Che dirà Putin alla parata di domani?…l’opinione di Rita Faletti

Tempo di lettura: 2 minuti

1989: il Muro di Berlino cade davanti agli occhi stupefatti del mondo. 1991: la bandiera rossa con la falce e il martello viene ammainata dal palazzo del Cremlino e l’Urss viene ufficialmente sciolta. I due blocchi costituitisi dopo la Seconda guerra mondiale cessano di esistere, le repubbliche sovietiche diventano, almeno formalmente, stati indipendenti, e un inesplorato senso di libertà inizia a circolare. Eppure, lo smarrimento è grande nelle popolazioni che facevano parte dell’Unione sovietica, ben 170 etnie diverse, che si sentono orfane di patria. Nostalgia del passato? Sembra impossibile dopo gli orrori della Russia staliniana. Ma l’essere umano vai a capirlo. Se leggi i romanzi dello scrittore finlandese Paasilinna, che dell’Unione sovietica aveva qualche conoscenza, scopri l’inefficienza  di un regime immobile che si regge su una burocrazia gigantesca e corrotta, descritta con divertito sarcasmo: “Non di solo pane vive l’uomo, anche di scartoffie”. O l’ossessione del dissenso e della minaccia democratica: “Tutti i treni internazionali venivano perquisiti. Sembrava che due criminali politici fossero evasi dall’ospedale psichiatrico di Slavogrod e stessero tentando di fuggire all’Ovest. Non capisco perché non permettano a quei matti di attraversare la frontiera. Che vadano all’Ovest, se quello è il loro mondo ideale”. E la perquisizione si risolve in uno spuntino a base di foie gras e vino rosso offerto dal viaggiatore all’ufficiale di controllo. Un salto temporale e nella società russa la realtà di oggi non è così diversa da come Paasilinna la descriveva con tagliente ironia nei suoi libri. L’arrivo di Putin al Cremlino nel 2000 apre le porte alla speranza, in Russia come in Occidente. Ma una frase, per troppo tempo sottovalutata, “Una tragedia la dissoluzione dell’Urss e il crollo della Russia storica”, che Putin pronuncia, uccide ogni speranza e segna l’inizio di un percorso a tappe: la brutale azione militare in Cecenia, la guerra contro la Georgia, l’annessione della Crimea, l’intervento nel Donbas,  l’invasione dell’Ucraina. In mezzo, quattro mandati e il cambio della Costituzione per garantirsi il diritto di governare fino al 2036. E il filo ininterrotto con il passato: arresti, scomparse, uccisioni di giornalisti scomodi, storie londinesi di spie e avvelenamenti con il Novichok, corruzione di stato e di nomenklatura, spregiudicatezza della propaganda, arretratezza economica e sottosviluppo. Domani, 9 maggio, nella Piazza Rossa si svolgerà la parata per celebrare la vittoria di Stalin su Hitler nella “Grande Guerra Patriottica”, come i russi chiamano la Seconda guerra mondiale. In quell’occasione il capo del Cremlino potrebbe annunciare una vittoria o una guerra totale. La conquista del Donbas? Improbabile. Le truppe russe stentano ad avanzare. La presa di Mariupol? La città portuale assediata da oltre due mesi, pressoché rasa al suolo da bombe e missili, ancora resiste nella zona dell’acciaieria Azovstal. Dopo oltre 70 giorni di “operazione speciale”, quindicimila soldati uccisi, dodici generali eliminati, mezzi blindati bruciati e accartocciati, l’ammiraglia della flotta di stanza nel Mar Nero affondata, Putin non avrà nessuna vittoria da annunciare che sia credibile agli occhi del mondo. Non potrà neanche esibire la meravigliosa macchina da guerra russa. Alla parata sfilerà la brutta copia e in formato ridotto dell’Armata Rossa, un esercito impreparato e disorganizzato, una soldataglia che nei racconti alle famiglie, intercettati grazie all’uso di sistemi obsoleti di comunicazione, si è vantato di saccheggi e razzie nelle case ucraine, un esercito di accattoni che ha rubato di tutto, dalla ferramenta agli accessori e ai capi di abbigliamento di povere ucraine ammazzate, da portare alle loro compagne in Russia. “Che marca è? Che taglia?” Un esercito di stupratori, esortati nientemeno che dalle loro donne: “Violentale tutte quelle pu…ne delle ucraine, ma proteggiti prima!”  Un esercito di miserabili criminali premiati “per il coraggio e la forza dimostrati durante le azioni belliche per la difesa della patria e degli interessi dello stato”. Gli eroi che nella città di Bucha hanno fatto una strage di civili indifesi. Questo è ciò che è rimasto dell’onore di quell’armata che entrò a Berlino per liberare la città dai nazisti. Quindi? Il Cremlino ha detto che non ci sarà alcun annuncio di guerra totale, ma di certo, al grande show, tra bandiere della Federazione russa e bandiere sovietiche, non mancheranno i pezzi forti della potenza militare russa: l’aereo dell’Apocalisse e il missile balistico termonucleare RS-24 Yars. Putin eviterà le minacce all’Occidente e alla Nato, preferirà mettere sul piatto i simboli della forza.

© Riproduzione riservata
guest

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

28 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su email

Articoli correlati

RTM per il cittadino

Hai qualcosa da segnalare? Invia una segnalazione in maniera completamente anonima alla redazione di RTM

SEGUICI
IL METEO
UTENTI IN LINEA
Torna su
RTM INFORMA - LE REGOLE PER LA PREVENZIONE
RISPOSTE ALLE DOMANDE COMUNI