La morale à la page di Bergoglio…..l’opinione di Rita Faletti

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Lo spirito del tempo, con la richiesta di concessioni alla modernità, ha oltrepassato le porte della chiesa e investito il centro della cristianità, i suoi rappresentanti e la sua stessa guida, il Papa. L’istituzione petrina è nel bel mezzo di una fase di confusione e profonda debolezza, che la grande popolarità di Bergoglio non lascerebbe intendere. Eppure, il pontefice arrivato dall’altra parte del mondo e fortemente determinato a condurre un’operazione riformatrice della Curia romana, a cui ha recentemente impresso un’accelerazione, sfida l’opposizione della componente tradizionalista e getta le basi per uno scisma da molti ritenuto inevitabile. Il capo spirituale della cristianità, al quale spettano il governo e la cura del popolo di Cristo, invece di rafforzare l’unità della Chiesa e combattere la scristianizzazione che dilaga in Europa, invece di difendere con determinazione chi, a causa della fede in Cristo, è vittima di persecuzioni e massacri a livello globale, è diventato il front man di un agguerrito movimento di cardinali progressisti che periodicamente si riunivano in Svizzera, a San Gallo, per discutere sul futuro della Chiesa. Sono gli stessi che osteggiarono l’elezione di Ratzinger e approvarono quella di Bergoglio. Già nel 2007, il conflitto interno tra tradizionalisti e riformatori preoccupava Benedetto XVI, il Papa emerito, che, nell’enciclica Spe Salvi, indicava gli effetti tragici della scristianizzazione per l’umanità, in una serie di elementi, tra cui l’apostasia della Chiesa e l’odio contro di essa da parte del mondo. Quando il Figlio dell’uomo ritornerà, troverà ancora la fede sulla terra? Alla domanda, Ratzinger rispose che l’unico ancoraggio a Cristo e alla sua Chiesa, è la vera fede. Come i suoi predecessori, Paolo VI e Giovanni Paolo II, era consapevole della minaccia incombente. Una minaccia interna concretizzatasi nel disegno di un gruppo di cardinali “liberal” e ultraprogressisti di sovvertire dottrina e morale cedendo al pressing della modernità. Tra i rivoluzionari, l’ottantaduenne Danneels, arcivescovo emerito di Mechelen-Brussel, prediletto da Bergoglio che lo ha nominato personalmente in sostituzione dell’arcivescovo conservatore in carica. Che il fine giustifichi i mezzi è dimostrato dal fatto che Francesco se n’è impipato del discredito caduto su Danneels per aver tentato di coprire le malefatte sessuali dell’allora vescovo di Bruges. Non è stata la prima volta che Bergoglio si è mosso promuovendo e allontanando secondo il progetto di svolta che vuole imprimere alla Chiesa. La sua visione è di un cristianesimo aperto, à la page, emancipato dalla tradizione di cui sono stati custodi i suoi predecessori, una visione che Francesco persegue nonostante il muro difensivo di un’opposizione ferma, baluardo della fede. Eucarestia ai divorziati che hanno affrontato nuove nozze, famiglie omosessuali, fine del celibato sacerdotale. Questi i punti di maggior attrito che gli episcopati liberal difendono con le unghie e con i denti e che hanno iniziato a sfruttare in ogni occasione per sovvertire dottrina e morale. Un nuovo pensiero mainstream elogiato dai media di regime, riflesso della policy che guarda all’inquilino di Santa Marta come al centro del rinnovamento. E’ lo Zeitgeist a dominare. Il defunto cardinale Martini, del gruppo di San Gallo, definito da Danneels stesso una “mafia”, disse che la Chiesa era un’istituzione “indietro di duecento anni”, come se la religione con i suoi dogmi fosse un abito soggetto alla volubilità e ai capricci della moda, con l’implicita conseguenza che ciò che oggi è di moda è destinato a passare. Allora, cosa resterà domani, del messaggio di Cristo, in una società in totale declino morale e etico, dove la famiglia è sostituita dal single con figlio, dalla coppia gay che rivendicando il diritto di essere equiparata alla famiglia tradizionale rivendica il diritto al figlio? Quando il concepimento e la morte saranno affidati a pratiche di laboratorio il primo e all’eutanasia la seconda, con grave compromissione della concezione stessa della vita cristiana? La vita in provetta e la morte senza sofferenza. A questo proposito, Ratzinger disse: “Occorre fronteggiare il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana, in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale”. Diverso suona il bergogliano:“Chi sono io per giudicare?” Ipocrisia immane di chi ha ricevuto il mandato da Dio e la missione di guidare il suo gregge, non tra la grazia e il peccato, (sic Bergoglio), ma verso la grazia, indicando con chiarezza cosa è bene e cosa è male, secondo la morale cristiana. Altra cosa è la morale “à la page”, flessibile, regolata dalle circostanze, ancella rilassata dello Spirito del tempo, più che dello Spirito Santo. Il Papa acclamato dalle folle vuole cambiare direzione di marcia e rompere la continuità con il magistero di Giovanni Paolo II e la sua enciclica Veritatis Splendor. Sceglie chi gli è più vicino, affida la gestione parrocchiale e ecclesiale a laici, rivoluziona il collegio dei vescovi, si preoccupa dell’immigrazione, con l’intento di fare del mondo un grande ospedale da campo, in nome della “fratellanza umana”, propone l’ambientalismo come nuova religione con Greta sacerdotessa, se ne infischia di dare risposte ai cardinali che nei “Dubia” chiedono chiarificazioni su alcuni punti della sua enciclica “Amoris Laetitia”, condanna la ricchezza e esalta la povertà come luoghi rispettivi del male e del bene, quasi si potessero separare con la lama affilata di un coltello. Trascura l’esigenza di trascendenza, ancora forte, per fare il sindacalista. Resisterà ai conservatori che intendono rovesciarlo dalla poltrona di Santa Marta e rimandarlo là da dove è venuto? ritafaletti.wordpress.com

