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Caso Giulia: “Urge educare alle relazioni”…di Domenico Pisana

Una scuola di qualità deve istruire educando, facendo crescere motivazioni in tutti gli allievi con una azione che educhi le loro diversità socio-affettive, cognitive e comportamentali.
Tempo di lettura: 2 minuti

La morte di Giulia Cecchettin, 83esimo caso di femminicidio registrato in Italia dall’inizio dell’anno, ha lasciato sgomento il Paese. Ora si chiede anche al mondo della scuola di fare la propria parte tant’è che il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha annunciato che mercoledì 22 novembre verrà presentato, in una conferenza, il piano “Educare alle relazioni”, un progetto nella lotta contro la violenza di genere, che sottolinea l’importanza dell’educazione nelle scuole come strumento fondamentale nella prevenzione di tali fenomeni nonché la necessità costruire una cultura di non violenza e di rispetto reciproco.
Il nostro Paese avverte una grave emergenza educativa non solo nella scuola ma anche nelle famiglie, che sono in crisi e che spesso delegano ai docenti l’educazione e formazione dei figli. Il vedere scuole vandalizzate, atti di bullismo, alunni che impallinano docenti, bande di giovani organizzate per delinquere, è un segnale che dice come sia urgente e necessario ricreare un rapporto di fiducia tra scuola e famiglia, avviando insieme un percorso, sulla base delle diverse competenze di esperti, in grado di costruire una cultura di non violenza e di rispetto reciproco.
La scuola accoglie ogni anno scolastico studenti che vivono, senza voler generalizzare, all’interno di famiglie in crisi per motivi relazionali, economici, di lavoro, cosa che ha riflesso sui figli e di conseguenza sul rapporto con la scuola. I modelli protezionistici o, al contrario, di disinteressamento verso i figli sta rendendo sempre più difficile il rapporto scuola-famiglia, e queste due realtà anziché collaborare per la crescita umana e culturale dell’alunno-figlio, finiscono a volte per entrare in conflitto, riversando l’una sull’altra le responsabilità del fallimento scolastico.
Da parecchi anni è in atto un dibattito nel Paese a livello politico, sociale, culturale, pedagogico, ma i risultati della riflessione appaiono poco significativi e rilevanti, e, a volte, contraddittori.
Non c’è dubbio che l’introduzione dell’autonomia scolastica è stata una conquista positiva, perché favorisce il pluralismo educativo, stimola nuovi processi culturali formativi e creativi relazionati al territorio in cui opera la scuola, e perché apre orizzonti di attività curricolare nei quali viene superato il fenomeno della omologazione didattica, che, spesso, costringe a camminare su percorsi di insegnamento troppo rigidi e standardizzati. Ma è pur vero, dall’altro lato, che nelle scuole italiane c’è un clima di sfiducia e di disorientamento perché spesso prende sempre più piede l’aspetto “gestionale-burocratico”, manageriale e d’immagine”, così da indurre le singole scuole a darsi una “verniciatura d’immagine” legata ad una progettazione di attività che, in alcuni casi, hanno efficacia educativa sugli studenti, in altri vengono accolte come iniziative non coinvolgenti.
Del resto, è pur vero che a volte le famiglie di oggi non chiedono più alla scuola che i loro figli acquisiscano una formazione educativa e che abbiano una preparazione, ma che siano promossi, per cui l’idea che la promozione non si nega a nessuno è qualcosa che sta permeando tutti gli ordini e gradi scolastici.
Sono convinto, invece, che quando si insegnano bene le materie già presenti nei curricula scolastici, sicuramente apparirà, con tutta pienezza, la loro grande valenza culturale sul piano dell’educazione e della comprensione e acquisizione dei grandi valori umani e civici di cui oggi i nostri giovani hanno bisogno di impossessarsi: amore, solidarietà, giustizia, legalità, rispetto dell’interculturalità, dell’ambiente , non violenza , tolleranza, etc..
Dunque, oggi insegnare appare una scommessa che chiama in causa la professionalità dei docenti e la loro capacità di relazione educativa. E’ importante, però, capire che cosa si intende per educazione, per relazione educativa, perché è all’interno di quest’ultima che può trovare collocazione l’insegnamento di una disciplina scolastica.
Ogni relazione educativa ha infatti una storia a sé: la relazione educativa in una classe non è uguale a quella di un’altra, perché condurre un “gruppo – classe” non è un fatto di automatismo: se alcuni alunni durante l’attività didattica mostrano comportamenti indifferenti o disimpegnati, o al contrario comportamenti collaborativi e partecipativi, questi comportamenti sono sicuramente il risultato di emozioni, le quali emozioni hanno alla radice dei pensieri che sono stati determinati da stimoli ricevuti dagli allievi nel rapporto con il docente, il quale non è uno psicologo né un psicoterapeuta, ma una figura autorevole del sapere rispetto all’allievo.
Voglio servirmi di tre immagini per delineare alcuni concetti sul senso dell’educazione e della relazione educativa nella conduzione del gruppo classe, servendomi delle parole di grandi autori e del loro pensiero nelle sue forme espressive.
La prima immagine la prendo dal grande Giacomo Leopardi, il quale nello Zibaldone,1817/32 (postumo 1898/1900), afferma:

