𝐈l decreto non è “carta”, “opera costituente”. Ecco come la Chiesa rifiuta il denaro insanguinato. Pubblichiamo

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Pubblichiamo una replica di Mons. Antonio Staglianò
Ho letto con attenzione la sintesi Saro Cannizzaro della replica del giornalista Angelo Di Natale alle mie precedenti e documentate spiegazioni sulla dolorosa vicenda dell’Eredità Guastella (https://www.radiortm.it/2026/06/06/diocesi-di-noto-il-caso-delleredita-contesa-di-natale-replica-a-mons-stagliano-solo-carte-zero-opere-e-i-soldi-rimangono-spariti/). Accolgo sempre con rispetto l’esercizio del diritto di critica, tuttavia, per amore di quella “comunicazione nella verità” che deve guidare il dibattito pubblico, ritengo doveroso rispondere in modo puntuale e pacato ad alcune affermazioni che travisano profondamente il senso del mio operato e la natura stessa degli atti ecclesiali.
Il giornalista Di Natale -secondo l’articolo di Cannizzaro- afferma che la mia documentazione sarebbe fatta solo di “parole e scartoffie rimaste nei cassetti della Curia”, lamentando che “non c’è ombra di opere realizzate né ad Avola né altrove” e che i soldi “restano spariti”.
A queste “legittime” obiezioni rispondo con tre semplici e inequivocabili precisazioni storiche e morali:
1. Il Decreto Vescovile “è” Opera sociale costituente. Definire il Decreto Vescovile del 12 aprile 2017 una “scartoffia” significa non comprendere la natura del diritto e del governo pastorale. La mia “grande opera” sociale, in questa drammatica vicenda, è stata proprio l’emanazione di quel Decreto. Esso non è un foglio di carta, ma il Documento operativo e vincolante per i progetti a cui i fondi sono destinati. Con quell’atto ho nominato un esecutore (don Salvatore Cerruto) e ho stabilito le destinazioni precise: Butembo-Beni in Africa, i bambini di strada in Messico e i più poveri in India e Vietnam. Io non avrei mai dovuto – né potuto – realizzare opere nel territorio di Avola, proprio per non contravvenire all’obbligo canonico e morale di evitare lo scandalo, derivante dalla tragica provenienza di quei beni, come richiestomi perentoriamente dalla CEI.
2. Perché le opere nei cinque continenti non si vedono ancora? La risposta al perché i progetti all’estero non siano stati ancora realizzati è di una semplicità disarmante: le opere si vedrebbero oggi stesso, se solo si obbedisse al mio Decreto. E se durante il mio episcopato a Noto nulla è stato spedito nei cinque continenti, il motivo è meramente fattuale: a parte la prima tranche di 360 mila euro incamerata a suo tempo dal parroco pro-tempore (un’operazione da me duramente contestata, poiché ritenevo che anche quei fondi andassero restituiti per essere spediti lontano), durante i miei 14 anni di amministrazione non è entrato un solo euro nelle casse diocesane o nel libretto appositamente predisposto. Non è entrato alcun denaro di cui io abbia avuto conoscenza e che io avessi la disponibilità di spedire all’estero. Non si possono materialmente realizzare opere con fondi che non sono stati ancora erogati o resi disponibili.
3. La natura del rifiuto: i soldi sporchi restano tali ovunque. Vorrei infine non sprecare troppe parole su una tesi che definirei capziosa, definita da Di Natale una “supercazzola”, ma da sempre sostenuta da chi (come Vaccarella) voleva trattenere i soldi ad Avola. Si ironizza chiedendo come mai i soldi sporchi in Italia diventino magicamente “puliti” all’estero? Sia chiaro: i soldi insanguinati restano tali anche all’estero. L’unica vera scelta coerente fin dal principio sarebbe stata non accettarli affatto, esattamente come, con grande dignità morale, fece l’ateo professor Umberto Veronesi rifiutando la quota destinata alla FIRC.
Tuttavia, subentrato a decisioni altrui e trovandomi di fronte a una eredità ormai incamerata e a sentenze civili che obbligavano il Comune a versare le somme, il mio Decreto ha risposto sapientemente a un preciso e angosciante interrogativo etico: “Quale forma assumono questi soldi sporchi che non possiamo non ricevere materialmente, ma che dobbiamo, con ferma convinzione e moralmente, rifiutare?”.
Il Decreto risponde in modo limpido: il nostro rifiuto è spedirli il più lontano possibile dalla Diocesi di Noto.
Ecco il senso profondo della formula giuridica “nella forma del rifiuto”, esplicitamente iscritta nel Decreto. Allontanare queste somme, destinandole alle periferie più disperate del mondo, non serve a “lavare” il sangue, ma è l’atto morale supremo con cui la Chiesa netina si spoglia di un patrimonio macchiato dall’orrore, impedendo che esso inquini, attraverso logiche di convenienza o di potere, la comunità locale.
+ Antonio Staglianò, Vescovo Emerito Diocesi di Noto
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10 commenti su “𝐈l decreto non è “carta”, “opera costituente”. Ecco come la Chiesa rifiuta il denaro insanguinato. Pubblichiamo”

