Ennesimo “sbarco agevolato” in Sicilia…di Michele Giardina

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Non undici, ma venticinque, ad oggi, i pakistani portatori di Coronavirus sbarcati nei giorni scorsi a Pozzallo. Subito dopo lo sbarco per avere notizie più precise telefoniamo, come facciamo da anni, alla locale centrale operativa della Capitaneria di porto. “Dovrebbe cortesemente telefonare a Roma”. Questa la risposta. Da non credere. La cattura di un riccio di mare in più oltre il numero di 50, come previsto dalla normativa europea, diventa notizia da comunicato ufficiale diffuso con particolari inediti e foto eloquenti, mentre lo sbarco di immigrati clandestini (i pakistani non fuggono da nessuna guerra e sbarcano sulle nostre “libere coste” per mille interessi diversi) diventa notizia top secret. Si fa per dire … ovviamente. Mezz’ora dopo le agenzie stampa di mezzo mondo parlano dell’ennesimo “sbarco agevolato” in terra di Sicilia. Questo l’argomento “clou” all’ordine del giorno in Italia, che nessun veto locale o romano può trasformare in inezia.

In Sicilia, a Lampedusa e a Pozzallo, sbarcano ogni giorno, tutti i giorni, centinaia di persone senza identità e senza documenti. Irregolari. Clandestini. A tutti gli effetti. Non arrivano per caso, con decisione autonoma, a bordo di una barchetta costruita in economia. Assolutamente no. Sono emigranti senza titolo. Racimolati i dollari per il ticket da pagare ai trafficanti di vite umane, sono pronti a tutto pur di raggiungere gli unici porti aperti del mondo: quelli di Sicilia. “Nessuna paura – dicono i boss della traversata – arrivati in porto sarete accolti e curati”. Il prezzo del ticket, a quanto pare, comprende oggi anche questa nuova garanzia.

Cadono le braccia, rispetto a questa terribile realtà, assistere a prese di posizioni stupide e strumentali. Costruite per interessi di partito. Per inguaribili pruriti di potere. Il sindaco di Pozzallo, Roberto Ammatuna, questa volta ha toppato alla grande. Mentre nella città marinara  di cui è primo cittadino si scopre fra l’incredulità, la rabbia e il timore dei suoi concittadini, che 25 dei 60 pakistani soccorsi nei giorni scorsi da una unità navale CP, sono portatori di Coronavirus, lui va a Roma a fare il cicisbeo con la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, responsabile numero uno degli innumerevoli sbarchi irregolari che si susseguono sulle nostre coste.  Tornato a casa, ringalluzzito e soddisfatto per le promesse ottenute, companatico compreso, Roberto Ammatuna, preso dall’euforia del momento, pensa sia cosa buona e giusta dare seguito al suo ruolo di “cavalier servente” del governo centrale, vestendo i panni della comare litigiosa, aspra e cattiva contro gli avversari politici del governo regionale di centrodestra: il presidente della Regione Nello Musumeci e l’assessore alla Sanità Ruggero Razza. Questa la politica che provoca rigetto. Un sindaco, come ha dimostrato con grande coraggio e dignità  Ida Carmina primo cittadino di Porto Empedocle (M5S), quando gli interessi da difendere riguardano la comunità che lo ha eletto, ha il dovere preciso di mettere da parte medaglie, patacche e ambizioni personali e di battersi a difesa della comunità che rappresenta. Immane il danno di immagine, e non solo, provocato alla città della Torre dallo sbarco di 60 immigrati irregolari fra cui 25 colpiti da Coronavirus. Le chiacchiere, mai come questa volta, stanno a zero.

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