Personaggi degli Iblei di ieri…di Domenico Pisana

Ricordando il modicano Nino Maltese, l’uomo, l’intellettuale, il grecista, il Preside, a 19 anni dalla morte
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Il 16 novembre del 2002 moriva a Modica Antonino (detto Nino) Maltese, e ricordarlo a distanza di 19 anni non vuole essere un atto di retorica, un evento di mere reminiscenze encomiastiche, quanto il tentativo di rievocare una figura che nel panorama scolastico provinciale degli anni ’70 e ‘80 fino al suo congedo dalla scuola, avvenuto nel 1990, ha rappresentato una rarità culturale di rilevante livello.
Fare memoria di una persona che – direbbe San Paolo – ha lasciato la scena di questo mondo – è sempre un atto che non può non suscitare emozione in chi, come in colui che scrive, ha intessuto con lui rapporti di collaborazione scolastica nonché legami di condivisione culturale.
Ho avuto il piacere e l’onore di conoscere Nino Maltese per 10 anni e di essere stato, dal 1985 al 90, anche suo stretto collaboratore nella guida del Liceo Scientifico “Galilei” di Modica. Sono tanti i ricordi e gli episodi che riaffiorano alla memoria, a partire dalla impressione del mio primo incontro con Lui.
Era il 9 Settembre del 1980, data della mia assunzione in servizio, e mi presentai timidamente in Presidenza per conoscere il Preside dell’Istituto, del quale – mi si diceva – era nota la solida preparazione e la vasta conoscenza del mondo culturale greco-latino. La sua figura seria e distinta e in atteggiamento di sicurezza mi procurò non poco imbarazzo; percepì subito, io molto giovane, quasi un ragazzo, di essere di fronte ad un monumento della cultura classica: bastò però una sua battuta scherzosa, come era nella sua indole, a sciogliere subito quel clima austero che l’impatto iniziale aveva creato nella stanza della Presidenza.
Nino Maltese mi volle bene subito, forse perché avvertiva questa mia insicurezza, che io cercavo di compensare con la disponibilità a venire incontro a qualsiasi esigenza della scuola ogni qualvolta mi chiedeva o di fare una supplenza o di occuparmi di qualche problema inerente l’attività scolastica.
E la mia sorpresa più grande fu quando, nel 1985, allorché andò in pensione il Prof. Saverio Saluzzi, altro personaggio importante degli iblei poeta, saggista, critico letterario, Maltese diede indicazione al Collegio dei docenti per la mia elezione a suo collaboratore. Rimasi nel contempo stupito e onorato, e con tremore iniziai il mio cammino di collaborazione. In realtà iniziai il mio cammino di formazione scolastica, perché il mio rapporto con lui era quasi da allievo a Maestro, un rapporto che mi dava entusiasmo, che mi faceva amare la scuola, mi faceva capire cosa voleva dire assumersi delle responsabilità.
Maltese si presentava a scuola sempre distinto e con il volto atteggiato a serietà; si notava nello sguardo e nella sicurezza dell’incedere la tranquillità di un animo che affrontava la scuola nelle sue varie espressioni, docenti, personale non docente e studenti, conscio dell’autorevolezza che gli proveniva dalla sua preparazione culturale, tant’è che a tutti rispondeva con precisione e padronanza, smorzando con fini battute e frasi ad effetto momenti a volte di tensione.
Tante cose si potrebbero dire sulla ricca personalità di Nino Maltese, ma voglio soffermarmi su tre aspetti che mi sembrano significativi per ricordarne oggi la memoria: 1)anzitutto l’uomo; 2)poi l’intellettuale e il grecista; 3) infine il Preside.

