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Dove va la Chiesa?…l’opinione di Rita Faletti

Tempo di lettura: 2 minuti

Ottantasette anni da poco compiuti, Bergoglio è vicario di Cristo dal 2013, quando scelse per sé la residenza di Santa Marta rifiutando di risiedere nel Palazzo apostolico. Fu il primo e significativo segnale, assieme alla croce di ferro al posto di quella d’oro, della volontà del neoeletto pontefice proveniente “dalla fine del mondo” di rinnovare la Chiesa. Riportarla alla povertà delle origini o fare di essa un’altra cosa? Siamo ognuno figlio della propria storia e nessuno è del tutto libero da convincimenti e pregiudizi che ci portiamo dentro ovunque andiamo e qualunque cosa facciamo. Il progetto del papa argentino di avvicinare la chiesa al mondo e ridimensionare la figura del pontefice a uomo comune, era ispirato dal populismo peronista che ben si conciliava con il dilagare delle politiche antisistema e anti élite di quegli anni. Accolto con entusiasmo dai fedeli che con stupore si sentirono augurare “Buon pranzo” nientemeno che dal capo della Chiesa Cattolica, Francesco aveva gettato la prima pietra di un percorso inesplorato e pieno di incognite, di cui non si intravede ancora un chiaro punto d’arrivo. Quell’augurio a godere dei piaceri della tavola, sulla bocca di un papa, nonostante l’ora, era in evidente dissonanza con altri piaceri, quelli dello spirito, più consoni alla missione di un religioso. Insomma, quel “Buon pranzo” fu di grande impatto mediatico e simbolico e l’inizio di un rapporto inedito con il popolo dei fedeli. In alcune delle alte gerarchie ecclesiastiche fu letto come un segnale positivo verso lo svecchiamento della chiesa, di apertura allo spirito del tempo e un incentivo alla richiesta di modernizzazione. Che però non ha trovato tutti d’accordo. Guidare la Chiesa come un buon pastore guida il suo gregge seguendo il cammino indicato da Pietro e sulle tracce dei propri predecessori non è esattamente imboccare una nuova strada dietro la spinta del progressismo. Diffondere la fede, “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”, non è aprire alla secolarizzazione sacrificando le strutture sacramentali della Chiesa. Anni di lavoro e slogan, “la Chiesa è donna”, viaggi apostolici solo in alcuni paesi con evidenti risvolti politici, mai in Europa, non nei grandi paesi che hanno fatto la storia del continente europeo e del mondo, le critiche a tutto ciò che ha a che fare con Washington, la simpatia e l’ammirazione per Russia e Cina, il dialogo interreligioso che ha portato a poco o nulla, l’indifferenza nei confronti dei cristiani d’oriente, la Chiesa libera del Cardinale Zen, vescovo emerito di Hong Kong considerato nemico dal papa perché ostile ai suoi patti con Pechino, l’equidistanza nella guerre in Ucraina e a Gaza. Queste alcune tappe nella direzione di una chiesa rinnovata, elogiate dalle sinistre smarrite che hanno visto in Bergoglio il loro vero capo. Indulgente con la chiesa tedesca, in crisi profonda per carenza di partecipazione e vocazioni nonostante la benedizione alle coppie omoaffettive, alle diaconesse e alla fine del celibato obbligatorio, e severo nei confronti di eminenti vescovi e cardinali fedeli al depositum fidei – il patrimonio di tutte le verità insegnate da Gesù agli Apostoli – Bergoglio invia lettere di rimprovero ai primi e rimuove in tronco i secondi o li priva di casa e stipendio. La disobbedienza della dottrina assicura il mantenimento del posto, la resistenza spirituale alla modernizzazione del papato bolla come “nemico”. L’agenda Bergoglio non è apprezzata dalla gerarchia statunitense, da essa distante per motivi culturali e di ideologia ma anche sul piano religioso. La priorità della Conferenza episcopale americana è infatti la rinascita eucaristica che cerca di riportare i cattolici al cuore del cattolicesimo. Per evitare di andare allo scontro aperto, il papa cerca una mediazione impossibile tra posizioni opposte: il vescovo che benedice la coppia gay e l’arcivescovo camerunense che difende il matrimonio tra un uomo e una donna e considera il resto stregoneria. Come finirà? Francesco affida allo Spirito Santo la risposta, ma prima che sia il divino a fornirgliela, l’umano dovrebbe fissare un obiettivo, pena il disordine totale. La Chiesa, oggi valutata secondo le categorie della politica e della diplomazia, è in confusione e naviga a vista, avendo archiviato il proprio compito: diffondere e consolidare la fede e guidare nel contingente secondo i principi indicati dalla dottrina. “Chi crede in me sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato”.  La coscienza non è più la voce di Dio ma la voce dell’arbitrarismo che innalza a principio morale le voglie del soggetto. Il soprannaturale è stato annullato in nome della modernità. “Se abbiamo abolito il mondo superiore avremo abolito anche il mondo inferiore” scrive Nietzsche nel “Crepuscolo degli dei. Ma se il tema vero è che Cristo è morto sulla croce per tutti noi, il Vangelo non è per tutti. Checché ne dica la vulgata ecclesiale mainstream, il Cristianesimo non è inclusivo, bensì esclusivo. Gesù è stato molto chiaro a questo proposito: “Molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti”. La Chiesa non può e non deve scendere a compromessi, altrimenti non è più Chiesa ma qualcos’altro, e se al mondo così com’è sempre stata non piace, può rivolgersi altrove.

