Finalmente l’atteso decreto ristori.. di Michele Giardina

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Finalmente l’atteso decreto ristori illustrato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa organizzata dal suo ineffabile portavoce Rocco Casalino.

Voce più nasale del solito e atteggiamento meno spocchioso, il premier sembrava avere accusato il contraccolpo provocato dai nuovi sondaggi che lo danno in caduta libera rispetto alla posizione di gradimento conquistata nei mesi scorsi con mille e mille parole mielose sciorinate in decine di fantastiche apparizioni Tv.

“Non lasceremo nessuno indietro”. Ricordate? Edinvece, dopo le tante promesse fatte, migliaia dipersone sono rimaste alla fine del primo lockdown nelle polverose e oscure retrovie della comunità nazionale. Per non dire dei poveri cristi che si sono suicidati.

Ma veniamo all’ennesimo papocchio governativo. La Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) sostiene che oltre 100 mila imprese del settore della ristorazione sono inspiegabilmente escluse dagli indennizzi.

“Non è la prima volta – dicono i dirigenti – che accade. Già ad aprile con il decreto rilancio queste categorie erano state dimenticate. Il decreto legge 28 ottobre 2020, n. 137 (decreto ristori) riconosce un contributo a fondo perduto agli operatori economici e a tutte le partite Iva che svolgono come attività economica prevalente una di quelle riferite ai codici ATECO presenti nella tabella allegata al provvedimento. Che riguarda alberghi, gelaterie, bar, taxi e impianti sportivi. Ma nel comparto della ristorazione – rilevano i vertici della Cna – non sono presenti le imprese che svolgono attività senza somministrazione: pizzerie a taglio, gastronomie, piadinerie; per cui i titolari di queste attività ristorative non riceveranno nulla. Questol’errore macroscopico commesso dal governo che ha dimenticato di inserire nelle tabelle i codici ATECO di riferimento. Ove il Dpcm dovesse rimanere così, si tratterebbe di una discriminazione incredibile. Basti pensare che la gelateria ha diritto all’indennizzo e la rosticceria no”.

La Cna rileva altre gravi omissioni. Un esempio su tutti riguarda le lavanderie industriali che, in conseguenza del lavoro dei ristoranti diminuito del 60%, hanno accusato inevitabilmente una diminuzione sensibile del loro volume di affari. Risultano inoltre penalizzate anche le attività legate al settore eventi.

La svista – osservano dalla Cna – può e deve essere corretta urgentemente con altro decreto.

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