19 Commenti

  1. Signora Faletti, se l’attuale Papa è da rimandare in Argentina o portare in Paradiso spetta al vero Capo della Chiesa Cattolica cioè Gesù Cristo che veglia incessantemente su di Essa. Non dimentichiamo mai che Gesù, per chi crede veramente, è il Risorto che vive nell’infinito Amore del Padre. Se così non fosse ogni discorso sulla Chiesa Cattolica sarebbe baggianata o sciocchezza.

  2. @ Rita Faletti :
    Una gentile preghiera … visto che lei conosce molto bene il suo Matteo Renzi , può spiegarci le motivazioni della sua scelta ?
    Grazie

  3. motucense, spero non le dispiaccia che Renzi abbia fatto una nuova formazione. Se a lei non piace non lo voti, stia nel partito a cui appartiene, voti m5s, pd, lega o che le pare… se a lei piace lo voti. Ha fatto ciò che doveva fare dopo 7 anni di guerra interna. A me sta bene così, accettare e rispettare le libere scelte. Viva la libertà.

  4. @ puppetta & renziani vari :
    Ecco il Renzi ha mostrato al top la sua patologica psicopatica personalità .
    Guardate che ha problemi seri , “sindrome Hubris”? (Babiak & Hare – Serpenti in giacca e cravatta )
    La”némesis” (vendetta degli dei) lo farà implodere . . >> Alessio D’Angola, psicologo clinico<<
    Non ha aspettato il "colpo gobbo " di Salvini , ha fatto tutto da se . .

  5. Qua il punto è: o terrorista è uno psichiatra oppure segue uno psichiatra… come fa a conoscere questi termini? E poi fa delle citazioni come serpenti in giacca e cravatta. Secondo me lui è più dotato dello stesso Renzi che ammira. Ma perchè non organizza un incontro e così potrà dirimere i suoi dubbi.