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3 commenti su “Dove va la Chiesa?…l’opinione di Rita Faletti”

  1. La chiesa-organizzazione ha scelto di diventare un’associazione, perseguendo logiche convenzionali e convenienti.
    Si tratta di un’associazione che non ha più bisogno di numeri di fedeli, perché la sua sopravvivenza dipende esclusivamente da accordi.
    L’origine e l’ordine della chiesa sono finiti. È finita

  2. La Chiesa solo come organizzazione burocratica? Ratzinger ancora prima di diventare Benedetto XVI aveva previsto con grande realismo la crisi religiosa come uno degli aspetti centrali della crisi dell’occidente e dei suoi valori cristiani. Per questo aveva abbracciato come propria missione non solo l’evangelizzazione della fede ma la difesa dell’occidente contro la sua demonizzazione da parte di chi lo riteneva e lo ritiene responsabile di tutte le nefandezze del mondo. La libertà dalla schiavitù in senso lato e il rispetto della dignità umana sono valori fondamentali del cristianesimo e la culla del cristianesimo è l’occidente contro il quale i suoi nemici si sono coalizzati. La Chiesa di Bergoglio ha indietreggiato davanti alle sfide e messo al centro ambiente e immigrazione e assegnato alla parola “pace” un ruolo di pura astrazione, scollegato dalla realtà. Non basta parlare di pace per ottenerla, la pace non è mai gratuita, ha un alto costo se non vuole essere resa al nemico. Ma fortunatamente i papi passano e la Chiesa come testimonianza della relazione tra Dio e la sua comunità di fedeli resta. In duemila anni è sopravvissuta ad attacchi di ogni genere. Voglio credere a quanto disse Benedetto XVI, l’ultimo papa d’occidente, che la Chiesa sarebbe diventata una Chiesa di minoranza, interessata alla salvezza e all’alleanza tra fede e ragione. I grandi proclami e la propaganda moralistica sono pagliacciate. Buon 2024 a Lei e a tutti i lettori e commentatori.

  3. Gentile signora Rita,
    La ringrazio tanto per l’ulteriore chiarimento, che condivido. Vorrei farLe notare che le posizioni del fu cardinale Ratzinger, circa la continuità sul soglio pontificio di papa Giovanni Paolo II in relazione alla malattia, fossero nette; tuttavia, il successore di quest’ultimo, Benedetto XVI – ovvero egli stesso il titolato alle interpretazioni dottrinali e di diritto canonico – ha abdicato apparentemente sorprendente.
    C’è un’estrema correlazione con quella che non è più una visione, ma un’amara realta: la fine dell’Ecclesia, conosciuta come comunità.
    La relazione tra uomo e Dio, cui Ella fa riferimento, è condizione immanente, prescindendo dalla sua esistenza; dunque è altra cosa.
    Relativamente a Quest’ultimo papa, concordo con Lei che ha di fatto accelerato un processo avviatosi già qualche decennio fa, rimarcando la caratteristica di un’associazione commerciale, le cui finalità sono sì quelle da Lei indicate e certamente non quelle del proselitismo tout court, giacché contano le presenze di “fedeli produttivi”; vocata di fatto ad attività burocratiche al pari di altre.

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