Palermo. “Spese allegre” o necessità istituzionali? Scontro all’ARS sui costi di Palazzo d’Orléans

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PALERMO, 17 Aprile 2026 – Il bilancio della Presidenza della Regione Siciliana finisce sotto la lente d’ingrandimento all’Assemblea Regionale Siciliana. L’onorevole Ismaele La Vardera ha sollevato un polverone mediatico e politico contestando una serie di acquisti effettuati dal Dipartimento del Cerimoniale, etichettandoli come “spese allegre” e invocando il principio del “buon padre di famiglia”.

Il deputato ha elencato una serie di voci di spesa che, a suo dire, risulterebbero inopportune data la situazione economica dell’isola. Tra gli acquisti citati figurano attrezzature gastronomiche con oltre 2.000 euro per macchine da granite e sorbetti, una sfogliatrice da 4.900 euro e un forno industriale da 13.000 euro, arredi e manutenzioni per 185.000 euro per il rifacimento dei pavimenti della Segreteria di Giunta e 3.000 euro in composizioni floreali, beni di rappresentanza (un magazzino colmo di medaglie in bronzo e oro, croci in corallo, pigne in ceramica e portachiavi in argento).

“Re Schifani pensa di essere Federico II di Svevia” – ha attaccato La Vardera, sottolineando che, pur non parlando di illeciti, mancherebbe il buonsenso nell’utilizzare i soldi dei siciliani per simili lussi, inclusa una presunta sala da pranzo ad uso esclusivo del Presidente.

Non si è fatta attendere la risposta di Palazzo d’Orléans, affidata a Francesco Di Chiara, dirigente generale del Dipartimento del Cerimoniale. La difesa poggia su tre punti cardine: i servizi di mensa e bar non sono ad appannaggio esclusivo del Presidente, ma servono i circa 200 dipendenti in servizio nella sede, riguardo alla manutenzione essa sarebbe necessaria (gli acquisti di attrezzature e i lavori edili sono stati definiti “esigenze funzionali” per sostituire beni obsoleti o danneggiati e per adeguare gli uffici alle normative vigenti, seguendo criteri di economicità).

La Regione rivendica la natura della sede come luogo di “alta rappresentanza”. I doni (medaglie, ceramiche, argenti) non sarebbero capricci, ma strumenti di una “consuetudine antichissima” nelle relazioni internazionali, simboli di ospitalità e rispetto.

La Regione precisa, inoltre, che parte dei beni di rappresentanza è stata devoluta a iniziative solidali per i più fragili. Tuttavia, la polemica resta accesa: da un lato la politica del controllo che chiede sobrietà nei costi della macchina amministrativa, dall’altro la burocrazia tecnica che difende il decoro e la funzionalità delle istituzioni siciliane nel contesto internazionale.

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