“Il gran torto degli educatori è il volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza o alla maturità, che la vita giovanile non differisca dalla matura, di voler sopprimere la differenza dei gusti e dei desideri; di volere che gli ammaestramenti, i comandi e la forza della necessità suppliscano all’esperienza”.

C’è qui una grande lezione sull’educazione. Leopardi ci dice qual è l’errore che può compiere un docente nella relazione educativa: volere gli studenti a propria immagine e somiglianza. Se oggi un docente, tanto per fare un esempio, è, a differenza dei giovani, distante da internet, da Facebook, dalla tecnologia e pensa che nel suo processo educativo tutto questo sia inutile; se un docente vuole, come dice Leopardi, che “la vita giovanile non differisca dalla matura” , minimizzando o addirittura disprezzando “la differenza dei gusti e desideri”, questo è un docente che deve – diremmo noi oggi – mettersi in discussione, che deve fare una ponderata riflessione per una “ri-comprensione della propria azione educativa.

Una seconda immagine la prendo da Stuart Mill, filosofo ed economista britannico, uno dei massimi esponenti del liberalismo e dell’utilitarismo, che nella sua opera “Sulla libertà”(1859), così scrive:

“La natura umana non è una macchina da costruire secondo un modello e da regolare perché compia esattamente il lavoro assegnato, ma un albero, che ha bisogno di crescere e di svilupparsi in ogni direzione, secondo le tendenze delle forze interiori che lo rendono una persona vivente.”

Anche qui ritorna l’immagine dell’albero e un’altra lezione. La relazione educativa non può essere un processo fatto di gesti automatici, stantii, ripetitivi, tutte cose che fanno le macchine, né si può pensare che l’uso di tecniche per una buona relazione educativa sia la panacea di tutte le difficoltà; come un albero, quando comincia a crescere, si espande con i rami in tutte le direzioni, di qua e di là, così è il processo educativo: i nostri alunni sono questi alberi che crescono, non sono recipienti da riempire né macchine, ma persone nelle quali il docente – come sostiene Mill – deve , attraverso una buona relazione educativa, liberare “le tendenze delle forze interiori che lo rendono una persona vivente”. L’educazione deve aiutare a vivere, a dare senso e significato al sapere, all’istruzione e a qualsiasi atto finalizzato a far crescere.

E infine un’ ultima immagine tratta da Jaean Jacques Rousseau, il quale, nella sua opera “Emilio o Dell’educazione”(1762), afferma con una domanda:

“La più grande, la più importante, la più utile regola di tutta l’educazione? È non di guadagnare tempo, ma di perderne”.