  6. Sembra che oscure trame minaccino la Chiesa e che una congregazione elvetica tenga in pugno il Romano Pontefice, aizzandolo contro i conservatori. Ed è legittimo sospettare che l’ispirazione di queste congetture sia dovuta ad uno specialista del thriller del calibro di Dan Brown, pur sapendo che esiste un po’ di letteratura sull’argomento e che questi temi irretiscono.
    Credo che ogni agglomerazione umana, in contesti che hanno a fondamento la libertà, trascini per forza di cose schieramenti. Nella confidenziale conversazione in famiglia come nel pubblico dibattimento in una assise.
    La madre di due discepoli di Gesù raccomandava due posti di rilievo per i suoi figli ai lati del Maestro. Paolo, più avanti, esortava a non dire di essere di Pietro, di Apollo o di Paolo ma di considerarsi parte di una unità.
    Queste due considerazioni vogliono evidenziare il carattere terreno del Cristianesimo, che non può prescindere dall’uomo e dalle sue contraddizioni.
    Gli scismi nella Chiesa non sono una novità e, ancorché dolorosi, non sono segni funesti. Ritengo, poi, che il futuro della Chiesa si discuta in Concilio e non tra i cardinali di San Gallo in Svizzera.
    Papà Francesco ha fatto dell’essenzialità la cifra del Suo pontificato. Ha raccolto il pesante testimone di Papa Benedetto XVI, che credo (con padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica) abbia coraggiosamente rinunciato al Ministero Petrino perché le sue forze non gli consentivano di “affrontare con vigore le sfide dei rapidi mutamenti e le sfide delle questioni di grande rilevanza per la vita della fede”.
    La Chiesa insegna attraverso il Suo Magistero e sono convinto che il Papa non sia votato a fare il politico o il sindacalista ma parli attraverso le Catechesi, le Esortazioni apostoliche e le Encicliche, in linea con la Tradizione Apostolica e tendendo la mano verso l’uomo che vive il suo tempo. Sono altresì convinto che la morale cristiana viva nel mondo con la stessa intensità delle origini e si innervi nella realtà quotidiana.
    Gesù esortò un’adultera, colta in flagrante, a non peccare più; non la giudicò e le risparmiò la lapidazione. Mi rifiuto di credere che Lei, cara Faletti, possa considerare “à la page” chi ha detto di sé: «Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento.”

  7. @ ‘zulu :
    Semplice darle risposta . . mi sono interessato dell’Uomo e dei modi di Comunicare da decenni .
    In modo particolare della “comunicazione non verbale”.. ed il vs Renzi è una “cavia”da laboratorio .
    Mi sono ritrovato , o meglio riscontrato (veda bibliografia allegata) , con studi di psichiatria applicata , su due”cavie” nostrane . . il vs Renzi ed il cavalierissimo . .
    Fatevi un giro su internet e troverete studi approfonditi . .
    N.B. “Parla” più un corpo in movimento che due logorroiche labbra . .

  8. @ ‘zulu :
    Siamo tutti figli delle stelle (no 5s) ..
    Ovvero , siamo aggregazioni di particelle generati da fenomeni celesti e da corpi celesti . .
    Di Chimica veniamo generati . . di Chimica ci nutriamo . . di Chimica cresciamo e ci moltiplichiamo e di Chimica ci “trasformiamo”(moriamo) .
    E poi c’è la Fisica . .
    “Nulla si distrugge . . Tutto si Trasforma . .

  9. @leprenellaluna
    Mi verrebbe da dire. “Chi è Dan Brown?” tanto è l’interesse per lo scrittore americano. Per parlare di cose serie, il Cristianesimo è libertà e rispetto della dignità umana. L’uomo esercita il libero arbitrio, può scegliere tra il bene e il male. I dogmi della fede, per definizione stessa, sono inconfutabili e hanno un valore immutabile nel tempo. Ciò significa che deve essere l’uomo ad avvicinarsi a Dio, non viceversa. E’ pretesa dell’ arrogante e del superbo aspettarsi che le norme tradizionali di accesso ai Sacramenti possano adeguarsi alla volubilità umana. La grandezza di Benedetto XVI, profondo e fine teologo, sta proprio nell’aver mostrato i pericoli del secolarismo più laicista ed essersi posto a difesa della Chiesa tradizionale contro la deriva mondanizzatrice. Ratzinger, scegliendo per sé la definizione di Papa emerito, non rinunciando al suo nome né alla talare bianca, ha fatto capire che la sua missione non era giunta al termine, ma sarebbe continuata nella preghiera per la salvezza della Chiesa. In quanto a Bergoglio, la sua critica al pastore che si congeda a metà è evidente, come è evidente la disapprovazione di Benedetto XVI nei confronti degli strappi dottrinali di Bergoglio. C’è anche da considerare il tentativo del Vaticano di carpire un endorsemente per Papa Francesco da parte di Ratzinger. Richiesta rimandata al mittente. La distanza emerge ancora nel messaggio di Ratzinger al funerale di uno dei cardinali dei “Dubia”, Meisner. Il Papa emerito ha scritto di lui: “…pastore appassionato e padre spirituale in un momento in cui la Chiesa ha bisogno di pastori convincenti e che sappiano resistere alla dittatura dello spirito del tempo e sappiano vivere decisamente con fede e ragione”. L’allusione è evidente. Anche da questo emerge l’autorevolezza di Ratzinger contrapposta alla debolezza di Bergoglio quale capo della Chiesa.