  1. L’uomo

Nino Maltese pur dall’alto della sua vasta cultura era un uomo a portata di mano; sapeva entrare in colloquio anche con le persone meno colte; sapeva usare un linguaggio accessibile a chiunque, e ne sapeva qualcosa tutto quel personale di segreteria in servizio nel Liceo durante gli anni della sua Presidenza.
Era un uomo amato e temuto; si faceva amare per la sua giovialità e disponibilità, per le conversazioni piacevoli che intratteneva quotidianamente con il personale della scuola e con i docenti: la porta della sua Presidenza voleva che restasse sempre aperta. Si muoveva con intelligenza ed era capace di disorientare, con lampi improvvisi di arguzia sorridente, gli interlocutori più scaltriti.
Era un uomo che conosceva bene la psicologia degli alunni; questi sapevano che al Preside Maltese si poteva chiedere e si potevano inoltrare richieste, molte volte esaudite, ma sapevano anche che con Lui non si poteva ricorrere a furbizie: il suo parlare era si, si, non, no.
Intere generazioni di alunni si sono formate alla sua scuola, trovando in lui un punto di riferimento nel vasto campo della cultura. E molti di questi alunni, ai quali seppe fare apprezzare la ricchezza dei classici latini(Virgilio, Orazio, Cicerone, Seneca )e greci, oggi sono professionisti affermati nella società, uomini di prestigio a livello culturale e sociale.
Nino Maltese era l’uomo che sapeva dare senso anche ai momenti di pausa della mattinata scolastica: chi lo ha conosciuto non avrà dimenticato sicuramente le piacevoli discussioni con lui non su banalità, ma su fatti e avvenimenti che andavano dalla politica all’economia, dalla letteratura alla filosofia, dai problemi della scuola ai fatti del giorno.
Erano momenti in cui emergeva l’uomo nella sua serenità più profonda, nella sua naturalezza espressiva, nel suo dire anche umoristico, nelle sue affermazioni di commento anche alle cose più semplici, nei suoi atteggiamenti che davano spazio al sorriso e alla battuta scherzosa e frizzante.

