Fedez nuovo eroe della sinistra? …l’opinione di Rita Faletti

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Karl Popper sosteneva che una società aperta e tollerante deve imporre un limite alla sua stessa tolleranza. Essere un artista con milioni di follower dà la libertà di salire su un palco per fare propaganda politica a favore o contro qualcosa o qualcuno? Fino a che punto? Al concertone del Primo Maggio Fedez ha dato la risposta: “Io sono un artista e dico quello che voglio”. E dal palco, nonostante il tentativo di censura della Rai, è partita la lista di nomi e cognomi di leghisti che hanno detto cose terribili sull’omosessualità. Nulla da eccepire sulla condanna di un crimine e poco importa se puntare il dito contro chi non ha possibilità di replica è diffamazione quando a farlo è un popolare rapper che ha dodici milioni di follower. In questo caso la diffamazione si chiama coraggio. Il crimine è l’omotransfobia, oggetto del ddl Zan, approvato alla Camera e calendarizzato al Senato da Pd Leu e M5s.  Salvini era il vero target dell’attacco frontale, obiettivo scontato e doveroso della sinistra orfana di leader e fattrice sterile in fatto di idee, che ha affidato a una webstar la missione di combattere le battaglie per i diritti civili a cui il partito si è consegnato dimenticando quelle per i diritti sociali, origine del consenso e del legame con la propria base elettorale. I diritti identitari hanno sostituito i temi del lavoro e della disoccupazione e le star sono diventate le protagoniste di questa sinistra del politicamente corretto, rinnovata e inclusiva a parole, elitaria nei fatti.  Sulle ali del cambiamento sarà il partito Ferragnez a guidare  il Pd e i suoi alleati? Conte si è subito affrettato a dire: “Io sto con Fedez”. Del resto una celebrità ha molte più probabilità di avere un vasto seguito e influenzare le folle facili agli innamoramenti di quanto non ne abbiano dieci tra i più gettonati esponenti dei tre partiti della ex maggioranza. E veniamo al decreto Zan con cui si vuole tutelare chi subisce reati fondati sul genere, sul sesso, sull’orientamento sessuale e l’abilismo. Non tutti lo condividono e il motivo è che il nostro ordinamento sanziona già i delitti cui esso fa riferimento. I giudici infatti possono punire il reato di diffamazione anche se non accompagnato da atti di violenza. Quindi, il decreto non è utile dal punto di vista normativo, ma simbolico. Contro di esso si sono espresse anche alcune femministe, preoccupate del fatto che la proposta legislativa che condanna l’omotransfobia estende i crimini di odio anche alle cosiddette “identità di genere”, espressione con cui si sostituisce l’identità basata sul sesso con un’identità basata sul genere dichiarato. Ovvero il genere non dipenderebbe da fattori biologici ma dal sesso cui si ha la percezione di appartenere e che si è scelto. “In questo modo la realtà dei corpi viene dissolta”, hanno detto. Il polverone che si è alzato sulla questione prescinde dal ritenere giusto difendere i diritti di alcune categorie che nessuno intende negare, il punto centrale è se sia giusto o meno stigmatizzare pareri diversi su una legge. Fedez è intransigente: ha trasformato in fascisti tutti quelli che discordano sul ddl Zan. Allora se la libertà di pensiero è incontestabile e qualsiasi opinione è legittima, per quale motivo la tolleranza non deve porre limiti all’intolleranza di chi vuole imporre le proprie idee ritenendole migliori delle altrui?

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