Il potere rivela l’uomo…. l’opinione di Rita Faletti

Riconoscere i propri errori è un atto di coraggio, non un’ammissione di debolezza. Dovrebbero saperlo anche i sovranisti che hanno fatto dell’ostilità all’Europa il loro vessillo. In questi giorni si è assistito a un graduale cambiamento di approccio da parte della Commissione europea rispetto all’unico strumento necessario ad ogni paese per affrontare una crisi economica che è collettiva, benché differenziata, e profonda: la liquidità. Se l’Italia potrà accedere a risorse cospicue e aggiuntive oltre a Mes, Sure e Bei, già disponibili, lo deve soprattutto ad Angela Merkel e in seconda battuta a Emmanuel Macron, contro i quali la propaganda becera dei gialloverdi si è scagliata a più riprese nell’anno e mezzo di governo Conte-Salvini-Di Maio. E’ grazie alla cancelliera tedesca e al presidente francese se si può sperare di rimettere in piedi un’economia devastata che, secondo le stime di Unioncamere, entro la fine dell’anno sarà costata la perdita di mezzo milione di posti di lavoro. Dunque, in un incontro a due verso la metà di maggio, Macron e Merkel avevano concordato un provvedimento che avesse come obiettivo fondamentale la distribuzione di risorse in rapporto alle difficoltà dei singoli paesi. Proposta subito bocciata dai cosiddetti “frugal four”, Austria, Svezia, Danimarca e Olanda, che da sempre contestano la concessione di denaro a fondo perduto piuttosto che sotto forma di prestito da restituire. La Commissione europea ha così optato per un mix di donazioni e prestiti con l’esclusione della mutualizzazione dei debiti pregressi. Il piano illustrato da von der Leyen si chiama European Recovery Instrument o Next Generation Ue, e prevede aiuti economici per 750 miliardi da spalmare nell’arco di sette anni, dal 2021 al 2027. Di questi, 250 da restituire. Rimane tuttora aperta la questione se si possano accettare gli altri 500 miliardi a fondo perduto. Il cancelliere federale austriaco Sebastian Kurz ha definito la proposta un punto di partenza e il premier olandese Mark Rutte ha così commentato: “Per una Ue forte, abbiamo bisogno di stati membri forti”. E qui sta il nodo della questione. L’Italia riceverà più di tutti: 172,7 miliardi di cui 81,807 come aiuti a fondo perduto e 90,938 come prestito. L’operazione senza precedenti promossa dall’Europa produttiva, conferma l’impegno della Germania di attuare un processo di solidarietà e redistribuzione, smentendo le teorie sovraniste e declassando a piagnisteo vittimista le accuse di avarizia mosse ai tedeschi dai populisti al governo. Questo denaro, che solo poco tempo fa sarebbe stato inimmaginabile potesse arrivare, chiede all’esecutivo di essere usato con intelligenza e gestito con senso di responsabilità e mano ferma. E’ l’ultima opportunità che ci viene offerta perché s’ intervenga con decisione su quello che non funziona e agisce da pesante deterrente e ostacolo alla crescita del paese. Inefficienza e impreparazione della pubblica amministrazione, lentezza della giustizia, burocrazia soffocante, scuola e università inadeguate a formare i giovani e prepararli al mondo del lavoro. Continuare ad ignorare questi mali significherebbe votare contro iI bene del paese. Le risorse, delle quali molte giunte a destinazione contrariamente alla vulgata, sono legate a doppio filo agli obiettivi che non possono essere elusi o ritardati o annacquati. Oltre alle riforme strutturali mai attuate, la politica deve dimostrare di essere all’altezza del momento cruciale e realizzare progetti di sostenibilità ambientale, implementazione delle nuove tecnologie e sostegno al mercato interno come deciso in sede europea. Dubito che l’esecutivo in carica, giudicato piuttosto modesto da osservatori esterni, inebriato dai soldi e preoccupato a mantenere o rafforzare il proprio consenso più che avere cura delle sorti del paese, sarà all’altezza del compito al quale è chiamato. Diceva Claudiano: “Saepe solent census hominis pervertere sensus” (le ricchezze sono solite sconvolgere i sentimenti dell’uomo). Corrono già strane voci sull’abbassamento delle tasse nel caso si aderisca al Meccanismo europeo di stabilità (Mes) destinato alle spese, dirette e indirette, per la sanità. 37 miliardi al tasso di interesse annuale dello 0,1 per cento contro l’1,4 di un finanziamento sul mercato. Un’occasione che consentirebbe di investire nelle strutture ospedaliere, nella medicina del territorio, nella ricerca e nell’assunzione e formazione di nuovo personale sanitario per la lotta contro i virus. A maggior ragione nell’ipotesi di una seconda malaugurata ondata di Covid che dovesse investirci in autunno o di altri virus sconosciuti nei prossimi anni. Purtroppo sovranisti e complottisti alla moda contro l’Europa, si oppongono al Mes tirando in campo le “condizionalità” per motivi che non dichiarano ma, conoscendo i soggetti, sono palesi: il vincolo di spesa a favore della sanità impedisce deviazioni di denaro verso progetti di altra natura che determinerebbero la revoca del prestito o la restituzione della somma indebitamente utilizzata. E’ per questo che ritengo adeguata la misura che lega risorse a condizioni, in particolare nei confronti di un paese dove mancanza di trasparenza, sprechi, inefficienza, corruzione e familismo sono diffusi. E’ anche quello che pensano i frugal four. Come condannarli?

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