Personaggi iblei: ricordando Maria Iemmolo… di Domenico Pisana

Preside, saggista e scrittrice modicana, deceduta ieri all'età di 84 anni
Tempo di lettura: 2 minuti

Un altro personaggio modicano che ha scritto pagine di storia della città se n’è andato. Parliamo di una donna colta e impegnata, Maria Iemmolo, che ha contribuito sia come docente che come Preside dell’Istituto Tecnico “Archimede” di Modica, alla formazione di diverse generazioni di giovani. E’ deceduta ieri, all’età di 84 anni, dopo una lunga malattia che l’aveva costretta a restare ai margini della vita sociale e culturale della città.
La sua esperienza umana ha conosciuto l’impegno politico, tant’è che era iscritta al PCI di Modica e nel 1975 fece il suo esordio da consigliere comunale a Palazzo S. Domenico. Il sindaco del tempo, Carmelo Ruta, compagno di partito, la volle nel corso del suo primo mandato alla guida dell’assessorato alla polizia urbana. Fu donna decisa e intellettualmente onesta e si dedicò alla poesia, alla letteratura e alla ricerca storica.
Maria Iemmolo è sicuramente da annoverare tra le intelligenze più significative non solo della vita culturale di Modica, ma anche dell’area iblea. Ha dedicato gran parte della sua esistenza alla scuola, agli studi, alla ricerca, inserendosi nel dibattito culturale e politico con articoli e saggi di vario genere pubblicati in vari periodici e riviste. Lo spessore della sua scrittura ha trovato spazio in parecchie pubblicazioni che vanno dal 1987 al 2008, tra le quali meritano di essere citate “Giombarresi e il suo mondo”, “L’attualità del pensiero e dell’impegno politico di Carlo Papa”, “La ricerca storica sui 130 anni di vita culturale ed educativa dell’Istituto Tecnico Archimede di Modica”, “Modica, città dei tesori”, “Dieci poesie di Salvatore Puma”, “Poeti dialettali del secondo Novecento nell’area iblea, “Alla ricerca delle spighe perdute”, edito dal Centro studi “Feliciano Rossitto” di Ragusa.
Insomma un lungo percorso letterario e di ricerca, in cui si è rivelata una scrittrice attenta, puntuale, meticolosa e, direi, rigorosamente esigente con se stessa e con l’oggetto delle sue attenzioni. La sua analisi è andata sempre alle radici, scavando, puntualizzando e selezionando, al fine di cogliere ciò che più vale e conta.
Vogliamo onorare la sua memoria occupandoci dei due suoi ultimi volumi già citati. Anzitutto “Alla ricerca delle spighe perdute”, che venne presentato nel febbraio del 2010 al Caffè Letterario Quasimodo di Modica.

1.“Alla ricerca delle spighe perdute”

L’opera, che porta la prefazione dello storico di Santa Croce Camerina Giuseppe Miccichè, ci offre uno spaccato sul lavoro degli spigolatori di Modica e ricostruisce, con un lavoro organico e documentato sull’argomento, dati attinti dalla memoria di spigolatori superstiti, precisando le cause dell’ emigrazione temporanea di tante famiglie, le particolarità di vita, gli strumenti e le modalità di lavoro colti in un contesto economico – politico – sociale che via via si trasformava avviando il fenomeno alla estinzione. Il libro della Iemmolo rappresenta un punto di riferimento essenziale per la conoscenza storica di un periodo che ha visto tante famiglie del modicano vivere l’esperienza della spigolatura; un testo che sollecita a guardare in avanti senza dimenticare la nostra storia, le nostre radici e quanto ha fatto da sedimentazione per l’avvio di nuovi processi di sviluppo e di crescita.
“Con una prosa bella, facile e piana, – scriveva il preside modicano Nino Barone su “La Vita diocesana” del 28 giugno 2009, la Iemmolo ha fatto rivivere uno spaccato di storia modicana, indagata nella sua classe più povera, con una ricerca minuziosa e precisa. Il volume è ben articolato e guida il lettore in un mondo antico e insieme nuovo. Una terminologia precisa, la ricchezza di particolari, uno splendido corredo fotografico formano un unicum di vasto respiro. (…) Questo libro, cosi efficace nella collocazione dei suoi temi, mi ha veramente colpito, affermava Nino Barone – al di là della “informazione” e del “linguaggio”, al di là di una realtà storica fin qui da nessuno esplorata e illuminata, per due aspetti originali e belli, che gli danno tanto valore. Anzitutto la collocazione storica della spigolatura in un quadro socio – politico che induce il lettore a risalire dalla ristrettezza del panorama locale, alla visione di un momento storico di vera rilevanza; il secondo aspetto è il fatto che tutta la narrazione è ingentilita dall’umanità della scrittrice attraverso la partecipazione commossa alla sofferenza degli spigolatori.
C’è, dunque, accanto alla valenza storica data al racconto, questo unirsi alla sofferenza di quella gente, c’è, accanto alla gioia del narrare, l’attenzione calda all’intimità di questa umanità in cammino, per strade polverose e incerte: così si fa insieme storia e letteratura! Opera bella, precisa, esauriente che mancava nella storiografia siciliana, e si colloca accanto all’opera dei grandi storici siciliani, dal Pitrè al Guastella”.

