Italiani alla fame…l’opinione di Rita Faletti

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L’Italia, se si dà credito a certe descrizioni, è ridotta come un paese del Terzo mondo. Povertà sempre più diffusa, file sempre più lunghe alla Caritas, rinuncia alle cure mediche, disoccupazione. Un quadro desolante al quale fa da contraltare la detestata ricchezza di pochi che detengono la maggior parte del patrimonio mobiliare e immobiliare del Paese. La povertà esiste e non è certo l’annuncio dal balcone di un ministro della Repubblica a eliminarla, ed esiste la ricchezza, per fortuna, condannata come sterco del diavolo. Come sempre, la realtà non corrisponde alle narrazioni estremizzate, poco attendibili, in particolare se usate come strumento di propaganda politica. Della sinistra moralista d’antan, che dovrebbe altrimenti accontentarsi di fare la spola tra diritti civili e ambientalismo, e della destra, dove Salvini e Meloni hanno capito che il tema dell’immigrazione ha fatto il suo tempo e l’europeismo è condizione indispensabile per avere i denari del Recovery, argomento questo al quale gli italiani sono assai sensibili. Per sapere come stanno le cose, giacché nel dibattito pubblico la verità è occultata, bisogna leggersi i dati elaborati da Itinerari Previdenziali, il Centro studi diretto da Alberto Brambilla, le cui fonti sono l’Istat e il ministero dell’Economia. Gli ultimi dati sono riferiti alle dichiarazioni IRPEF del 2020, anno d’imposta 2019. Gli italiani erano allora 59,7 milioni e dalle “dichiarazioni” emerge quanto segue: 14,48 milioni dichiaravano 3.750 euro lordi l’anno, 11,66 milioni dichiaravano 11.250 euro lordi l’anno, 8 milioni ne dichiaravano 17.500. In totale, 34,14 milioni di contribuenti hanno pagato 14,7 miliardi di IRPEF, pari all’8,35% del totale d’imposta. Solo il 13,22%, cioè 5,5 milioni di italiani, meno del 10% della popolazione, ha dichiarato dai 35.000 euro in su, versando il 58,86%  di tutta l’IRPEF, senza però godere di alcuna agevolazione (servizio sanitario e altri servizi di cui beneficiano i tre gruppi precedenti, forniti da Stato, regioni, comuni). Se ai redditi di quest’ultimo gruppo si sommano quelli compresi tra i 29.000 e i 35.000 euro,  risulta che il 71% di tutta l’IRPEF è a carico solo del 21%. C’è  infine la fascia di chi ha dichiarato redditi superiori ai 100.000 euro (netti 52.000), pari all’1,21%, che versa il 19,56% dell’IRPEF. E’ la fascia, con le due precedenti, dei cosiddetti ricchi, ai quali i parlamentari della sinistra vorrebbero aumentare le tasse e applicare una patrimoniale. Una lezione esemplare a chi manda avanti la baracca quasi per tutti. E perché si sappia quanto indigenti sono davvero gli italiani, ricordiamo che il nostro Paese è al primo posto per possesso di abitazioni, autoveicoli, cellulari; i giocatori d’azzardo abituali sono 2,5 milioni nelle 140 mila sale scommesse. Siamo primi in Europa per le macchinette da gioco ubicate in 85 mila esercizi commerciali. Sono oltre 17 milioni i nostri concittadini che hanno giocato d’azzardo almeno una volta. In totale, nel Paese si rischiano tra i 127 e i 147 miliardi. E volete che nessuno consulti una maga? Per il piacere di essere imbrogliati, gli italiani spendono più di quanto venga accantonato annualmente per i fondi pensione. Inoltre, sono più di 8 milioni i pensionati assistiti totalmente o parzialmente dalla fiscalità generale, 3 milioni le persone che godono del reddito o pensione di cittadinanza e altri 3 milioni che beneficiano degli ammortizzatori sociali: moltiplicati per il numero medio di persone a carico (1,48) si scopre che 20 milioni di italiani sono assistiti dallo Stato. Quindi: chi paga le tasse? Per garantire  al 57% dei contribuenti, che versa un’imposta sul reddito pari a 15 miliardi, il diritto alla salute, alla scuola e all’assistenza, occorrono almeno 174 miliardi. La differenza è a carico del 13% dei contribuenti che dichiarano redditi al di sopra di 35.000 euro e che versano il 59% dell’IRPEF. Ma la povertà economica è spesso conseguenza della povertà educativa e sociale di cui soffrono circa 10 milioni di Italiani, molti dei quali affetti da dipendenza da alcol, droghe, ludopatie o da altri problemi alimentari come anoressia e bulimia. Povertà a parte, vantiamo un’economia sommersa di proporzioni stratosferiche e siamo, in Europa, tra gli ultimi per dinamica produttiva e investimenti. Un Paese di finti poveri governato da una classe politica la cui unica vocazione è il potere, garantito dalle marchette.

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