C è nella parole di Rousseau, attraverso l’immagine del tempo, un’altra provocazione forte: oggi nella scuola ci si lamenta spesso che si è indietro col programma, ma essere indietro è un guadagno o una perdita? Dove sta il guadagno e dove sta la perdita? Io credo che investire su un insegnamento che valorizza la relazione educativa sia importante, e a guadagnarci saranno gli studenti perché capiranno che la scuola può essere sicuramente un “luogo paidetico”, una palestra ove capire, attraverso i contenuti e le conoscenze specifiche delle discipline che si studiano, il senso del proprio esistere.
Abbiamo bisogno di una scuola che sia vera fucina dove è possibile non solo acquisire ma anche creare cultura, educare e formare, e dove gli studenti non siano semplici utenti, fruitori di servizi, recipienti da riempire, ma personalità da far crescere con l’apprendimento, lo studio, la ricerca, la sperimentazione, lo stimolo della fantasia e della creatività, la comprensione dei valori fondamentali della vita, così da poterli inserire con consapevolezza e maturità nella vita sociale e nel mondo del lavoro.
Una scuola di qualità non è quella che promuove alcuni e boccia altri, ma una scuola che sa istruire educando, facendo crescere motivazioni in tutti gli allievi con una azione educativa mirata e centrata su metodologie flessibili e rispondenti alle possibilità di crescita e di sviluppo degli studenti secondo le loro diversità socio-affettive, cognitive e comportamentali.

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14 commenti su “Caso Giulia: “Urge educare alle relazioni”…di Domenico Pisana”

  1. Professor Pisana, in quest’era moderna il problema dei giovani sono proprio gli adulti, le famiglie che non sanno più educare alle relazioni, la televisione, i social….. I ragazzi vivono un disagio, un disagio dell’anima profondo…. mancanza culturale dell’arte, della letteratura, del rispetto delle libertà, competizione senza collaborazione. La scuola, è stata derubricata nel suo ruolo e non viene più considerata essenziale fonte di sapere e formazione. Il dilagare del libertinismo, della volgarità, dell”uso di droghe, compromette il vero valore della vita e rende inefficace ogni azione educativa di valore per una società libera da violenza.Un cambio di passo temo sia difficile……lo auspico!

  2. La enorme difficoltà dei ragazzi di accettare le frustrazioni, le difficoltà della vita, i no che la vita gli presenta, il distacco da una relazione di fidanzamento ma anche la non accettazione di una separazione o divorzio, sono la base del disagio.
    Le nostre famiglie, le relazioni di tutti i tipi sono infarcite inconsciamente delle vecchie ideologie del passato “matrimonio indissolubile per la chiesa”, “l’unione in una sola carne”, “matrimoni che devono durare fino alla morte”, ecc… e noi, razionalmente sappiamo che sono solo simboli, ma l’inconscio non lo sa.
    Ogni separazione è un dramma, e lo abbiamo visto o vissuto tutti una volta nella vita, ma fra i tanti che con difficoltà accettano, qualcuno non riesce ed in questi casi può accadere ogni cosa, dalla depressione, al disagio sociale, all’ira, alla ripicca fino ad arrivare alla rabbia che può sfociare nell’omicidio.
    Lo stereotipo di donna, portato avanti dalla cultura maschilista giudaico cristiana (spero non si offenda nessuno per questo), oggi esiste ancora pesantemente, la donna è “dipendente” dall’uomo a livello inconscio si porta appresso il peso di essere stata plasmata dalla costola di Adamo…
    Questa è la cultura da cambiare, definitivamente, qualcuno dovrà porre le basi ad un cambiamento culturale radicato in modo ancestrale nelle menti di tanti, anzi di troppi.
    L’educazione alle relazioni non può prescindere dalla presa di consapevolezza di quello che esiste nella coscienza collettiva, la rivoluzione femminista e l’emancipazione femminile in questi almeno quarant’anni non ha avuto nessun riscontro adeguamento da parte della cultura dominante da parte dell’uomo, l’uomo è rimasto perfettamente uguale, nessuno stimolo per cambiare, tutto perfettamente uguale al passato, salvo parole e pensieri completamente inutili per quella rivoluzione che dovrà verificarsi.
    Il gregge, conosce solo il solito mantra, aumento della pena per gli assassini, esattamente, ma sappiamo tutti che anche con raddoppio della pena, con il doppio ergastolo, la pena capitale, e quant’altro le cose resteranno perfettamente uguali se non cambierà quell’inconscio collettivo, chi uccide non ha nessun pensiero per il dopo, raramente uccide pensando di rifarsi una vita.

