Vaticano nell’occhio del ciclone…l’opinione di Rita Faletti

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La Chiesa condanna il peccato non il peccatore che è oggetto dell’amore di Dio in quanto Sua creatura. Questo presuppone che incorrere nell’errore o trasgredire la Legge non implica la negazione della misericordia e del perdono. La Chiesa non è nata per giudicare e condannare, ma per salvare. Il che non esclude però che rimanga coerente con i propri insegnamenti e fedele ai dogmi che alcuni dei suoi rappresentanti vorrebbero abbattere. Questo per spiegare il collegamento tra le parole pronunciate da Papa Francesco: “Chi sono io per giudicare un gay?” e il Responsum, il documento del 15 marzo scorso della Congregazione per la Dottrina della fede, che nega la benedizione delle coppie omosessuali, con avallo del Papa nella Nota esplicativa. Le reazioni di numerosi rappresentanti della Chiesa non si sono fatte attendere. Delusione, rammarico, prese di distanza di alti prelati e  sacerdoti che fanno sapere che non obbediranno. E come si poteva facilmente prevedere, tensione alle stelle tra la Conferenza episcopale tedesca e il Vaticano. Il Responsum ha creato subbuglio in molte diocesi d’Oltralpe che si sono affrettate a scrivere lettere di protesta e chiedere a gran voce un ravvedimento da parte di Roma. Il vescovo di Essen rileva che “La Chiesa non può ignorare quel che pensano i fedeli”, rafforzando la diffusa convinzione che non solo in politica sia il popolo a indirizzare e forzare le scelte di chi amministra e governa. L’ondata di populismo ha investito l’agire umano e tenta di aprire varchi, per la verità già aperti con successo, laddove il rispetto del dogma ha abdicato per cedevolezza e opportunismo politico al relativismo. Si voleva il sigillo della Chiesa con l’obiettivo palese di modernizzarla e assecondare i desideri della corrente progressista. Ma che chiesa è quella che va contro il dogma? Come si può rinunciare alla missione di formare e illuminare le coscienze e affrontare temi etici (matrimonio, famiglia, vita, eutanasia…) nello spirito del Vangelo per seguire le esigenze di chi vorrebbe una religione à la carte? Si è persino arrivati a dubitare che il documento non rifletta il vero pensiero papale: Austen Ivereigh, biografo di Francesco, ritiene che quella non sarà l’ultima parola di Bergoglio sul tema. Il che troverebbe conferma in quanto riferito dalla coppia di vaticanisti Gerard O’Connell e Elisabetta Piqué su autorevoli fonti vaticane, ma che intendono rimanere anonime, secondo cui il Papa, opponendosi  alle “condanne teoriche e alle pretese di moralismi clericali”, avrebbe voluto segnare la distanza dal Responsum della Congregazione per la Dottrina della fede. Responsum che nella sua parte più rilevante dice: “Poiché le benedizioni sulle persone sono in relazione con i sacramenti, la benedizione delle unioni omosessuali non può essere considerata lecita, in quanto costituirebbe in certo qual modo una imitazione o un rimando di analogia con la benedizione nuziale invocata sull’uomo e la donna che si uniscono nel sacramento del Matrimonio, dato che non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppur remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia”. Allora le ipotesi sono due: o Francesco non ha letto quello che ha firmato o si è pentito di averlo firmato. Entrambe da scartare perché inverosimili. E’ invece verosimile che le pressioni, che sono tante, vengano da vescovi cattolici romani favorevoli alla pederastia e contrari per questo alla dottrina cattolica. Una soluzione ce l’avrebbero: spretarsi.

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