  10. Gentile Faletti,
    non vedo discontinuità dottrinale tra i pontificati di Joseph Aloisius Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio. Nutrono un rispetto reciproco e hanno persino scritto un’enciclica a quattro mani: Lumen fidei.
    Diversa è la loro personalità e differente lo stile; non potrebbe essere diversamente, del resto.
    Ratzinger: illustre accademico e Teologo, nella Curia Romana per molti anni, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Decano del Collegio Cardinalizio.
    Bergoglio: Gesuita, da Vescovo vicino ai perseguitati durante la dittatura in Argentina e al fianco delle persone ai margini della società, primate d’Argentina, anche lui accademico e per qualche anno nella Curia Romana.
    Questa diversità – anche nella scelta della residenza: il primo nel Palazzo Apostolico, il secondo nella Casa Santa Marta – non differenzia la profondità del loro pensiero, né la spiritualità né lo zelo per la Tradizione Apostolica.
    Cara Faletti, è vero che il dogma è oggettivo e immutabile, ma è anche vero che “l’interpretazione dei dogmi è un problema di teoria e di prassi; è indissolubilmente legata con la vita di comunione con Gesù Cristo nella Chiesa” (L’interpretazione dei dogmi – Commissione Teologica Internazionale – 1990). Penso al rigore dei Giudei e al loro considerare Gesù un bestemmiatore e un falso profeta per avere trasgredito il Sabato, in contrapposizione alla Legge di quel tempo. E se è vero, come è vero, che “il Sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il Sabato” la verità di fede immutabile può trarre ricchezza da una riflessione nuova, che scandalizza solo chi guarda fissamente il cielo e con insensibilità la terra.
    Ritengo, poi, che l’uomo tenda verso Dio solo dopo un incontro, e lo esprimo con le parole di Bonhoeffer: “l’idea cristiana è la via di Dio all’uomo, che si oggettiva visibilmente nella croce…In Gesù di Nazareth, il rivelatore, Dio si piega verso il peccatore, cerca la comunità col peccatore, lo segue con amore infinito, vuol essere là, dove l’uomo non è più nulla; il senso della vita di Gesù è la documentazione di questa volontà divina nei confronti del peccatore, del male”
    Penso che i cambiamenti di usi, consuetudini e tradizioni in seno alla Chiesa siano da ricondurre al fatto che l’umanità, oltre alle grandi domande, ha tante domande spicciole, ma non meno importanti, che attendono risposte, e situazioni nuove che l’evoluzione e il progresso pone innanzi. La Chiesa ha la responsabilità di guidare l’uomo, di renderlo consapevole della sua essenza, di invitarlo a dare un senso alla vita, di tirarlo fuori dallo smarrimento che lo assale, di indicare una strada che lo conduca al suo fine ultimo. La Chiesa non può sottrarsi alla necessità di dare un’interpretazione attuale dei dogmi e di trovare parole nuove che ne confermino il valore permanente, per proseguire il suo cammino e non arrestarsi. E così che i concilii, i sinodi, le diverse sensibilità dei Pontefici tracciano il percorso della Chiesa. E’ così che, nella liturgia, il celebrante abbandona il latino e si rivolge ai fedeli nell’idioma nazionale, affinché comprendano la Parola. È così che dando le spalle al Tabernacolo si rivolge all’assemblea, senza che venga meno il prostrasi per adorare il Santissimo Sacramento. E’ sempre alta la figura del Papa, anche quando sostituisce la tiara con la mitria, quando scende dalla sedia gestatoria per salire sulla papamobile, quando va a visitare gli inquilini di un carcere o i bambini in ospedale, quando abbandona il plurale maiestatis per un linguaggio semplice e diretto, quando incoraggia e sostiene l’ecumenismo, quando intraprende viaggi apostolici in treno o in aereo per toccare il cuore dei grandi e degli ultimi, quando si lascia circondare da giovani gioiosi ed entusiasti, quando siede a mensa con gli emarginati, quando passa lungo le strade a piedi tra la gente o telefona a un fedele per lenire il suo dolore.
    Certo, il discorso è lungo ma l’argomento è fin troppo profondo e complesso perché se ne possa parlare concisamente, oltre tutto senza specifiche competenze.
    Il progetto divino si compendia nella salvezza delle anime, cioè di ogni essere umano, e ingloba il rispetto di ogni forma di vita, ovvero di ogni specie vivente, e del creato. E i Papi della Chiesa Romana, a parte qualche remota e dolorosa parentesi, hanno avuto innanzi questa prospettiva, provando a realizzarla con totale dedizione, pur con stili e in forme diverse.
    Con quale strumento si misura l’autorevolezza o la debolezza di in Pontefice?
    Papa Benedetto XVI e Papa Francesco, l’uno con il fervore che sgorga dalla profonda conoscenza teologica e l’altro con la premurosa attenzione all’uomo e alla natura che lo accoglie, volgono e invitano a volgere lo sguardo verso quell’Amore che Christian Bobin, in un suo libro su Francesco d’Assisi, cantore del creato e ispiratore del pontificato del Papa che porta il suo nome, così ha definito: “e se ogni bellezza pura viene dall’amore, da dove viene l’amore, di quale materia è la sua materia, di quale elemento naturale è composta la sua soprannatura? La bellezza viene dall’amore. L’amore viene dall’attenzione. L’attenzione semplice rivolta al semplice, l’attenzione umile agli umili, l’attenzione viva ad ogni vita”.
    Sono convinto che i dieci dogmi della Chiesa non siano stati scalfiti. E se la sostanza di Dio è l’Amore, presente nei primi due comandamenti, dai quali “dipende tutta la Legge e i Profeti”, il problema non è che si tenti di mutare il dogma ma che ci si ostini a tenere prigioniera l’anima.