  3. E comunque, volevo aggiungere che nulla di concreto si farà, lo so perfettamente, si spareranno quattro parole, e chi le sparerà più grosse si sentirà ancora più orgoglioso, ma le cose resteranno perfettamente identiche al passato, i femminicidi continueranno con la stessa puntuale cadenza che si è avuta.

    Ma, le persone semplici sempre si emozioneranno quando il prete formulerà durante il rito religioso le promesse di indissolubilità del matrimonio e non contemplerà che quel matrimonio, quella relazione, quella vicinanza fra due persone possa un giorno finire, per i motivi più disparati o anche per qualsiasi capriccio, altro che sacre rote o eccezioni di sorta.
    Le relazioni fra uomo e donna, possono finire, punto.
    Se non sarà chiaro questo non si potranno mai porre le basi di un cambiamento futuro, secondo me.

  4. Condivido ciò che ha scritto Anonimus, anzi, volevo fare un esperimento sociale.
    Sono sicuro che in molti pensano che ciò che lei ha scritto non sia vero, invece invito i lettori a riflettere su quello che farebbero se un giorno, di punto in bianco la propria moglie o compagna o fidanzata li lasciasse dicendo loro che tutto è finito e che vogliono farsi un’altra vita.
    So che molti ridendo direbbero che non può essere, che il loro rapporto è speciale e che non potrà mai finire, ecco, questo è quello che pensano tutti e che nessuno riesce a comprendere, proprio perché nessuno riesce ad immedesimarsi, e ci scherzerebbe anche su.
    Ma se lui riuscisse a realizzare e comprendere con la fantasia quella sofferenza, allora non ci scherzerebbe molto.
    Solo in pochi hanno la forza di accettare serenamente quel rifiuto, e solo le persone oneste intellettualmente capiranno ed ammetteranno quello che ho scritto.
    Avere quella forza, la forza di accettare quella condizione, è un evento estremamente difficile, anzi, i più sfortunati magari verrebbero buttati fuori da casa rifugiandosi in una scomoda macchina e la loro rabbia aumenterebbe in maniera esponenziale.
    In quei contesti, purtroppo, potrebbe accadere di tutto, anzi, proprio in quei momenti di rabbia cieca, l’uomo non pensa più alle conseguenza delle sue azioni, a eventuali condanne o ergastoli.
    Naturalmente questi eventi estremi sono rari, sono rari nella identica misura in cui esistono i femminicidi.
    Se non si comprende bene questo, non si potrà mai tentare di trovare la soluzione.
    Un salutone a tutti coloro che pensano che le loro mogli o compagne non possano mai lasciarli, pensano che loro mogli o compagne siano speciali ed a loro tutto questo non possa accadere.

    AMATE LE VOSTRE MOGLI, COMPAGNE E FIDANZATE IN SENSO ASSOLUTO E NON SOLO SE
    SI COMPORTANO COME VOI VOLETE (QUESTO NON E’ AMORE, QUESTO E’ POSSESSO), SVEGLIATEVI E PREPARATEVI AD ACCETTARE QUALSIASI EVENTO COMPRESO L’ABBANDONO DA PARTE LORO ANCHE SENZA CAUSE, E CHE SICURAMENTE SAREBBE ESTREMAMENTE DOLOROSO PER VOI, COSI’ E’ LA VITA E NON COME VI HANNO RACCONTATO DA BAMBINI NELLE FAVOLETTE O NEI FILM ROMANTICI, LE FAVOLETTE NON ESISTONO.