  1. Questo accade quando la presunzione umana laica che si erge senza basi morali pretende di leggere e giudicare le azioni della chiesa con giudizi ed occhi che risultano ignoranti.
    La dottrina sociale della chiesa, il catechismo, la morale, i protocolli e l’ambito giuridico attingono da un patrimonio storico e religioso che nessun uomo potrà da solo mai comprendere, fondato sulla Bibbia e sull’unica interpretazione possibile che è quella della chiesa, di santi, dottori, filosofi, teologi ed apologeti.
    Un giornalista, dovrebbe prima entrare in questa realtà, che è alla base di quella che è la scimmiottatura laica e progressista di secoli di vera morale ed etica.
    Per quanto non sia un fan delle chitarre in chiesa, Monsignore non avrebbe nemmeno dovuto rispondere, a mio umile avviso.

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  2. Orazio ispettore privato

    Bah ! Mah ! Boh ! Ma alla fine i due “interlocutori ” ( poi che cosa impedisce che i due possano ritagliare una ora ai loro impegni per dialogare normalmente, questo non c’è dato sapere, forse solo supporre : oggi è difficile dialogare , si preferisce lo scontro ) sembrano convenire su un punto , se non sbaglio : I soldi non andavano accettati , ma anche : non sono stati spesi . M a noi lettori commentatori restano le domande dove sono i soldi e perché non sono stati spesi . Penso tuttavia che questa domanda non sia la domanda unica e sola , ma la domanda emblematica che sembra segnare non solo un epoca : dove sono i soldi 💰💰💰💰? Appunto ! In generale di un genere universale: dove sono i soldi ? Nelle tasche degli onesti o dei ricchi epulone , nelle tasche dei pseudopolitici carrieristi o spesi nelle campagne elettorali o di ritorno nelle tasche di chi ha finanziato le campagne elettorali ?? Nelle tasche di sniffolo ? Nelle tasche delle case farmaceutiche? Insomma ci sono sembre soldi che svaniscono in generale e volponi che pensano alle tasche proprie . Una cosa è certa i due biasimano tutti i generi di volponi : si mettessero d ‘accordo e concordassero una linea d ‘azione comune. La mia domanda è un altra : dove si nasconde il pedofilo che cerco da anni ?

  3. Pietro i picciuli sono nei tuoi centri per risorse del tuo partito.
    Fai buona accoglienza per integrare mi raccomando, altrimenti come in Irlanda.
    In Irlanda oggi il porta a porta, naturalmente non per la spazzatura, ma per le tue risorse.

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  4. Pietro, se i soldi fossero arrivati, il giornalista lo avrebbe già potuto verificare e mostrare, fra agenzia entrate, ricevute etc. Quindi, salvo incapacità d’indagine, soldi alla diocesi non ne sono arrivati, come dichiarato.
    Avere un bersaglio ecclesiastico, può essere che sia molto proficuo a livello mediatico, anziché indagare su tecnici, tribunali o tutto il contorno di questa vicenda?
    Se vi fosse traccia bancaria, non sarebbe già stata mostrata? Non sarebbe uno scoop senza alimentare polemiche? Oppure è tecnica giornalistica per arrivare al botto? Vedremo, il fatto è che dopo la risposta di stagliano, se il giornalista non continuasse, avrebbe toppato ammettendolo implicitamente.