2. L’intellettuale, il grecista

Nino Maltese fu sicuramente un grande intellettuale e la sua vasta preparazione culturale, in campo umanistico, gli permetteva nelle sue ricerche di spaziare dalla storia alla letteratura, dall’arte alla numismatica, dalla filosofia alla teologia. La sua maestria e abilità attiravano tutti, rendendolo autorevole non perché si imponeva, ma perché sapeva, perché era in grado di elevarsi al di sopra di tutti senza ostentare le sue conoscenze.
Nino Maltese era un “intellettuale sui generis”; non amava protagonismi, né fare sfoggio della sua cultura di grecista e latinista; studiava e faceva ricerche nel silenzio. Euripide diceva “troppe parole non sono mai indizio di vera sapienza”: ebbene i discorsi ufficiali di Nino Maltese non amavano le troppe parole, le parole ampollose, enfatiche; la sua saggezza consisteva nel saper dire molto con poche parole, a differenza dello sciocco che con molte parole spesso non dice nulla.
Anche dopo il pensionamento non smise di leggere e approfondire i suoi interessi nel campo della letteratura latina e greca; ho ancora vivo il ricordo di una sua telefonata con la quale mi pregava di potergli fare recapitare un libro di Macrobio, del quale stava approfondendo il pensiero e le opere.
Nino Maltese rifuggiva i momenti culturali che la città di Modica offriva; non per superbia, ma perché era suo convincimento che la cultura non avesse bisogno di esteriorizzazioni a volte prive di consistenza. Più volte, a tal proposito, gli dicevo che non condividevo questa sua visione troppo ad intra della cultura; gli facevo notare spesso che un intellettuale come lui non poteva circoscrivere la sua cultura all’interno della sua abitazione o di un ristretto gruppo di amici o di un circolo; “Lei, Preside – gli dicevo spesso – sarebbe di grande giovamento alla nostra realtà culturale locale”.
Ma il suo carattere non era propenso a forme di attivismo; egli amava il godimento della lettura silenziosa, della riflessione ristretta tra amici, ove le sue doti e le sue spiccate capacità comunicative si mettevano in piena evidenza, tant’è che era sempre lui a tenere vivace e alto il profilo della discussione.
Nino Maltese già da giovane ebbe modo di farsi apprezzare per le sue doti intellettuali; le sue frequentazioni culturali con famosi docenti del mondo accademico erano in quel periodo una testimonianza; egli aveva infatti un acume critico di eccezionale rilievo e sapeva accostarsi ai testi greci con una abilità non comune: nella sua stanza di Presidenza spesso lo trovavo con classici greci in mano, che leggeva direttamente dal greco.
Questa sua intellettualità Nino Maltese seppe bene coniugarla con il realismo della vita; egli guardava sempre gli accadimenti della storia con l’occhio dell’ermeneuta, leggeva i fatti per coglierne i significati più profondi e spesso le sue valutazioni erano attraversate dal desiderio di ricerca della verità oggettiva.
La sua capacità di razionalizzare anche il dolore che negli ultimi anni della sua esistenza lo aveva avvolto, era evidente in quel suo stato d’animo sempre pronto a reagire e ad affermare la volontà della vita sulla sofferenza, dello spirito sul corpo; i miei ultimi incontri e colloqui telefonici mi diedero la consapevolezza della sua statura interiore, che, nonostante la consumazione lenta del corpo e della memoria, appariva risoluta e tenace e stoicamente tranquilla.
Scriveva Seneca: “Le avversità potranno strapparti la ricchezza, ma non la forza d’animo”; in Nino Maltese c’era una forza d’animo che lo sosteneva, che lo aiutava a lottare per la vita, e questa forza non poteva che essere quel “sensus fidei” da lui non manifestato apertamente, ma che era nell’orizzonte della sua riflessione interiore.
Egli non mi esternò mai palesemente le sue convinzioni religiose, ma lo vedevo interessato alle questioni teologiche; discuteva di “fides et ratio” con impareggiabile capacità, perché i suoi fondamenti erano nella visione del Logos greco.
Nino Maltese amava molto discutere di letteratura greca e latina prendendo spunto anche da fatti della cronaca giornaliera; al centro dei nostri colloqui, tra un caffè ed una granita, colloqui nei quali avvertivo la mia pochezza quasi di allievo, c’era a volte la poesia di Lucrezio, poeta della ragione e dell’angoscia, poeta che canta la vulnerabilità dell’uomo, granello di sabbia nell’universo; a volte c’era la visione politica di Cicerone, che chiedeva agli uomini politici il servizio, mentre Platone chiedeva il sapere; altre volte le satire di Orazio, con cui questi rinfacciava agli uomini i loro vizi e con le quali satireggiava la follia umana, l’incontenibilità, la stoltezza, l’ambizione, l’incostanza, gli eccessi.
Su questi temi l’intellettuale Nino Maltese si intratteneva con maestria ed io, come allievo, apprendevo la sua capacità di collegare e attualizzare i classici latini nell’ hic et nunc della realtà contemporanea.
E che dire poi degli autori greci su cui egli a volte si intratteneva; mi ricordava spesso le parole di Sofocle: Prof. Pisana – non lo dimentichi – “i dolori più grandi sono quelli di cui siamo consci di esserne stati la causa”. E quando, a volte, all’interno dell’Istituto si verificavano incomprensioni tra docenti o con genitori, mi invitava a fare mie le parole di Euripide, quando diceva: “molte volte un silenzio vale più di una risposta”. Era con questa sapienza intellettuale che Nino Maltese guidava il Liceo Scientifico “G. Galilei” di Modica, e che riusciva a gestire la vita della scuola; era con questa capacità culturale che egli si accostava ai docenti, dai quali pretendeva anzitutto il sapere, la preparazione e poi il resto.
Nino Maltese era un esperto di numismatica; collezionava monete antiche, aveva la passione per l’arte e sapeva riconoscere i reperti antichi con acutezza critica; i suoi interessi si muovevano verso le opere d’arte egizia e le sue conoscenze spaziavano da un capo all’altro con passione e disinvoltura. Ricordo che, un giorno, fui testimone di una sua conversazione su questioni di arte con un docente di storia dell’arte di Comiso, che gli fece poi il dono di una sua scultura essendo rimasto colpito della preparazione che il Maltese possedeva nel campo storico-artistico.
Un vero intellettuale, un letterato, un eclettico del sapere era, dunque, Nino Maltese; se non ha lasciato pubblicazioni è perché studiava per sé e perché scelse di vivere euripidianamente appartato, quasi amante della tranquillità e della solitudine, ove egli godeva proprio della sua inclinazione greca alla teoresi. Egli viveva la sua dimensione pubblica solo in cerchie ristrette di amici, in momenti di socialità all’ex Circolo Unione di Modica, ove sostava in sereni incontri di convivialità.
Proprio al Circolo unione lo raggiunsi qualche volta per motivi scolastici; la mia impressione, dal modo con il quale egli si relazionava con i soci, era che godesse di stima e di apprezzamento, soprattutto per le sue frasi ad effetto e per il suo eloquio fluente e ricco di fantasia.
Nino Maltese ebbe modo di riversare il suo acume di intellettuale anche nel campo della politica; ricordo mi accennò vagamente della sua militanza politica nel ex Partito liberale italiano, come ricordo le sue lucide analisi della situazione politica nell’epoca del Craxismo e del pentapartito. Ciò che colpiva dei suoi ragionamenti era il forte senso dello Stato e delle Istituzioni che egli aveva, verso i quali i suoi giudizi erano ponderati e sostanzialmente corretti, non dettati da viscerali precomprensioni ideologiche. Discutere di politica piaceva molto a Nino Maltese e, come già evidenziato precedentemente, i suoi discorsi tendevano a sottolineare l’importanza del sapere per poter essere buoni politici.

