Vaccino? Saltiamo la fila!…l’opinione di Rita Faletti

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Differenze di mentalità come dimostra il salto della fila. Il più grande impero coloniale del mondo e l’Africa orientale italiana. La Gran Bretagna di Boris Johnson che ha brillantemente superato il test nella lotta alla pandemia e riaperto con cautela le porte alla normalità, e l’Italia dove c’è chi ha scritto un libro propaganda sul modello italiano di lotta al virus ma ogni giorno registra oltre 400 morti.  Da 1564 decessi il 31 di gennaio ai 9 di ieri, la strategia decisa dal primo ministro britannico,  lockdown prolungato in concomitanza con una campagna vaccinale spedita, ha rimosso le perplessità che ne avevano appannato l’immagine dopo l’azzardo iniziale di perseguire l’immunità di gregge lasciando alla popolazione libertà di muoversi e al virus licenza di uccidere. Il perennemente scapigliato BoJo ha scelto ancora una volta un approccio improntato al rischio in contrasto con i suoi omologhi europei: somministrare la prima dose del vaccino domestico AstraZeneca prima dell’autorizzazione dell’Ema, l’Agenzia europea dei farmaci, e ritardare la seconda per assicurare la copertura al maggior numero di persone, non completa ma sufficiente a minimizzare le conseguenze di un eventuale contatto con il virus e le sue varianti.  A partire dal personale sanitario in prima linea, le categorie fragili e gli over 80, a tutt’oggi in Gran Bretagna sono state vaccinate le fasce over 70 e poi  60, è stata avviata la somministrazione degli ultracinquantenni e a breve toccherà agli over 45. Finora, il 46 per cento della popolazione ha ricevuto la prima dose e l’8 per cento il ciclo completo. L’obiettivo di vaccinare tutti i cittadini sopra i 18 anni sarà realizzato entro la fine di luglio. Un traguardo possibile grazie alla determinazione del premier che non ha esitato davanti al rischio di rari decessi per trombosi venosa cerebrale a fronte di migliaia di decessi per Covid. Intanto che l’Europa aspettava il pronunciamento di Ema, in Gran Bretagna si vaccinava 24 ore su 24, 7 giorni su 7. In Italia  diffidenza e allarmismo hanno causato defezioni e molti flaconi sono tuttora chiusi nei frigoriferi. La vicenda di AstraZeneca si ripete con l’americano Johnson&Johnson che negli Stati Uniti è stato sospeso in attesa di approfondimenti. I flaconi arrivati in Italia sono depositati al fresco (-25°) in attesa del via libera. Negli Stati Uniti la campagna vaccinale è avanzata al punto che tenere un vaccino in stand by non comporta conseguenze. La nostra situazione è più seria perché l’alto tasso di mortalità riguarda le persone fragili e gli anziani, che hanno fatto le spese anche della cattiva coscienza di trasgressori salta-fila e dei loro amici e amici di amici. Tre milioni e centomila dosi rubate a chi ne aveva diritto. Da nord a sud infatti, con esclusione di Lazio e Veneto che hanno condotto una campagna vaccinale stile Israele, le altre regioni, in particolare Toscana, Puglia e Sicilia, si sono distinte per aver privilegiato le corporazioni. Dirigenti, magistrati, avvocati, commercialisti, docenti universitari, amministrativi, assistenti sociali, veterinari, giardinieri, manutentori, addetti alle mense, cuochi, studenti iscritti al terzo anno di Medicina, gente che un reparto Covid lo vede con il binocolo. Nella Puglia di Emiliano, che per essere confermato presidente di regione promise incarichi a tutti e l’anno scorso ha nominato assessore alla Sanità il virologo Lopalco, che di virus e suoi effetti si intende, gli anziani sono stati scavalcati persino da minorenni tra i 14 e i 17 anni, che al fine di ottenere il lasciapassare per il vaccino si sono iscritti alle associazioni di volontariato. La furbizia non nasce sotto i cavoli. Ma neanche nella categoria dei giornalisti sono mancati gli atleti del salto della fila, alla faccia della smorfia di sdegno per la disonestà altrui. Ad Arezzo a scivolare sulla buccia di banana è stato il moralista Scanzi. Era nella lista dei “riservisti”, si è giustificato.  Travaglio, il giustizialista dalla battuta perfida e le tesi puerili, ha gettato una ciambella sgonfia al collega: “La colpa di Scanzi è l’ipocondria”. Siamo lontani dal principio democratico del “queue up” britannico. Del resto, cosa aspettarsi da chi racconta di quotidiani complotti spacciandoli per fatti?

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