    Buona serata a tutti oltre ad Anonimus e scusate per la durezza delle mie parole, se potete.

  5. Tutto ciò che ha avuto un inizio, tardi o presto finirà…
    Viviamo in una società profondamente malata, e focalizzarsi sul patriarcato è un falso obiettivo non risolutivo..
    Non c’è, da tempo, equilibrio tra i “codici paterni” ed i “codici materni”…questa la causa da cui hanno origine tutti i mali delle civiltà..
    Le “contaminazioni” culturali hanno fatto da catalizzatore nello sfacelo delle diverse entità sociali..
    Fu la rivoluzione industriale, ad accelerare la corsa contro il tempo (corsa persa in partenza, falso obiettivo..)..
    I periodi successivi alle guerre mondiali, ha ulteriormente accelerato lo sfacelo del vivere sociale…
    Abbiamo ora perso l’orientamento, siamo confusi, e non sappiamo dove stiamo andando ne la strada da intraprendere..
    Serve ritrovare, o meglio individuare i “punti cardinale”..ma abbiamo perso i contatti con Madre Natura e non abbiamo o non sappiamo utilizzare una bussola…
    Siamo nell’era del GPS…pertanto abbiamo trovato chi ci risolve tutto..ed abbiamo disponibile l’orientamento..
    Falso “bersaglio” il GPS, in quanti si sono persi andando dietro le indicazioni vocali di uno strumento tecnologico..andato in tilt o programmato male..

    Caxxo, ma di chi FIDARSI !!!!
    ECCO IL BERSAGLIO, la FIDUCIA ( obiettivo da raggiungere )…

    Provate a farvi semplici domande: di chi o di cosa avete FIDUCIA???
    Ed ora chiedete a chi vi sta intorno, amici o parenti, di chi o di cosa hanno Fiducia….

    Una volta trovati i “punti cardinali”, potreste essere “liberi” di proseguire il vostro percorso..
    Già la LIBERTÀ !!
    Ecco spuntare un altro problema, quanto siamo LIBERI ??
    Provate a chiedervi, ed a chiedere intorno, quanto e come viviamo la nostra libertà..quali i limiti??

    La Vita È un labirinto continuo, dove necessità Conoscenza, per districarsi in Scienza e Coscienza…
    Buon Viaggio…

  6. Bene !!
    Vogliamo organizzare un bel convegno scientifico sullo sbilanciamento educativo e formativo tra “codici paterni e materni”, ed influsso negativo del pensiero del pediatra Spock??
    Il movimento del ’68, emerse dal pensiero di non dire mai di no ai bambini..da cui sbocciarono i “figli dei fiori”..
    Ed i nostri figli, non tutti, sono figli e figli dei figli dei “figli dei fiori..
    Prima di morire, il dottor Spock, si rese conto di aver sbagliato, ma il seme era stato sparso..
    Non è facile eliminare il “seme del male”, ma qualcosa va fatto…

  7. @Vincenzo
    le sue chiare opinioni, che condivido perfettamente, stridono con il pensiero dominante, d’altronde se il pensiero dominante fosse questo, se la gente comprendesse meglio, certi episodi non si verificherebbero.
    Tutti parlano, tutti voglio risolvere, ma alla prima difficoltà vanno fuori di testa, l’uomo è il proprietario della propria donna e non se ne rende conto, nel momento che la donna vuole uscire da quella gabbia, l’uomo va fuori di testa, purtroppo.
    La soluzione non è l’aumento della pena, ma il cambiamento culturale profondo, e non le frasette scontate dettate dall’illusione che tanto a me non potrà accadere.

