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Forma e sostanza…l’opinione di Rita Faletti

Tempo di lettura: 2 minuti

foto di Giannino Ruzza

 

E’ desolante e frastornante, dopo essersi lustrati gli occhi in uno di quei Paese nordici giustamente definiti civili dove tutto fila liscio come l’olio, dove la natura incontaminata è uno scenario, per noi europei del sud o del club Med, per dirla con espressione distaccata e un po’ schizzinosa con cui i discendenti dei norreni definiscono noi mediterranei, esempio di trascuratezza e disordine, io sarei più tranchant, uno scenario che sembra uscito da uno di quei libri di favole per adolescenti che può capitarti di trovare nelle bancarelle dei libri usati. Ogni cosa al suo posto, dove e come deve essere, con quella cura e quell’attenzione per le cose, anche le più semplici, che appartengono alla comunità e per questo vanno trasmesse intatte. Piccole antiche chiese di villaggi appena fuori dalle principali vie di comunicazione, di cui scorgi il campanile e i muri bianchi, circondate da tappeti verdi tagliati di fresco da cui spuntano a distanze regolari le lapidi del camposanto e colorati gruppi di fiori. Non mancano mai annaffiatoi e arnesi da giardinaggio, puliti e in perfetto ordine. Qui non se li fregano, ho pensato. L’interno non tradisce le aspettative, spesso le supera: dipinti ben conservati su pareti e volte, qualche quadro con immagini sacre, statue lignee, lampadari, tenui colori pastello dei banchi, tutti uguali, disposti su due file compatte, il pulpito ligneo, in genere l’elemento più prezioso, con le raffigurazioni a intaglio, i suoi altorilievi la policromia un po’ sbiadita delle decorazioni, in quelli più ricchi la foglia d’oro che brilla alla luce che penetra dalle finestre. E l’organo, immancabile, avvolto nella penombra sopra l’ingresso della chiesa, dove piccoli tavoli danno il benvenuto al visitatore con dolcetti e cioccolatini. Il messaggio dell’accoglienza, e insieme la richiesta: è valsa la pena di una visita? Sulla pagina aperta di un libro, seguendo l’esempio di chi mi ha preceduto, annoto la data e firmo. Come si può non ammirare la cura il rispetto e l’amore per la tradizione che è, sorprendentemente, in sintonia con innovazione e tecnologia? Una lunga parentesi di contemplazione del modo di sentire e vivere dei discendenti dei Vichinghi, della linearità del loro agire, della razionalità e della sobrietà che mancano a noi, sempre pronti a piangerci addosso, a farci compatire, ad aspettare che siano altri a risolvere le nostre paturnie e i nostri problemi. Ultimo, in ordine di tempo, in questo Paese bislacco, è l’abito appropriato alle circostanze. Ieri, il Parlamento ha votato, 181 favorevoli e 100 contrari, a favore della cravatta per i parlamentari. Roba da ridere, ma mica poi tanto. Il tenore della discussione: l’opportunità di andare in parlamento in ciabatte, le signore come se andassero in spiaggia o in discoteca (tacchi a spillo e minigonna) e il quesito del grillino Riccardo Ricciardi: “Meglio il decoro formale o quello sostanziale?” Se la forma è sostanza, e lo è, la risposta è scontata. Se ti presenti in Parlamento in infradito, è immediato ritenere che, se lavori, lo fai coi piedi. E pazienza. Meglio andare col pensiero alla terra dei Vichinghi giacché, dalle nostre parti, spira aria africana.

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8 commenti su “Forma e sostanza…l’opinione di Rita Faletti”

  1. Tonino Spinello

    Bentornata Dott.ssa Faletti, ho chiesto di Lei senza avere risposta…. ho pensato che fosse in vacanza e se stesse bene. Vedo che sta magnificamente.
    Durante la sua assenza, l’aria africana si è fatta sempre più pesante, sia sul fronte militare che sul fronte immigrati. Lei descrive i Vichinghi come se vivessero nel mondo di Heidi, noi invece di discutere di cose serie (e c’è ne sarebbero) preferiamo discutere se metterci la cravatta o il tailleur per decoro professionale che dovrebbe essere la normalità e invece quasi quasi ci dobbiamo fare una legge apposita, A parte l’aria africana, che tira alla grande, noi di contro ci siamo inventati un’altro stile di vita sociale che non ha eguali. Ci siamo inventati l’Eco-ansia!
    Fasntastico non è vero?

  2. Signor Spinello, ben ritrovato! L’Italia, quando raggiunge qualche obiettivo, lo fa con un’era geologica di ritardo e ahinoi quando quell’obiettivo è già stato bellamente superato. Chiacchiere, recriminazioni, baruffe e ansia da cambiamento climatico sostituiscono idee, progetti e azioni. Anche il presidente della Repubblica ha esondato. Il Papa re poi fa del clima la nuova religione.

  3. Piacevole lettura e condivisibili osservazioni.
    La cura dei luoghi e l’ordine rispecchiano l’equilibrato rigore di governanti e popolo dei paesi nordici.
    Chiacchiere, recriminazioni, baruffe e ansie su tutto rispecchiano invece il lassismo e lo squilibrio di governanti e popolo dei nostri paesi del sud.
    Ma non ditelo ad alta voce, poiché, magari qualcuno di “questo” ombelico del mondo si potrebbe offendere, di brutto.

  4. Dottoressa Faletti, bentornata!!!! È mancata…..!
    Nel frattempo tante cose sono successe,ma sopraffatti dalla crisi climatica e dalla paventata apocalisse, non si riesce a tradurre in pratica le idee di tanti.Le menti sono diventate deboli e dormienti…. (semmai fossero state sveglie) .. e a concretizzare si rischia di lasciare incompiute ai posteri. Ha grandinato, ci sono state esondazioni ed esortazioni… sto valutando la consistenza per sfuggire l’apocalisse.

  5. Tonino Spinello

    Gia, Dott.ssa Faletti, oltre Mattarella e il Papa, la Repubblica titola: “”Eco-ansia? Esiste ed è una risposta a una minaccia reale. Ma peggio chi non la ha”. L’intervista all’ecopsicologa……..
    Che dire, Insieme all’ecoansia arriva anche l’ecopsicologa. Mi sa che la mamma degli ecopsicopatici è sempre incinta.

  6. L’eco-ansia ha una funzione: creare l’eco-psicologo, ossia un nuovo posto di lavoro tutt’altro che finalizzato a curare la “malattia”, bensì a mettere un po’ di soldi in tasca a chi si è inventato una nuova specializzazione.

  7. Cara signora Rosalba, sono di nuovo qui, magari a farla arrabbiare qualche volta. Per oggi la invito a non prestare troppa fiducia a falsi profeti dell’apocalisse.

  8. Dottoressa Faletti…. Buona ripresa… Gestire i commenti è impegnativo e temo che le finirà presto il beneficio della vacanza in quei luoghi splendidi che Lei ha ammirato. Ma no, io apprezzo solo la qualità dei suoi argomenti! anche se a volte opinione diversa. Lasciamo stare i falsi profeti….sono sempre pronti a predire! adesso è l’era dei climatologi, dei psicologi che ancora non riescono a posizionarsi in tutte queste catastrofi…. il Papa anche lui nella mischia, ha perso il filo conduttore della sua missione.. si occupa di tutto da quella finestra…. Io vedo compromessa la sostanza nella forma… Disorientamento molto! Ipocrisia tanta! Tutto segue un corso antiorario… aria africana tanta,sobrietà e razionalità… non pervenute!

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