  11. Gentile Faletti,
    non vedo discontinuità dottrinale tra i pontificati di Joseph Aloisius Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio. Nutrono un rispetto reciproco e hanno persino scritto un’enciclica a quattro mani: Lumen fidei.
    Diversa è la loro personalità e differente lo stile; non potrebbe essere diversamente, del resto.
    Ratzinger: illustre accademico e Teologo, nella Curia Romana per molti anni, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Decano del Collegio Cardinalizio.
    Bergoglio: Gesuita, da Vescovo vicino ai perseguitati durante la dittatura in Argentina e al fianco delle persone ai margini della società, primate d’Argentina, anche lui accademico e per qualche anno nella Curia Romana.
    Questa diversità – anche nella scelta della residenza: il primo nel Palazzo Apostolico, il secondo nella Casa Santa Marta – non differenzia la profondità del loro pensiero, né la spiritualità né lo zelo per la Tradizione Apostolica.
    Cara Faletti, è vero che il dogma è oggettivo e immutabile, ma è anche vero che “l’interpretazione dei dogmi è un problema di teoria e di prassi; è indissolubilmente legata con la vita di comunione con Gesù Cristo nella Chiesa” (L’interpretazione dei dogmi – Commissione Teologica Internazionale – 1990). Penso al rigore dei Giudei e al loro considerare Gesù un bestemmiatore e un falso profeta per avere trasgredito il Sabato, in contrapposizione alla Legge di quel tempo. E se è vero, come è vero, che “il Sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il Sabato” la verità di fede immutabile può trarre ricchezza da una riflessione nuova, che scandalizza solo chi guarda fissamente il cielo e con insensibilità la terra.
    Ritengo, poi, che l’uomo tenda verso Dio solo dopo un incontro, e lo esprimo con le parole di Bonhoeffer: “l’idea cristiana è la via di Dio all’uomo, che si oggettiva visibilmente nella croce…In Gesù di Nazareth, il rivelatore, Dio si piega verso il peccatore, cerca la comunità col peccatore, lo segue con amore infinito, vuol essere là, dove l’uomo non è più nulla; il senso della vita di Gesù è la documentazione di questa volontà divina nei confronti del peccatore, del male”
    Penso che i cambiamenti di usi, consuetudini e tradizioni in seno alla Chiesa siano da ricondurre al fatto che l’umanità, oltre alle grandi domande, ha tante domande spicciole, ma non meno importanti, che attendono risposte, e situazioni nuove che l’evoluzione e il progresso pongono innanzi. La Chiesa ha la responsabilità di guidare l’uomo, di renderlo consapevole della sua essenza, di invitarlo a dare un senso alla vita, di tirarlo fuori dallo smarrimento che lo assale, di indicare una strada che lo conduca al suo fine ultimo. La Chiesa non può sottrarsi alla necessità di dare un’interpretazione attuale dei dogmi e di trovare parole nuove che ne confermino il valore permanente, per proseguire il suo cammino e non arrestarsi. E così che i concilii, i sinodi, le diverse sensibilità dei Pontefici tracciano il percorso della Chiesa. E’ così che, nella liturgia, il celebrante abbandona il latino e si rivolge ai fedeli nell’idioma nazionale, affinché comprendano la Parola. È così che dando le spalle al Tabernacolo si rivolge all’assemblea, senza che venga meno il prostrasi per adorare il Santissimo Sacramento. E’ sempre alta la figura del Papa, anche quando sostituisce la tiara con la mitria, quando scende dalla sedia gestatoria per salire sulla papamobile, quando va a visitare gli inquilini di un carcere o i bambini in ospedale, quando abbandona il plurale maiestatis per un linguaggio semplice e diretto, quando incoraggia e sostiene l’ecumenismo, quando intraprende viaggi apostolici in treno o in aereo per toccare il cuore dei grandi e degli ultimi, quando si lascia circondare da giovani gioiosi ed entusiasti, quando siede a mensa con gli emarginati, quando passa lungo le strade a piedi tra la gente o telefona a un fedele per lenire il suo dolore.
    Certo, il discorso è lungo ma l’argomento è fin troppo profondo e complesso perché se ne possa parlare concisamente, oltre tutto senza specifiche competenze.
    Il progetto divino si compendia nella salvezza delle anime, cioè di ogni essere umano, e ingloba il rispetto di ogni forma di vita, ovvero di ogni specie vivente, e del creato. E i Papi della Chiesa Romana, a parte qualche remota e dolorosa parentesi, hanno avuto innanzi questa prospettiva, provando a realizzarla con totale dedizione, pur con stili e in forme diverse.
    Con quale strumento si misura l’autorevolezza o la debolezza di in Pontefice?
    Papa Benedetto XVI e Papa Francesco, l’uno con il fervore che sgorga dalla profonda conoscenza teologica e l’altro con la premurosa attenzione all’uomo e alla natura che lo accoglie, volgono e invitano a volgere lo sguardo verso quell’Amore che Christian Bobin, in un suo libro su Francesco d’Assisi, cantore del creato e ispiratore del pontificato del Papa che porta il suo nome, così ha definito: “e se ogni bellezza pura viene dall’amore, da dove viene l’amore, di quale materia è la sua materia, di quale elemento naturale è composta la sua soprannatura? La bellezza viene dall’amore. L’amore viene dall’attenzione. L’attenzione semplice rivolta al semplice, l’attenzione umile agli umili, l’attenzione viva ad ogni vita”.
    Sono convinto che i dieci dogmi della Chiesa non siano stati scalfiti. E se la sostanza di Dio è l’Amore, presente nei primi due comandamenti, dai quali “dipende tutta la Legge e i Profeti”, il problema non è che si tenti di mutare il dogma ma che ci si ostini a tenere prigioniera l’anima.