  8. Comprendo bene come nessuno ha niente da scrivere sull’argomento, ciò che scrive Vincenzo non piace, ha comunque ragione lui. Tutti gli uomini sono sicuri che a loro non potrà succedere, le loro donne sono al sicuro. Vergogna, nessun passo avanti in questo paese omofobo, arroganza senza cultura.

  9. Giusto Ilenia, solo chi ha sperimentato direttamente potrà comprendere, gli altri sono solo supponenti e buonisti, ma si!: aumentiamo 5 anni di galera ai colpevoli e risolviamo tutto.
    Le parole restano parole, ma occorre comprendere veramente il limite culturale, ogni donna deve essere completamente autonoma, così come anche ogni uomo deve esserlo, legami così stretti ed innaturali, avevano un senso quando la donna era completamente dipendente dall’uomo, oggi no.
    Ma nessuno porterà contributo, solo le solite frasi fatte ed inutili, niente di utile.
    Che ugni uomo si interroghi su cosa farebbe nel caso di un distacco dalla propria partner, risponda seriamente e ci descriva il suo modo di operare in modo che ciò possa essere di aiuto agli altri che si trovassero in quella condizione.

  10. La violenza va condannata tutta, non solo sulle donne. Ogni persona possiede l’istinto omicida, basta scatenarlo. Ogni persona ha le proprie reazioni, basta non perdere mai il buon senso per dominare la rabbia. Una persona equilibrata non perde mai il buon senso. Quel ragazzo, sicuramente ha dei problemi, non c’entra nulla il fatto che si pensa di non essere lasciati. Essere lasciati è la cosa più normale del mondo. Il fatto è che abbiamo perso il buon senso, abbiamo perso la famiglia, ormai i genitori neanche lì ascoltano i figli, lavorano tutto il giorno tutti e due i genitori, gli danno tutto, invece devono abituarli alle rinunce. Con le rinunce di forgia un carattere forte. Bisogna insegnare ad ascoltare, il rispetto verso gli altri, l’educazione, in primis in famiglia, poi nelle scuole. Oggi invece i genitori per un rimprovero in classe vanno a schiaffeggiare il professore, insegnando così che con la forza e la violenza si ottiene il rispetto. Psicologi, e recite si facciata non servono a nulla. E chi sbaglia deve pagare con pene severe, non essere rilasciato dopodomani dopo aver commesso un reato. Abbiamo perso per il troppo buonismo. E soprattutto per leggi fatte da capre. La premeditazione in questo caso un avvocato la smonta subito, senza la premeditazione in meno di dieci anni questo ragazzo sarà fuori. L’uomo padrone, il patriarcato, non c’entra assolutamente nulla.

  11. Scienziato pazzo

    Baah! Maah!!!! Purtroppo la scuola è serva della società , oggi come non mai , invece dovrebbe mantenere , ammesso che l’abbia mai avuta , una ferma e solida autonomia , come luogo di possesso , trasmissione e elaborazione della cultura , di educazione e valori , in costante relazione con il progresso delle conoscenze e della civiltà. In realtà la scuola serve le imprese e il sistema economico mutuandone forme e diktat che non sono solo parole : efficacia e efficienza . Ovviamente alla ” pedagogia moderna” serviva la psicologia clinica per forgiare ” strumenti” il più possibile conformi alla destinazione d’uso , persone come mezzi per il profitto dell’imprese e non come fini in se stesse. L’educazione e i valori hanno lasciato il posto alle competenze , la formazione umana a quella professionale o a quella propedeutica a quest’ultima. L’Uomo non è più al centro dell’universo , ma lo è il profitto e l’impresa che deve progredire e vincere a dismisura una frenetica e perpetua competizione . Anche questi commenti resteranno solo parole se non si comprende con quale forza e arroganza mani adunche di burattinai luciferini tengono i fili dei burattini del mondo. La frenesia consumistica, la ricerca costante di nuove e momentanee gratificazioni , spegne la capacità di differimento , distoglie da se stessi e dal bisogno primo : realizzarsi come uomini secondo se stessi , i falsi valori propinati dai media : forza e violenza : dai film di cassetta o per fare incassi, fa il resto e …ho detto tutto.

