Il capolavoro Renzi…l’opinione di Rita Faletti

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Qualcuno masticherà amaro, qualcuno lo sta maledicendo, qualcuno gli ha giurato vendetta eterna. Ma c’è anche chi dice: “ Renzi è stato bravo”. Non ci crederete, ma Rocco Casalino, il portavoce di Conte, l’uomo che ha fatto da parafulmine all’ex premier e ne è stato l’ombra, ammette quello che pochi osano confessare perfino a se stessi. Ammettere una sonora batosta che mai ci si sarebbe aspettati dal capo di un partitino del 2 e rotti per cento e a cui si guardava dall’alto in basso con sufficienza? Matteo chi? Eppure il senatore toscano, toscano come Machiavelli, era diventato con il suo misero 2 e rotti per cento l’ossessione di Zingaretti e del Pd, dopo che il segretario era stato costretto, controvoglia, a fare l’alleanza con il M5s. Il primo passo, seguito dal secondo, l’abbandono del Pd e la fondazione di Italia viva, poi il terzo, l’abbattimento di Conte, infine il quarto: l’umiliazione del Pd. La fredda determinazione, la capacità di leggere la realtà e chi ci sta dentro e saperla proiettare nel futuro, la volontà di vincere senza un esercito alle spalle, la cattiveria agonistica del giocatore di scacchi, tutto cervello e concentrazione. Matteo il fiorentino non è Matteo il lombardo, casinista e pasticcione, can che abbaia e non morde. Matteo Renzi, lo penso da quando ha messo piede in politica, ha stoffa, intelligenza, audacia e risolutezza, qualità che non possono mancare a un politico di professione. E’ riuscito nell’intento di cancellare il Pd innescando dall’esterno un processo di trasformazione di quel partito in un’entità senza identità, annacquata dalla forzata coabitazione coi grillini, la cui forza è tutta e solo nel non voler scomparire. La natura prepotente e anguillesca del parvenu politico e la furbizia che surroga l’intelligenza li preserva dalla scomparsa. La strategia dell’improvvisatore che non demorde neanche di fronte all’evidenza più evidente vince su chi non ha più alcuna strategia.  La decisione di Mattarella non sarebbe stata possibile senza l’allestimento preparato da Renzi. E ora? Nel centro destra Meloni coerente come sempre si asterrà. Salvini ha detto “ni”, Berlusconi ha detto “sì”. Dall’altra parte, Zingaretti ha fatto una riunione con Leu e 5s per sottolineare la necessità di delimitare i confini dell’alleanza in attesa delle elezioni del 2023 e ribadire l’intenzione di prendere le distanze da Renzi. Peccato che Renzi l’abbia preceduto ancora una volta prendendo le distanze da lui e già contemplando la strada verso il centro. E i grillini? Nel Movimento è grande bagarre. C’è chi non vuole scontentare Mattarella, chi ritiene “inattaccabile” il profilo di Draghi, chi vorrebbe resuscitare Giuseppi provando a sabotare “il banchiere”, c’è Grillo che invita a “resistere, resistere, resistere”, c’è la Lezzi, quella dell’angolo di 370 gradi, che grida contro “l’apostolo delle élite” e c’è il plotone del Fatto guidato da Travaglio, l’ayatollah del Movimento, il più esagitato di tutti. Ma c’è anche Di Maio, il più furbo di tutti, che dietro l’affermazione che la via maestra è un governo politico, ha già deciso. Non è lui che disse, nonostante lo sconcerto per la frase: “Draghi mi ha fatto un’ottima impressione”? In questo scenario in cui ognuno si classifica per quello che è, la politica avrebbe l’occasione per rinascere dalle proprie ceneri, assumendosi  la responsabilità delle proprie decisioni di fronte al Paese. Guardarsi allo specchio  cercando di vedere quello che c’è, ben poco, sostenere con convinzione un governo di “alto profilo” e rassegnarsi a considerare il proprio, di profilo, appena accettabile, sarebbe un inizio auspicabile.

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