  12. @leprenellaluna
    Non c’è continuità tra il pontificato di Ratzinger e quello di Bergoglio. Ne è prova il silenzio di Benedetto XVI alle ripetute richieste di avallo delle trasformazioni promosse da Bergoglio che riguardano le aperture sui valori non negoziabili della dottrina cristiana. Esempio: assoluzione e comunione per i divorziati risposati. Ma “solo al tramonto della loro esistenza”, quando potrebbero ottemperare alla condizione di vivere come fratello e sorella” (Giovanni Paolo II). Non è nel potere del magistero correggere la rivelazione di Dio. Oggi Bergoglio più che il pastore delle anime è il leader delle sinistre mondiali: i “no-global”, che si definiscono ora alter-mondialisti perché vogliono la globalizzazione in modo diverso, hanno indicato in Papa Francesco il loro punto di riferimento etico e morale. Lo stesso Scalfari ha detto che il programma di Bergoglio è quello del socialismo marxiano e poi del comunismo. Bergoglio ha reso visibile la sua simpatia per i leader di Bolivia e Ecuador, ha ricevuto persino il presidente venezuelano Maduro. L’invadenza politica di Bergoglio è evidente a chi non si volti dall’altra parte e finga che nulla sia cambiato. I suoi cavalli di battaglia sono: il pauperismo, la difesa dell’ambiente e degli immigrati. E se non sbaglio, il Papa attuale ha bollato Benedetto XVI quale “Nonno”. Forse intendendo che vada superato perché antiquato? Un Papa che augura “buon pranzo” e si fa telefonare e cerca di convincerci che Gesù Cristo è più umano del nostro vicino di casa mi fa pensare a certi politici piacioni.

