, lavoratori, disoccupati, e quanti lavorano nei settori vitali dell’economia: il turismo, l’agricoltura, l’edilizia, le piccole e medie imprese, le realtà commerciali.
A questi ha cercato di indirizzare l’operato della sua azione anche da deputato, dando alcune risposte, quelle che è stato in grado di dare; ma è pur vero che ha lasciato, come contestatogli dall’opposizione, una pesante situazione di bilancio, ereditata dal nuovo sindaco.
La nuova DC iblea va dunque in mano ad un gruppo di dirigenti con l’on. Abbate accettato all’unanimità e che, rispetto alla storia da noi raccontata, non avrà problemi di correnti; e la cui figura di politico ha saputo armonizzare il dialogo sia con le fasce medio-alte, sia con le fasce popolari, sia con il territorio e le campagne del modicano, sia con le fasce più deboli. Saranno state piccole cose che hanno mirato alla qualità della vita dei cittadini, alla qualità dei servizi pubblici, dell’ambiente e del territorio, del sostegno alle imprese; ma sono state realizzate. Certo sul piano di una crescita economica, dello sviluppo di infrastrutture e di una risposta occupazionale, di crescita turistica e culturale è necessario molto di più. E’ quello che la popolazione iblea si aspetta!

(1) D.Pisana, Modica in un trentennio. Percorsi di storia di una città in cammino, 1980-2010, Genius Loci Editrice, 2010.
(2) Ibid.
(3) Ibid.
(4) Ibid.
(5) Ibid.

 

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