  12. Se gli uomini avessero l’intelligenza come hanno spiccato il senso del possesso, non ci sarebbero problemi di violenza. Sono le donne, a volte, a dar loro il convincimento del potere… l’uomo che sceglie la compagna è uno schema che ha avuto poca evoluzione. Prima c”erano i sensali e questo la diceva lunga sulla totale dipendenza della donna dal marito, soggetta ad ogni umiliazione e violenza senza difesa. Ora sistemi diversi per fare coppia che non è più dipendenza economica per la donna, ma rimane inconscia appartenenza.Pertanto, diventa così affronto per l’uomo o per la donna essere lasciati, umiliazione e fallimento, che la cosa che si scatena è la violenza e mai si pensa al buon senso dei sentimenti. . Non è la legge ad impedire un comportamento criminoso, il criminale non consulta la legge in anteprima, ma la legge deve essere per la condanna, senza attenuanti e scorciatoie per l’espiazione. Si dice tantissimo e tutti in campo a dettare ricette, ma il cervello dell’essere umano è talmente imprevedibile, sotto l’effetto di tanti fattori, che si discute sempre a fatti accaduti. Anche quella che ha subito ” Vittorio Fortunato” è una violenza indicibile e cruenta che non è inopportuno ricordarla. Ai giudici sta mancando il buon senso della valutazione del male subito e dell”Amore che il bambino ha trovato, quel buonsenso che si reclama per la mente umana per non commettere efferatezze.

  13. Dopo i professori arrivo io che cerco di capire il perché di certe cose .
    In passato tante donne ,venivano picchiate dagli uomini, ma non succedeva niente ,perché la donna non si ribellava , non si ribellava perché la donna non doveva ribellarsi al marito , era stata educata così, la società non giustificava la ribellione , se le buscava vuol dire che se li meritava . Poi piano piano le cose sono cambiate, e questi comportamenti sono rimasti, solo in ambiti dove ci sono uomini violenti , e gli uomini violenti, saranno sembre violenti, con qualsiasi punizione adottata . E nel loro DNA ,
    E qui entrano in campo le donne : alcune sono sicure di riuscire a cambiarli, ERRATO , il violento sarà sempre violento, alcune sono affascinate dal maschio Alfa, dominante , pieno di testosterone, pensando che lo useranno sempre versi gli altri, ERRATO lo useranno anche contro la propria donna. Alcune capiscono di avere a che fare con un violento e invece di uscire al più presto da questa situazione, lo sfidano, testardamente , mettendo a rischio la loro vita , una donna a poche possibilità di sfuggire a un uomo violento che ha perso la ragione.
    Dico sempre se le donne mandaressero al diavolo questi tipi di uomini alla fine questi si estinguerebbero, lo so sono tesi dure e che molti benpensanti non accetteranno , ma se togliamo la lanuggene con cui abbiamo rivestito tutte le questioni più difficili d’affrontare , questo è quello che verrà fuori .
    In ultima analisi, oggi i ragazzi crescono avendo accordato tutto in famiglia, perché i genitori non hanno più la capacità di dire di NO, di infliggere un CASTIGO, troppo rammoliti , incapaci di affrontare situazioni difficili,
    E allora si cresce con l’abitudine ad avere sempre tutto ,ed averla sempre vinta,
    E quando poi nella vita qualcuno ti dice no senza tanti preamboli o una ragazza dopo averti conosciuto meglio non ti accetta, non vuole stare con te, ecco la crisi a cui non sei stato abituato e sfoghi tutta l’amarezza con la violenza più assurda . Questo è
    Parlarne e comunque un bene ,se non altro per avvisare ,

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