3. Il Preside

Nino Maltese divenne Preside giovanissimo; ad appena 27 anni già ricopriva un ruolo di prestigio qual è quello della Presidenza scolastica e in un tempo in cui la scuola era molto esigente sul piano della formazione culturale.
Guidava il Liceo Scientifico di Modica rifuggendo da quelle forme di burocraticismo e formalismo che la scuola di oggi, divenuta quasi un piccola Azienda, ha purtroppo imposto ai nuovi dirigenti scolastici; egli andava alla sostanza, non badava molto alle formalità, non amava lungaggini negli incontri dei Consigli di classe e del Collegio dei docenti; il suo motto era: “non un minuto in più né un minuto in meno, ma quello che è necessario”. In pratica, egli non amava le discussioni inutili, i verbalismi insignificanti, ma guardava ai contenuti reali, ai problemi didattici nella loro essenzialità. Il suo rapporto con i docenti si muoveva in un clima di cordialità; stimava i più preparati, i più colti, e a quei docenti, ove egli individuava una debolezza professionale, riusciva in maniera elegante e discreta a sollecitare e spronare un impegno di studio e di preparazione per il bene della scuola e degli studenti.
Ciò che a lui, come Preside, stava a cuore era la preparazione culturale e la didattica, tant’è che ai docenti trasmetteva questa sua esigenza in maniera evidente; egli non guardava alla “quantità” di ore e di minuti che un docente impiegava nell’esercizio della sua attività scolastica, quanto alla “qualità” della sua azione didattica in classe con gli allievi; non poneva in essere alcun controllo diretto dei docenti, ma sapeva, grazie al suo acume ed intuito culturale e alla sua esperienza accumulata negli anni, chi lavorava seriamente, chi riusciva bene con gli alunni, chi si muoveva con difficoltà e chi non concludeva nulla.
Nino Maltese era il Preside delle “cose essenziali”: lezione in classe ben fatta, studio ed impegno degli allievi, colloqui con i genitori, consigli di classe e Collegio dei docenti necessari ed indispensabili, coordinamento tra didattica e gestione amministrativa della scuola, attività parascolastiche significative e intelligenti per non distrarre gli alunni dall’applicazione allo studio.
A 19 anni dalla morte Nino Maltese è rimasto certamente nella memoria di quanti lo hanno apprezzato e stimato; se il tempo ha sbiadito i ricordi, sicuramente non ha cancellato gli insegnamenti che egli, pur tra i difetti che appartengono alla fragilità di ogni essere umano, ha saputo dare a quanti lo hanno incontrato sul cammino della vita.
Nel concludere il ricordo di questo personaggio, non posso che dirgli con le parole di Ovidio: Nino, “abbiti come regalo il cielo”!

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