Ignazio Abbate punta alla Regione Siciliana…di Domenico Pisana

L’OSSERVAZIONE DAL BASSO
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Per la città di Modica inizia un periodo che la vedrà al centro di un confronto elettorale : preferisco usare il termine civile “confronto” anziché i due più comuni ma rozzi, e che non apprezzo, ossia “propaganda” e “campagna” elettorale; se quest’anno infatti si vota per le regionali, nel 2023 sono previste le comunali.
La mia osservazione tende a voler mettere in risalto la necessità che la città di Modica, composta da persone civili, laboriose, oneste, da persone erudite e di spessore culturale, ma anche da persone semplici, da lavoratori e imprenditori, da persone impegnate in progetti di grande umanità, sappia dare il proprio contributo per non far scendere il confronto a livelli bassi cui spesso le competizioni elettorali ci fanno assistere.
Partendo dalle elezioni regionali, oltre alle ricandidature dei deputati uscenti più noti, lo sciclitano Orazio Ragusa della Lega, e il ragusano Nello Di Pasquale del PD, sabato 2 luglio verrà ufficializzata la candidatura di Ignazio Abbate, già sindaco di Modica per nove anni, candidato nelle liste dell’UDC. L’occasione verrà fornita dall’apertura della nuova sede del comitato elettorale in Corso Umberto 268, alla quale prenderanno parte i segretari nazionale e regionale dell’UDC, Lorenzo Cesa e Decio Terrana, l’Assessore Regionale alle attività produttive, Mimmo Turano, l’Assessore Regionale al Territorio e Ambiente, Totò Cordaro, l’Assessore Regionale all’Energia, Daniela Baglieri, il neo sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, il coordinatore provinciale UDC, Silvio Meli. L’incontro che sarà aperto al pubblico, è fissato per le 18.00.
Forse ne potranno spuntare altre in modo ufficiale, ma restando su Modica quella di Ignazio Abbate si sentiva nell’aria da tempo. Abbate dunque punta il passo verso Palermo. Non ho elementi per poter esprimere opinioni su Di Pasquale: lo ricordo di più quando era sindaco di Ragusa, eletto nella lista di Forza Italia, per aver impresso un notevole impulso all’attività amministrativa del capoluogo, ma sulla ricaduta del suo impegno di deputato sulla città di Modica non ho conoscenze; lo stesso dicasi per Orazio Ragusa, di cui conosco bene il percorso nell’ambito del centro destra con i suoi diversi riposizionamenti dall’UDC a Forza Italia e alla Lega, ma anche il suo impegno di deputato si è dispiegato con interventi finanziari per la sua Scicli e per i lavoratori della forestale; per il resto non saprei dire altro, ma in tal caso lo attribuisco alla mia ignoranza.
Ad ogni modo, al di là di ogni considerazione, penso che sia nell’interesse della città di Modica, non più direttamente rappresentata alla regione dai tempi dell’allora Presidente Giuseppe Drago, da Antonio Borrometi e Riccardo Minardo, tentare di ritornare ad avere un deputato regionale che possa impegnarsi per la popolazione iblea.
Certo è che questa candidatura di Abbate è il risultato di un percorso di impegno politico di lungo tempo in terra iblea: è stato consigliere provinciale, poi sindaco di Modica, e in questi anni l’immagine che ha dato di sé è stata quella di un politico tenace, caparbio, fattivo, pratico, decisionista, sempre pronto ad intervenire sul campo senza guardare tempo da spendere e provenienze politiche, atteggiamento che la gran parte dei modicani ha giudicato positivo e che altri hanno letto invece come “accentratore” e poco disponibile al dialogo. In verità in nove anni di sua amministrazione non sono mai state annunciate alla stampa crisi amministrative rilevanti, rimpasti e quant’altro; se fosse stato al contrario oggi potremmo parlare di incapacità di governo, di mancanza di autorevolezza, di debolezza e incapacità a tenere dritta la barra della gestione della vita comunale.
A me pare, ma è la mia personale visione, che Abbate sia stato percepito per nove anni come il sindaco dei modicani, non di alcuni o di pochi manovratori di palazzo, o di segreterie politiche; mi piace l’immagine che di lui ha dato il giornalista Emiliano Di Rosa, usando la metafora del “decespugliatore”, dandone una efficace spiegazione.