2. “Poeti dialettali del secondo Novecento nell’area iblea”

L’altro testo di Maria Iemmolo, “Poeti dialettali del secondo Novecento nell’area iblea”, è un corposo saggio che costituisce il primo documento antologico di studio dei soli poeti dialettali iblei e che e si aggiunge alle altre quattro antologie che mettono insieme sia poeti in lingua che in dialetto: “Il vento a corde dagli iblei” di Carmelo Conti; “Poeti della Provincia di Ragusa”, di Emanuele Schembari; “Di alcuni poeti contemporanei dell’area ragusana” (Prima e Seconda serie) di Saverio Saluzzi; e “Poesia negli Iblei” dello scrivente, che la Iemmolo non manca di citare nella bibliografia del libro.
Prendendo in mano questo volume, sorge spontanea una domanda: in un tempo di globalizzazione come il nostro, in cui le singole territorialità sembrano perdere la loro identità, ha senso ancora guardare al dialetto? Alle nuove generazioni di oggi, immerse nel mondo dei social, delle tecniche più sofisticate, è proponibile un’attenzione al nostro dialetto attraverso una rassegna di poeti come quella curata dalla Iemmolo? La risposta è sì, e per un duplice ordine di motivi:
– primo, perché il nostro dialetto siciliano, come fa rilevare Maria Iemmolo, non è semplicemente una lingua, ma l’espressione e la testimonianza della civiltà rurale iblea, nella quale siamo cresciuti e ci siamo formati e che i poeti da lei esaminati ben rappresentano;
– secondo, perché il dialetto non è solo un sistema di espressione del pensiero con le sue leggi grammaticali, ma è soprattutto un “valore”, è “parola”, cioè linguaggio detto in una situazione vissuta. Insomma, il dialetto ibleo è per Maria Iemmolo un andare alle nostre radici, alla nostra storia, alla memoria dei nostri padri, è rivisitare un mondo che ci appartiene. In questo senso questo suo libro è stato concepito come un messaggio teso a ricordare la nostra storia cantata dai poeti e a far cogliere ai giovani di oggi la forza dei “valori morali, religiosi, sociali e familiari” presenti nella civiltà iblea e che hanno trovato la loro sintesi nella forza del dialetto vernacolare.
Lo studio di Maria Iemmolo non è una critica letteraria generica, qualunquista, priva di ricerca semiotica; tutt’altro, la sua indagine critica si sviluppa rimanendo fedele ai testi e obbedendo a criteri interpretativi che sanno individuare il “leit motiv” delle varie opere, per poi decodificarlo con un discorso critico capace di fare entrare il lettore nella dinamica più profonda della poetica dell’autore.
Il linguaggio critico della Iemmolo si snoda, nei vari saggi, con una ricchezza e densità di apporti interpretativi che illuminano e dipanano la tessitura lirica dei vari poeti; la sua indagine critica, in questo saggio, poggia sostanzialmente su tre momenti interpretativi: anzitutto il livello semiologico con lo studio delle opere dei poeti dialettali; in secondo luogo, il momento della “decodificazione del sintagma”, vale a dire l’enucleazione e interpretazione sintetica della comunicazione poetica con le sue relative implicanze sul piano del vissuto umano del poeta e del suo messaggio, sia palese che metapoietico; infine, come terzo momento, la “critica del paradigma”: la Iemmolo , in pratica, opera una analisi dell’organizzazione della forma letteraria e del codice linguistico utilizzato dai poeti, valutando non soltanto quel che è presente nel testo poetico, ma anche quanto virtualmente poteva esserci.
I poeti antologizzati sono in tutto dieci 10 e colpisce un fatto: non sono in ordine alfabetico, poiché la criteriologia seguita è stata “per scuole di pensiero”, “per generazioni”, per indirizzi dialettologici .
La selezione dei poeti fatta dalla Iemmolo non è, poi, di merito, ma è legata all’occasionalità di una conversazione letteraria tenuta in uno dei sabati letterari del Caffè Quasimodo di Modica.
Una domanda appare essenziale: che cosa hanno in comune questi poeti iblei e in che cosa invece si differenziano. L’elemento comune è dato dai “nuclei tematici” che si trovano oggettivati nei versi delle raccolte dei vari poeti: la natura e il paesaggio ambientale, la campagna, i giochi, gli affetti familiari, l’infanzia, il lavoro nei campi, la caccia, la fede e le feste religiose, la vita di quartiere e il senso dell’amicizia, la morte e la solitudine, il ricordo di un tempo che non c’è più. L’elemento che invece differenzia i vari poeti è l’uso del dialetto che presenta tipologie fonetiche e grammaticali differenti nel loro dispiegarsi tra i vari versanti iblei: quello del modicano, quello del ragusano e dell’ipparino.
I poeti del versante modicano analizzati dalla Iemmolo sono Elio Galfo, Carmelo Assenza, Salvatore Puma, Giovanni Ragusa, Franca Cavallo e Silvana Blandino, mentre per quanto riguarda il versante ragusano ed ipparino, i poeti oggetto di studio della Iemmolo sono Carmelo Lauretta, Umberto Migliorisi, Pippo di Noto e Francesco Giombarresi.
Un personaggio, Maria Iemmolo, che come tanti altri di cui ci siamo occupati, si è speso per Modica , che con il suo contributo ha fatto crescere la cultura del nostro territorio e che merita di rimanere nella memoria collettiva degli Iblei.

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