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La violenza sulle donne, piaga da fermare… di Domenico Pisana

L’OSSERVAZIONE DEL BASSO
Tempo di lettura: 2 minuti

Le numerose manifestazioni che si tengono nella Giornata internazionale contro la violenza sulle donne e su quello che, con un nuovo neologismo, viene definito femminicidio, mi spingono ad alcune osservazioni su questo tema.
Spiace che queste giornate tematiche, che hanno un forte valore simbolico, si svolgano una volta l’anno; spesso non incidono nelle società, dove la violenza sulle donne, purtroppo, non si arresta, anzi aumenta: nel 2021 i femminicidi in tutto il mondo sono stati 81.100, mentre nel 2022 sono stati 89.000. Vedremo quelli del 2023. Che dolore e strazio!
Trovo comunque opinabile l’affermazione secondo cui chi fa violenza ad una donna, lo fa perché la persona oggetto di violenza è proprio una “donna”.
Chi fa violenza è un criminale e basta: sia che violenti o uccida una donna, sia che violenti o uccida un uomo, un bambino o un anziano. Ogni violenza, sia essa fisica, verbale, psicologica, è inammissibile, inaccettabile e da condannare senza “se” e senza “ma”. E da qualsiasi genere sessuale provenga. Trovo poi del tutto superati e anacronistici alcuni schematismi ancora oggi persistenti, secondo cui nell’uomo troviamo indipendenza, competitività, aggressività, senso del comando, coraggio, realismo, razionalità, fiducia in sé, mentre nella donna troviamo dipendenza, passività, fragilità, scarsa tolleranza del dolore, mancanza di aggressività e competitività, introversione, arrendevolezza, incapacità di affrontare rischi, emotività.
Generalmente chi fa violenza sull’altro, (lasciamo a parte i casi eclatanti e particolarmente orrendi e a sfondo razziale) la commette non sulla base del colore di pelle o del genere sessuale, ma perché è un “soggetto squilibrato”, “un soggetto in preda a follia”, a disturbi mentali, a ossessioni specifiche. I motivi della violenza possono essere tanti, ma sono intrinseci a fattori interni ed esterni alla figura del violentatore.
Io credo che i comportamenti dell’uomo e della donna si costruiscano integralmente o almeno prevalentemente attraverso gli influssi della cultura e da tutto quello che si impara dalla famiglia, dall’ambiente, dalle tradizioni, dalla mentalità e dai modi di vivere.
Lungo i secoli uomo e donna hanno accumulato modi diversi di comportarsi; alcuni giusti altri meno. Se Voltaire poteva dire che “la donna è quell’essere che non fa altro che vestirsi, parlare e spogliarsi” e Confucio affermare che “la donna è quel che c’è nel mondo di più corruttore e corruttibile”, oggi questo schema non è più riproducibile perché le distinzioni biologiche hanno lasciato il posto a distinzioni di cultura. Se prima si poteva affermare che per certi compiti, ruoli, professioni la donna non era idonea, oggi le cose sono cambiate e se una volta l’uomo avvicinava la donna da padrone, oggi avviene anche il contrario, e cioè che una donna ha la capacità di dominare un uomo e di fargli fare quello che desidera.
La scrittrice americana Margaret Mead, per esempio, ha riscontrato che in una tribù della nuova Guinea, quella dei Tchambuli, di cultura opposta alla nostra, i ruoli sono addirittura rovesciati perché la donna è la dominatrice, mentre l’uomo dipende da lei e ha responsabilità minori nella società. Questo prova come il “mestiere” di uomo e di donna si impara gradualmente dalla cultura, e che uomo e donna si nasce solo biologicamente.
Per me le donne sono uguali agli uomini in tutto: per intelligenza, capacità, forza; possono dominare e comandare come l’uomo; possono essere dolci e dure come l’uomo, delicate e aggressive come l’uomo; possono lanciarsi da un areo e fare l’astronauta come un uomo; possono fare guerra, uccidere e fare violenza verbale e fisica come un uomo; possono amare e odiare come un uomo; possono prostituirsi come un uomo; possono fare politica e avere incarichi istituzionali come un uomo; possono essere cattive e spregiudicate come un uomo e si potrebbe continuare ancora…
Femminismo, maschilismo, femminicidio, ominicidio, sono certamente fenomeni sociologici esistenti, ma spesso le coniazioni terminologiche che nel lessico mass-mediale trovano spazio abbondante, a volte deviante, finiscono per perpetuare quella distinzione tra il maschile e il femminile come di domini opposti per i quali bisogna operare sensibilizzazioni particolari.
Forse se nella nostra società c’è una prevalenza del maschile all’interno delle sue varie articolazioni, è perché, più o meno consapevolmente, la donna rinuncia o è ostacolata nel mettere in campo i suoi talenti, le sue doti, il suo potenziale di attitudini, il suo mondo interiore, i suoi sogni, il suo patrimonio culturale e intellettuale, consentendo il prevalere di quella misera idea che la riduce ad oggetto da possedere per il soddisfacimento di desideri sessuali e, per i criminali, da violentare.
La visione di donna che io apprezzo voglio trarla da un padre gesuita del 900, morto nel 1951, che ci offre una bella immagine della donna. Si tratta di Tehilhard De Chardin, che scrisse un poema durante la prima guerra mondiale su “l’eterno femminismo”, dove l’idea di fondo è che se la donna attrae l’uomo è perché l’uomo riconosce in lei la grande forza segreta e misteriosa che pervade tutto l’universo; la donna rappresenta la forza unitiva motore dell’evoluzione universale, per cui il femminismo è difatti la forza di concentrazione senza la quale gli esseri tornerebbero alla pura molteplicità.
La donna è il cemento unitivo dell’universo; l’uomo unendosi alla donna, secondo il gesuita, trova una compagna che lo fa entrare in contatto con la grande forza latente della natura.
La donna è colei che avvicina l’uomo a Dio, in lei l’uomo si incontra con Dio.
Uomo e donna allora, per concludere, sono fatti per essere complementari. Uomo e donna esistono non per farsi violenza reciproca, ma perché ognuno possa costruirsi un progetto di vita come soggetto libero che sceglie di rimanere single, di diventare padre, madre, di farsi una famiglia, di realizzare, senza paura né vergogna, il proprio futuro. Perché nella nostra società possa prevalere questa visione occorre però una conversione di mentalità culturale ed una educazione alle relazioni a partire dalla famiglia e dalla scuola.