Credo che quel “Voltare pagina” di Ignazio Abbate, che fu lo slogan del suo manifesto elettorale per la candidatura alla carica di primo cittadino, si sia dispiegato in questi anni con l’esigenza di mettere al centro la città di Modica nel quadro di una azione amministrativa irta di difficoltà e problemi finanziari e in un confronto costante con quartieri, lavoratori, disoccupati, e quanti lavorano nei settori vitali dell’economia cittadina: il turismo, l’agricoltura, l’edilizia, le piccole e medie imprese, le realtà commerciali. A questi ha cercato di indirizzare l’operato della sua amministrazione, dando alcune risposte, quelle che è stato in grado di dare, e se a volte, in casi emergenziali, alla discutibile formalità degli atti amministrativi contestatagli legittimamente dall’opposizione, ha preferito il “buon senso” e la “dimensione pragmatica” dell’intervento immediato, credo lo abbia fatto sempre nell’interesse di Modica.
Nell’ amministrazione Abbate ci sono state molte luci, ma anche alcune ombre, e ognuno ha diritto di poter guardare sia le une che le altre, cosa quest’ultima che ritengo la più onesta. Penso dovrebbe essere ogni candidato, uscente o di prima discesa in campo, a dire nel confronto politico e nel rivolgersi agli elettori quali siano da ritenersi le opere concrete già realizzate e quali quelle che non si è riuscito a portare avanti nonostante ce ne fosse stato di bisogno. Staremo a vedere.
Ad ogni modo, la figura di Abbate che in questi nove anni è emersa nella città è stata quella di un uomo che ha saputo armonizzare il dialogo sia con le fasce medio-alte, sia con le fasce popolari, sia con il territorio e le campagne del modicano, sia con le fasce più deboli. Saranno state piccole cose che hanno mirato alla qualità della vita dei cittadini, alla qualità dei servizi pubblici, dell’ambiente e del territorio, del sostegno alle imprese; ma sono state realizzate. Certo sul piano di una crescita economica, dello sviluppo di infrastrutture e di una risposta occupazionale sarebbe stato necessario un di più , ma è quello che potrà forse arrivare se Modica e la provincia iblea lo sosterranno per l’Assemblea Regionale Siciliana, dove l’esperienza accumulata in questi anni e la sua fattività si potrebbero tramutare in risultati più efficaci per Modica e la terra iblea.
Mi permetto, a conclusione, solo di fare delle considerazioni generali che possano mantenere alto il livello della nostra comunità cittadina, al di là di dei candidati che potrannno presentarsi nella scenario politico che ci apprestiamo a vivere fino alla presentazione delle liste.
Come sempre, ogni appuntamento elettorale, apre l’orizzonte delle divisioni, dei commenti e delle opinioni tra cittadini, gruppi politici, movimenti, associazioni, fonti di informazione e questa mia osservazione dal basso, rubrica esistente da 20 anni, vuole rispondere a questo concetto di libero pensiero, non ad altro, atteso che fa parte del mio DNA di giornalista, di persona direttamente impegnata negli anni ’80 nella vita politica della Democrazia cristiana e dopo in aggregazioni di centro, e ancora nel campo della cultura, della poesia, della letteratura e della fede, salvaguardare il principio inalienabile del rispetto delle persone, di tutte le persone, siano esse di questo o di quell’altro orientamento politico, sociale, culturale, di qualsiasi sesso, razza e religione. E ognuno di noi, in base a questo principio ha il dovere di rispettare l’altro, anche se non ne condivide il pensiero, e il diritto di essere rispettato.
Queste mie osservazioni rispondono al bisogno di rasserenare gli animi per evidenziare il fatto che la politica e un qualsiasi appuntamento elettorale non sono “partite di calcio” e i cittadini dei tifosi. A questo ci induce il “mainstream” della stampa nazionale con l’uso dei verbi calcistici: “vincere-perdere”. In politica non ci sono vincitori né perdenti. E poi quale sarebbe la vincita e la perdita? Il potere, la visibilità , il successo, il denaro, la fama? O cosa altro? La politica è la capacità di leggere la storia, di offrire dei progetti ideali, morali calati nel concreto e nei bisogni di un popolo, dando l’idea e la visione di crescita di un paese, di una città, di una regione; è questo che bisogna guardare sfidando il detto pessimista e realista “nulla è cambiato e nulla cambierà”. Se ad un progetto serio di politica ne viene preferito un altro, vuol dire che è stato ritenuto più credibile ed efficace. Ci si stringe la mano tra concorrenti, uno assolve al proprio compito, l’altro vigila, augurando a chi avuto il consenso maggiore un buon lavoro. I fatti e i risultati permetteranno di dare dei giudizi.
