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Finalmente l’atteso decreto ristori.. di Michele Giardina

Tempo di lettura: 4 minuti

Finalmente l’atteso decreto ristori illustrato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa organizzata dal suo ineffabile portavoce Rocco Casalino.

Voce più nasale del solito e atteggiamento meno spocchioso, il premier sembrava avere accusato il contraccolpo provocato dai nuovi sondaggi che lo danno in caduta libera rispetto alla posizione di gradimento conquistata nei mesi scorsi con mille e mille parole mielose sciorinate in decine di fantastiche apparizioni Tv.

“Non lasceremo nessuno indietro”. Ricordate? Edinvece, dopo le tante promesse fatte, migliaia dipersone sono rimaste alla fine del primo lockdown nelle polverose e oscure retrovie della comunità nazionale. Per non dire dei poveri cristi che si sono suicidati.

Ma veniamo all’ennesimo papocchio governativo. La Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) sostiene che oltre 100 mila imprese del settore della ristorazione sono inspiegabilmente escluse dagli indennizzi.

“Non è la prima volta – dicono i dirigenti – che accade. Già ad aprile con il decreto rilancio queste categorie erano state dimenticate. Il decreto legge 28 ottobre 2020, n. 137 (decreto ristori) riconosce un contributo a fondo perduto agli operatori economici e a tutte le partite Iva che svolgono come attività economica prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO presenti nella tabella allegata al provvedimento. Che riguarda alberghi, gelaterie, bar, taxi e impianti sportivi. Ma nel comparto della ristorazione – rilevano i vertici della Cna – non sono presenti le imprese che svolgono attività senza somministrazione: pizzerie a taglio, gastronomie, piadinerie; per cui i titolari di queste attività ristorative non riceveranno nulla. Questol’errore macroscopico commesso dal governo che ha dimenticato di inserire nelle tabelle i codici ATECO di riferimento. Ove il Dpcm dovesse rimanere così, si tratterebbe di una discriminazione incredibile. Basti pensare che la gelateria ha diritto all’indennizzo e la rosticceria no”.

La Cna rileva altre gravi omissioni. Un esempio su tutti riguarda le lavanderie industriali che, in conseguenza del lavoro dei ristoranti diminuito del 60%, hanno accusato inevitabilmente una diminuzione sensibile del loro volume di affari. Risultano inoltre penalizzate anche le attività legate al settore eventi.

La svista – osservano dalla Cna – può e deve essere corretta urgentemente con altro decreto.

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4 commenti su “Finalmente l’atteso decreto ristori.. di Michele Giardina”

  1. Tonino Spinello

    Sig. Giardina,
    Non ho capito se ha fatto un suo articolo o è solo un portavoce della Cna.
    Per quanto posso dire almeno quelli della Cna hanno avuto il buonsenso di non aver fatto comunicati o slogan pubblicitari, atti ad accarezzare i loro associati.
    Se quanto detto nell’articolo è vero, ma non ho motivo di dubitarne possiamo sapere noi cittadini e piccole imprese come si è mossa la Cna e quali provvedimenti abbia preso per difendere i loro associati? Quanti politici sono stati chiamati da loro per provvedere alla risoluzione di queste assurde vicende? Un codice ATECO mi esclude dagli aiuti però non mi esclude dalle tasse! Bella stronzata! La Cna (e non solo loro ma tutte le associazioni di categoria) ha la forza e le competenze per farsi valere, ma purtroppo sono legati o meglio compromessi col sistema e per questo non vanno oltre ad un certo limite. In questi casi io non mi porrei limiti, farei tanto di quel casino che il “ristoro” del Sig. Conte lo trasformerei in “rinfresco” per il nostro bell’addormentato del Quirinale! Questo non è il momento di prestare il fianco a nessuno, o si fa tutto il massimo delle proprie possibilità o si chiede scusa e scomparite per sempre, tanto a questo punto a cosa serve avere un’associazione di categoria! Se esistete, è per difendere gli interessi delle Piccole Imprese e soprattutto degli Artigiani, che sono la categoria più debole ma più pregiata, una categoria che tutto il mondo ci invidia e voi avete il “dovere” di difendere questo patrimonio. Quando ci si smarrisce, (fattore comprensibile) la cosa migliore da fare è fermarsi e riflettere del perché io sono qui, qual è il mio compito. Oggi, proprio in questo periodo, non deve essere un compito il vostro, ma una “missione”!

  2. Tonino Spinello

    Grazie Dott. Giardina, (scusi prima per Sig.). Mi spiace non fosse comparso su Rtm. Avevano paura di qualcosa?

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