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4 commenti su “La violenza sulle donne, piaga da fermare… di Domenico Pisana”

  1. Scienziato pazzo

    Non sono un neuroscienziato , ma mi pare di ricordare che appunto i neuroscienziati hanno scoperto e dimostrato che il cervello dell’uomo e della donna sono nella similarità strutturalmente diversi , soprattutto per quanto riguarda le aree deputate che presiedono al linguaggio e all’intuizione . Secondo il mio modesto e forse insignificante parere al contrario di quanto affermato , la donna e l’uomo non possono scambiare i ruoli che la natura ha assegnato all’eterno femminino e all’eterno mascolino , che secondo gli endocrinologi coesisterebbero piuttosto in una traduzione biologica ormonale sinergica piuttosto che in dominanza . Non sorprende che volendo la donna può fare le cose che fa l’uomo , ma entrambi i sessi possono, se vogliono , anche snaturarsi assumendo gli ormoni prevalenti nel sesso opposto o abdicare le donne alle prerogative femminili : istinto materno , intuizione empatica , sinergia sopraffina tra sentimento e ragione, fino alla grazia e al controllo posturale e comportamentale . Per non parlare dell’esperienza storica , che dovrebbe essere ” incisa” nel cromosoma y , dalle origini della specie , dove abbiamo visto il femminino specializzarsi e presiedere a certi compiti e ruoli , oggi svalorizzati , relativi al focolare e alla prole , alle quali la donna ha dato dimostrazione di saper adempiere in modo naturalmente eccelso . Dunque secondo il mio modesto parere la donna deve riscoprire se stessa e realizzarsi secondo l’essenza : “eterno femminino” valorizzando ciò che oggi è svalorizzato secondo una prospettiva maschile . La poesia di una madre che allatta il figlio dopo averlo dato alla luce , il modo in cui lo guarda e le tiene in braccio , mai e poi mai potrà essere eguagliata da un uomo . I ruoli nella società di potere possono essere assunti dalle donne , ma senza dover imitare gli uomini e rinunciare alla femminilità , come riescono a fare perfino certe culturiste dopate e muscolose e ciò nonostante molto femminili-