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  5. Io sono ignorante

    Il giornalista potrebbe occuparsi della questione decretini in tempo di coviddì.
    Poi sugli eventuali abusi di circostanza, prendendo spunto dall’interrogatorio avente a oggetto nel periodo COVID: 93,000 EURO per due giorni di Lavoro, potrebbe ragionevolmente tracciare un articolo autostradale chilometrico.

    l’Avv. Spaziani è pure indignata e si arrampica sugli specchi.

    Commissaria: “Intanto le chiedo: lei è entrata nello studio legale dell’avvocato Di Donna come praticante nell’ottobre del 2019?”

    Avv.ssa Spaziani: “Allora, io penso di aver già risposto a tutte queste domande personali. Noi oggi siamo qui per rispondere sulle problematiche legate al Covid, giusto? Benissimo. Adesso lei mi spiega qual è l’interesse pubblico a sapere quando io sono entrata dentro lo studio legale del professor Di Donna.”

    Commissario: “Lei converrà con me che – anche io sono stato praticante come lei – ricevere qualcosa come 93.000 euro per due giorni di lavoro… no? Lei ha firmato un contratto in cui si promettono e si impegna il soggetto che abbiamo audito prima a corrispondere alla dottoressa Spaziani 93.000 euro per due giorni di lavoro. Collega, neanche Cristiano Ronaldo guadagna tanto.”

    Avv.ssa Spaziani: “Se adesso qualsiasi società rispetto alla quale la struttura commissariale ha acquistato dei prodotti… non mi sembra che questa sia acquistata, se voi avete letto le carte, penso di sì, lo presumo perlomeno, l’1,4%. Quindi vuol dire che voi avete chiamato tutto il restante 99% perché sono stati acquistati? Ma è inutile che li chiamate perché non troverete comunque nulla. Questi qua che lei mi sta chiedendo sono fatti privati. Lo sa perché sono fatti privati? Perché nel momento in cui io oggi sono qui, sto giurando, lo giuro che il professor Di Donna non ha mai chiamato, telefonato, messaggiato – lo sto dicendo io – messaggiato con Conte, Arcuri, qualsiasi altro soggetto istituzionale.”

    Commissaria: “Ma avvocato, perché sente l’esigenza di difendere Di Donna quando non le è stato richiesto? Excusatio non petita, accusatio manifesta.”

    Avv.ssa Spaziani: “No, no, cara onorevole, perché mentre ero qui fuori ad aspettare, c’era il suo collega che premeva perché doveva trovare le foto del professor Di Donna per fare un post! Noi stiamo spendendo 300.000 euro l’anno per fare i post, per fare i post su Facebook! Torniamo?”

    Commissaria: “Allora, allora… Non ce la sta proprio facendo. E la domanda è questa: lei è entrata nello studio legale dell’avvocato Di Donna come praticante nell’ottobre del 2019?”

    Avv.ssa Spaziani: “Allora, posso rispondere? Prego, grazie. Allora, io ribadisco nuovamente che il professor Di Donna, lo studio, il professor Alpa, chicchessia, non c’entra nulla con la commissione Covid. Sto rispondendo, posso fare una premessa? O mi dovete dire voi quello che vi devo rispondere? No, grazie. Nel momento in cui, e lo dico sotto giuramento – quindi poi faccia il post anche su questo, l’ho detto sotto giuramento che non c’entra nulla con il Covid…”

    Commissaria: “Ma scusi Presidente, cosa vuol dire ‘faccia il post anche su questo’? Ma dobbiamo continuare a subire noi commissari dei commenti sgradevoli, sgraditi e totalmente…”

    Avv.ssa Spaziani: “Sotto i suoi post, sotto i suoi post, lei sta determinando odio sociale! Sotto i suoi post su Instagram la gente ci augura la morte! Io, io da donna ho paura di andare in studio perché ho paura che mi sparino! Perché sotto i vostri post, sotto i suoi post lei sta determinando odio sociale!”

