
VITTORIA, 20 Aprile 2026 – Un risveglio nel buio, una stretta gelida al collo e la lotta per la vita. Quella che doveva essere una notte tranquilla si è trasformata in un incubo per la figlia del noto artigiano ebanista Dino Genovese, scomparso solo un mese fa. L’episodio, avvenuto lo scorso 8 aprile nel pieno centro storico, è trapelato solo nelle ultime ore, scuotendo profondamente la comunità ipparina.
Il malvivente si è introdotto nell’abitazione forzando l’ingresso. Dopo aver rovistato tra le stanze nel silenzio della notte, si è diretto verso la camera da letto dove la donna riposava. È stato lì che la situazione è precipitata: la vittima è stata svegliata bruscamente dall’uomo che, con ferocia, le ha stretto le mani attorno alla gola.
In un momento di puro istinto di sopravvivenza, la donna non si è lasciata sopraffare. Nonostante il terrore, ha reagito con estrema determinazione, riuscendo a mordere con forza la mano dell’aggressore. Questo gesto ha colto di sorpresa il criminale, permettendole di divincolarsi e sfuggire a una morsa che poteva rivelarsi fatale.
Ancora scalza e sotto shock, la donna è riuscita a correre fuori in strada, chiedendo aiuto prima di accasciarsi al suolo. Le sue grida hanno allertato i vicini, che hanno immediatamente chiamato il 118 e le forze dell’ordine. Trasportata in ospedale, i medici le hanno riscontrato diverse lesioni al collo, con una prognosi di cinque giorni, oltre a un forte stato di agitazione.
Il ladro è riuscito a dileguarsi nell’oscurità portando con sé solo pochi spiccioli, un bottino irrisorio se paragonato alla gravità della violenza commessa. I Carabinieri, che hanno avviato le indagini, stanno setacciando la zona alla ricerca di indizi o immagini di videosorveglianza.
L’episodio ha alzato il livello di allerta a Vittoria: nelle ultime settimane erano stati segnalati diversi tentativi di effrazione nella zona, ma nessuno aveva mai raggiunto una tale soglia di aggressività. La comunità ora chiede risposte e maggiore sicurezza, mentre resta il trauma di una violenza consumata tra le mura di casa, nel ricordo ancora fresco del caro ebanista scomparso.