  13. Gentile Faletti,
    in un recente articolo per il settimanale “Sette” del Corriere della Sera, Massimo Franco ha scritto dell’incontro in esclusiva con Papa Benedetto XVI nei Giardini Vaticani, alla presenza di Emilio Giannelli e di Mons. Georg Gaenswein. Ha riportato poche parole del Papa emerito e una ricca descrizione della sua giornata tipo. Ha parlato, riferendosi all’inizio dell’inedita convivenza, del rapporto basato sul rispetto e sulla lealtà tra il “Papa dell’azione”, Bergoglio, e il “Papa della preghiera”, Ratzinger, come quest’ultimo ripete spesso. Gli avversari e i critici di Bergoglio che hanno consultato Ratzinger si sono sentiti rispondere: “il Papa è uno, è Francesco”. Sono convinto che Papa Benedetto XVI abbia scelto di rinunciare all’ufficio di Romano Pontefice e di dedicarsi alla preghiera per far parlare il cuore, non per sindacare l’operato del Suo successore.
    Strumentalizzare l’operato di un Papa o di qualsivoglia persona è un esercizio facile ma non esprime ponderatezza. Si può, e si deve, rispettare ogni idea ma, soprattutto per chi fa opinione e conosce il peso delle sue idee, l’equilibrio nell’esprimerla è provvidenziale.
    Se si scrive che Papa Francesco è leader delle sinistre mondiali e, in questa veste, simpatizzante degli omologhi Boliviano e Ecuadoriano, sostenitore del presidente venezuelano Maduro, nonché politico invadente, propugnatore del pauperismo, ambientalista e paladino dei migranti, probabilmente si pensa che abbia sbagliato mestiere o che, da Papa, non abbia memoria del “non expedit” di Pio IX o, ancora, che si culli della tolleranza sull’argomento da parte di Benedetto XV, che regnò circa un secolo prima del Papa emerito.
    Con scarsa obiettività e abbondante ironia, si potrebbe perfino sostenere che l’attuale Pontefice imiti pedissequamente il fondatore della Chiesa: rivoluzionario, beniamino degli zeloti, amico dei pubblicani, delle peripatetiche, dei pezzenti e dei lebbrosi.
    Che dire, poi, di Papa Giovanni XXIII, dispensatore di consigli ai grandi del pianeta con “Pacem in terris” e, nel contempo, di tenere carezze a distanza ai bambini con il “discorso alla luna” , un “politico e piacione”, insomma (per dirla con il “saggio” Giuliano Ferrara a proposito di Bergoglio). O di Papa Paolo VI, promotore di vertici interreligiosi, oratore all’ONU, sindacalista tra gli operai dell’Italsider, negoziatore con i terroristi delle Brigate rosse, contro la linea dura di PCI e DC; molto più che un politico invadente. O, ancora, di Papa Giovanni Paolo II, stratega, leader ombra di Solidarnosc, picconatore dei Soviet e demolitore del muro di Berlino, degente sensazionalista in un appartamento al Gemelli, fustigatore dei mafiosi, oratore presso il Parlamento in seduta comune di una Repubblica di cui è enclave lo Stato da lui governato. O, infine, di Benedetto XVI, attabrighe e provocatore all’Università di Ratisbona in Baviera.
    Cara Faletti, con tutto il rispetto per un veterano del giornalismo italiano, non consideri alla stessa stregua di un guru l’anticlericale Scalfari; da “esperto” degli affari divini attribuì al Padreterno il primo esempio di intolleranza della storia per aver cacciato Adamo ed Eva dall’Eden.
    Vorrei dirLe, adesso senza ironia, che per un Pontefice considerare affettuosamente “nonno” il proprio predecessore, augurare “buon pranzo” e “telefonare” è un modo semplice e comune di immergersi in un’umanità bisognosa di cura e attenzione. Convincere che “Gesù Cristo è più buono del nostro vicino di casa”, poi, non è la strategia di un imbonitore ma la precisa missione di un Papa, che invita a pensare a un Dio prossimo all’umanità.