    Presidente della Commissione: “Sospendo la seduta.”

    Spieghiamo cosa è successo…

    Il filmato mostra un momento di fortissima tensione avvenuto durante un’audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid-19. I protagonisti dello scontro sono alcuni deputati membri della commissione (tra cui si distingue chiaramente la voce dell’onorevole) e l’avvocatessa Diletta Spaziani.

    L’oggetto del contendere (I contratti e le cifre)
    La commissione sta indagando sui contratti e sulle consulenze legati alla gestione dell’emergenza sanitaria, in particolare sugli acquisti effettuati dalla struttura commissariale (all’epoca guidata da Domenico Arcuri sotto il governo Conte).
    La tesi della Commissione: I commissari domandano alla testimone dettagli sulla sua collaborazione con lo studio legale del professor Federico Di Donna (collegato indirettamente ad altre figure istituzionali del periodo). Un deputato contesta alla Spaziani una cifra specifica: un compenso di circa 93.000 euro che risulterebbe collegato a pochissimi giorni di attività lavorativa, (2) definendolo ironicamente superiore ai guadagni di Cristiano Ronaldo.

    La difesa della testimone: L’avvocatessa Spaziani respinge fermamente le insinuazioni, affermando che la società in questione rappresentava appena l’1,4% degli acquisti totali e che i commissari stanno sollevando una questione legata a “fatti privati”. Giura inoltre che lo studio Di Donna non ha mai avuto scambi di favori o contatti diretti con l’allora premier Giuseppe Conte o con il commissario Arcuri per ottenere trattamenti di favore.

    La polemica sui Social Media e lo scontro politico

    Il nucleo del litigio degenera rapidamente quando il focus si sposta dall’indagine tecnica all’uso che i politici fanno delle audizioni sui propri canali social (Facebook e Instagram).

    La Spaziani accusa apertamente i parlamentari (rivolgendosi in particolare alla Ravetto) di strumentalizzare l’audizione per fare “propaganda” online, spendendo fondi pubblici per la gestione della comunicazione.

    L’avvocatessa denuncia un clima di forte intimidazione personale: afferma che i post pubblicati dai membri della commissione generano “odio sociale” e commenti violenti da parte degli utenti, al punto da dichiarare di avere paura per la propria incolumità fisica (“ho paura che mi sparino”).

    L’epilogo
    Davanti alle accuse incrociate, all’uso di espressioni latine come “Excusatio non petita, accusatio manifesta” (scusa non richiesta, accusa manifesta) da parte della deputata e alle proteste della Spaziani sul diritto di fare premesse, l’ordine in aula salta completamente.

    Il Presidente della Commissione si vede quindi costretto a sospendere

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  6. Giornalista,
    assolti o non troveranno nulla? Delle due una…bisogna far pace con il cervello!
    Ma poi anche fosse tutto solo una costruzione e narrazione, con travaglio e report dovrebbe piacerle il metodo

  7. Di Natale e Vaccarella sono a mio parere gente che ha bisogno di un po di felicità e fortuna nella vita. Capisco che questa non è stata felice con loro, d’altronde uno prova a fare il “giornalista” che ha fottuto in giro e uno il pensionante “prof” di filosofia, anch’esso fottente, ma che si occupassero di cose più interessanti e concrete. No di “caterni” inutili diocesani. Ma pazienza, poveretti qualcosa devono pur farla alzandosi dal letto la mattina.
    Altrimenti le piaghe affosserebbero i corpi, già afflosciati di loro ahah.

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  8. IO SONO IGNORANTE

    Ho impiegato 6 ore a copiare codesta bufala e in piu5ho perso nuovamente il lavoro perché mi ha beccato il datore di lavoro mentre scrivevo,. Era meglio se mi vaccinavo😭😭😭

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  9. Interessante punto di vista sull’Eredità Guastella, Mons. Staglianò. La distinzione tra “carta” e “opera costituente” solleva questioni etiche profonde che meritano un dibattito sereno, come da lei stessoauspicato.

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