E allora si eviti di fronte alle competizioni elettorali di fare confusione tra l’opinione e il gossip. Se l’opinione è l’esposizione di un giudizio critico su un programma, su un fatto, su un avvenimento della società, il gossip, termine che l’italiano ha preso in prestito dall’inglese, indica invece, nell’accezione più comune, il pettegolezzo, la chiacchiera inopportuna nei confronti di altre persone, tant’è che molti spesso ricorrono a pseudonimi.
Le elezioni che interesseranno Modica tra regionali e amministrative siano allora l’occasione per testimoniare che i giudizi politici e le opinioni non vanno usati come lotta politica per denigrare l’avversario. Fare commenti politici, esprimere opinioni e dare giudizi per strada, al bar, in famiglia, in un gruppo, in una associazione, nella stessa comunità ecclesiale, è sicuramente un fatto positivo, un esercizio di democrazia che concorre ad evidenziare i diversi punti di vista in ordine ai fatti che accadono, ma non possono, a mio giudizio, essere espressi con linguaggi “livorosi”, “aggressivi”, “astiosi”, “odiosi”, “rancorosi” e chi più ne ha più ne mette, così da trasformare il dibattito da luogo di pubblico e democratico confronto a un “verminaio” melmoso e fangoso. Tutto questo è sicuramente qualcosa da evitare! Almeno per me, gli altri facciano come credono.
Voglio pertanto richiamare quelli che secondo me sono alcuni principi generali cui oggi la TV pubblica e privata nazionale e i social ci hanno disabituati. E comincio con il “principio del rispetto”. Nell’esprimere opinioni credo non si debba perdere di vista il rispetto della persona verso cui si esprimono giudizi, anche quando questa dica, a nostro avviso, cose assurde e contrarie alle nostre opinioni politiche. Il rispetto è un valore senza “se” e senza “ma”.
Purtroppo il linguaggio mass mediale e della politica ha travalicato ogni forma di rispetto della persona, per cui accade che utilizzare termini come “faccia di bronzo”, “bugiardo”, “delinquente”, “arrogante”, oppure “vada a farsi fottere”, “leccaculo”, termini rivolti, il più delle volte, a politici, è ritenuta una cosa normale. Io credo che normale non sia. I commentatori e gli opinionisti non possono essere come dei “tifosi” guidati dal sangue ideologico-politico.
L’opinionista può anche essere un “tifoso”, ma il suo pensiero e relativo linguaggio non deve trascendere in sproloqui offensivi e velenosi. Il “principio del rispetto”, quando si rilasciano opinioni, tende a valutare i fatti non le persone, né può avere due pesi e due misure, altrimenti non si è credibili. Chi agisce così, non può ergersi a moralista degli altri. Non c’è peggio, infatti, dei moralisti senza morale.
E vado ad un secondo principio: “il principio dell’onestà intellettuale”. Quando si esprimono opinioni io credo che bisogna essere onesti; essere onesti intellettualmente non significa rinunciare al proprio punto di osservazione o evitare di prendere una posizione , ma ammettere che la verità non sta mai solo da una parte: solo quando ammetto la verità che è nell’altro, anche la mia potrà essere accettata. Chi pensa che nella propria opinione sia contenuta solo la verità e nient’altro che la verità tutta intera, fa violenza al dialogo, e allora la reazione fisiologica sarà la caduta nell’insulto e nella mancanza di rispetto.
E andiamo al terzo principio: “la centralità dell’argomento”. Noto che a volte che gli opinionisti vanno fuori tema. Alcuni commenti mostrano che non si è capito nulla del senso di un articolo o di una domanda, o di un pensiero; altri si fermano solo a qualche frase, altri, addirittura, parlano d’altro, creando maggiore confusione e depistando anche coloro che intervengono dopo.
La libertà è il dono più grande che noi possiamo avere, ma credo bisogna sforzarsi di usarla con correttezza e nella verità, così da contribuire alla costruzione del vivere civile. Dobbiamo sapere guardare i modelli migliori che in questa direzione ci sono e tralasciare esempi che minano la coesione della nostra società.
Ricordo a me stesso le parole di San Paolo quando dice: “Se invece vi comportate come bestie feroci, mordendovi e divorandovi tra voi, fate attenzione: finirete per distruggervi gli uni gli altri”(Gal.5, 15).

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