Pd alla resa dei conti……l’opinione di Rita Faletti

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Cos’è il referendum che chiede la conferma del taglio dei parlamentari se non una marchetta al populismo dei grillini? La vittoria dei SI non sarà travolgente ma questo non impedirà al M5s di cedere alla tentazione spudorata di sbandierarla come la vittoria della sua battaglia storica contro la casta. Festeggiamenti assicurati con brindisi finale alla riforma che per merito del Movimento migliorerà la qualità e l’efficienza del Parlamento. “Non c’è prova empirica che lo dimostri. Sarà vero il contrario”. Carlo Calenda è perentorio. Ma se la vittoria arriderà ai grillini e regalerà loro una boccata d’ossigeno sott’acqua, le Regionali saranno un flop, il Partito democratico la accoglierà come un bonus che prolungherà  la vita del governo giallorosso, sempre che non perda la rossa Toscana. Il SI del Pd dopo tre NO è stato un’esigenza ai fini dell’alleanza con il M5s, un cedimento che Cacciari, da tempo molto duro con i dem, ha commentato con più ferocia del solito: “Seguono l’andazzo e la corrente come fanno da decenni. Inseguono leadership, inseguono tutto e sempre”. Ce n’è da sentirsi umiliati. E umiliati si sentono coloro che nel Partito democratico sopportano con malcelata sofferenza un esecutivo ostaggio dell’arroganza ricattatoria dei grillini e non vogliono sentir parlare di un’alleanza stabile. Matteo Renzi, che quell’alleanza ha tenuto a battesimo per motivi puramente strategici, si è espresso anche per loro : “ Non voglio morire salviniano né diventare grillino. Non ho niente in comune con chi ha voluto quella schifezza del Reddito di cittadinanza”. Il timore di un’alleanza strutturale spinge a fare gli scongiuri anche gli ex renziani di Base riformista guidati da Lorenzo Guerini, il ministro della Difesa, che insieme a Luca Lotti pare stia pensando di creare un altro partito. Diversi segnali, abboccamenti  incontri e abbracci,  fanno intuire che i sommovimenti , i desideri di rimpasto o di riassetto degli equilibri non mancano, con preoccupazione crescente di Zingaretti. Il segretario ha abbandonato la consueta flemma e si rivolge un po’ ai compagni un po’ agli alleati perché scoprano le carte, e a giorni alterni, come ogni buon predicatore,  fa appello all’unità contro le destre. La vecchia musica che riesce solo a fare il solletico a chi non ne può più di questo esecutivo abborracciato. E dopo un lungo periodo di silenzio tornano a galla anche le Sardine, esperte nel misurare il grado di fascistite nei candidati della Lega. Il leader Mattia Santori ha detto che voteranno NO al Referendum e alle Regionali sosterranno in Toscana il candidato del centro sinistra Giani. Lasciata la luce del sole, andiamo dietro le quinte dove si sta lavorando a un piano: lo stratega personale di Zingaretti, Goffredo Bettini, manovra  per un ritorno alla Ditta, nientemeno. Prospetta un sistema di alleanze che passi da un’intesa stabile con il M5s e caldeggia il ritorno sulla scena di Matteo Renzi e Italia viva in funzione di terza gamba. Scopo? La messa in sicurezza del governo grazie alla ricostruzione della sinistra. Massimalista, ovviamente. Dubito che Renzi abboccherà. Già nel 2014 il Pd grazie a lui conquistò oltre il 40 per cento al voto europeo lasciando i grillini al 20. Servì alla rimonta dei democratici che lo scaricarono due anni dopo. Perché Renzi dovrebbe rinunciare al riformismo per rincorrere la demagogia grillina? Il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova l’ha spiegato bene:  l’alleanza strutturale con il M5s è un suicidio politico per il Pd. Ma il puzzle piddino è in fieri. Un’altra tessera  si incastrerà in attesa che altre si scompongano e si ricompongano a partire dal prossimo lunedì, nel caso la batosta fosse sonora. Sulla tessera un nome: congresso. E’ quello che desiderano i sindaci Gori e Nardella e il governatore Bonaccini. Quest’ultimo  ha più volte negato di avere interessi che non siano la sua Emilia-Romagna, ma le cose possono cambiare in fretta. Segretario del Partito democratico o primo ministro? Il paese avrebbe la speranza di fare finalmente un balzo in avanti. E però …Franceschini sarebbe d’accordo?  L’astuto democristiano abituato a navigare in tutte le acque, ora impegnato nella corsa surrettizia verso il Quirinale, potrebbe trovare più conveniente tenere in piedi questo esecutivo traballante, dovesse farlo da solo.

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