  2. Bastiano Lo contrario

    Caro Scienzato le ho messo il pollice in giù , non condivido un h di coloro che mi hanno preceduto trattando il tema . La donna deve adempiere pienamente al suo ruolo materno , sia biologico che psicologico. La psicologia ha ampiamente dimostrato l’importanza della amore materno nello sviluppo biologico e psicologico del bambino , solo che la donna ha assunto prospettive maschili svalorizzandosi e snaturandosi per valorizzarsi. La donna non può dividersi servendo due padroni : carriera professionale e focolare domestico i ragazzi e le ragazze ne risentono , la mancanza di amore materno attento e sollecito , produce nei ragazzi attese e pretese di amore al femminile che se disattesi alimentano forte aggressività fino a sfociare nell ‘efferato in soggetti più disturbati.

  3. E dai, a menare il cane per l’aia…
    Il problema della violenza dell’umano, nasce e si alimenta nella famiglia, ovvero in quel che pensiamo famiglia..
    Due individui che si incontrano e si promettono di percorrere un tratto di strada insieme…la famiglia oggi..
    Sono i primi approcci alla vita che condizionano l’iter educativo e formativo dell’individuo umano..
    Poi il fattore “ambito sociale” , condiziona l’educazione e la formazione dell’essere “individuo”..

    Ovvero: sono tre ( 3 ) gli stadi cardine, che definiscono nel suo insieme l’individuo umano..
    1) i caratteri genetici ereditati dai genitori biologici..( genotipici e fenotipici )
    2) l’educazione di base, con cui vengono “alimentati” fino al raggiungimento della scolarizzazione…( ambito familiare o no )..
    3) l’introduzione negli ambiti sociale e comunitari ( asili, scuole, università e lavoro) dell’individuo umano ( genere vario: maschio femmina od altri )..
    Il passaggio da uno “stadio cardine” ad un altro, non è netto… si sovrappongono e si amalgamano fino a definire la PERSONALITÀ dell’individuo..
    Qualsiasi intrusione violenta di fattori esterni, perturba la crescita e la formazione del “prodotto finito” ( forgia della personalità )..

    Ognuno di noi, potrebbe essere un individuo diverso da ciò che È.. è il percorso ( + o — obbligato ) che conduce, in un modo od in un altro alla propria PERSONALITÀ…
    Ma i “se” ed i “ma”, non fanno Storia.. e di ciò ne dovremo SEMPRE fare da conto.. e cercare di dare di noi SEMPRE la Parte Migliore..
    E qui entrano in gioco i fattori Bene e Male..o meglio la ricerca e la distinzione di ciò che È BENE da ciò che È MALE..

    Complicato Esistere??
    Esistiamo, ed in un modo od in un altro Dovremo trovare modo di adattarci ed adeguarci da Umani..
    Oppure retrocedere a “bestia”..
    Ad ognuno libero arbitrio.. e chi È causa dei suoi Mali, pianga se stesso..

  4. Il nostro scienziato pazzo ha fatto un’analisi che condivido alla grande . Andremo incontro a critiche perché oggi va di moda ragionare al contrario, siamo due cose diverse uomini e donne e stiamo benissimo ognuno nel suo essere , gli uomini ad esempio non hanno mai cercato di essere come le donne, perché non è il nostro essere .
    Le donne invece vogliono fare gli uomini ma non è il loro essere, da quando l’umanità si è buttata in questa guerra dei sessi tutto è peggiorato ! Donne esaurite quando devono ricoprire il doppio ruolo di mamma e di lavoratici, bambini autentici pacchi spostati da un posto all’altro , di amore , un abbraccio, un conforto, un’educazione, niente di tutto questo . La mamma è impegnata a fare carriera , risultato bambini che crescano MALE famiglie che vanno anche peggio . Il cristianesimo abolito con tutti i suoi insegnamenti di di amore e rispetto . Risultato crescono giovani che non hanno la maturità, la conoscenza del bene e del male , la ragazza mi vuole lasciare?? Non può essere è mia! O di nessuno .
    Purtroppo ecco tanto dolore .

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