  14. Lei pensa che la coesistenza di due “vesti bianche”, in sé un fatto abbastanza straordinario anche per la scelta di Papa Ratzinger di definirsi “papa emerito” invece di “vescovo emerito di Roma” e di conservare il titolo di “Sua Santità”, possa non suscitare più di qualche perplessità e molte domande tuttora senza risposta? Cosa c’è dietro questa strana rinuncia? Ratzinger ha spiegato di aver rinunciato all’esercizio attivo del ministero, non al ministero in sé. Ciò significa che ha inteso rimanere ancora Papa, pur in una forma inedita. La conferma viene dalla risposta negativa data dall’arcivescovo Gänswein, collaboratore di Benedetto XVI, alla domanda di un giornalista di Avvenire: “Ratzinger si è mai pentito di aver assunto il titolo di papa emerito?”. Quindi, Benedetto XVI è tuttora Papa, benché con funzioni diverse da quelle esercitate da Bergoglio. Di fatto, si tratta di un ministero allargato che implica rispetto reciproco, ma non necessariamente la medesima posizione dottrinale. Gänswen stesso afferma che si è di fronte a “una svolta storica” nella cornice dello “scontro” tra il “Partito del sale della terra” (che sosteneva Ratzinger nel Conclave del 2005) e il “Gruppo di San Gallo” (che invece sosteneva Bergoglio). Nel 2018, il giornale tedesco “Bild” pubblicò due lettere di Ratzinger nelle quali emergeva il giudizio allarmato del papa emerito sulla condizione della Chiesa. Del resto, non è un mistero che siano numerosi i cardinali che vedono in Benedetto XVI l’artefice di una straordinaria azione di contenimento nei confronti delle spinte rivoluzionarie bergogliane. Come non è un mistero che il Vaticano faccia di tutto per gettare acqua sul fuoco. Se per Lei esprimere opinioni su fatti reali e documentati è facile strumentalizzazione e mancanza di ponderatezza, per me il volerli trascurare può significare due cose: fare una comoda scelta di campo o rifiutarsi di vedere i pericoli rappresentati da chi, venendo dai disastri argentini, ha l’ambizione di cambiare la Chiesa di Cristo. Quanto poi al fatto che Bergoglio non sia il primo Papa ad occuparsi di politica è del tutto evidente. Leone III incoronò Carlo Magno imperatore creando un legame tra potere temporale e potere spirituale, legame tuttora forte anche se controverso e difficile. Ogni Papa è anche un politico, al di là del “non expedit” che valeva per i fedeli, non per il pontefice. Giovanni Paolo II ha facilitato il collasso del comunismo, Bergoglio il comunismo vorrebbe restaurarlo, ha addirittura dichiarato che “i comunisti la pensano come i cristiani”, facendo sorgere il dubbio che abbia un’idea alquanto originale della libertà e della dignità umana, valori fondamentali del cristianesimo e totalmente sconosciuti al comunismo. Benedetto attaccabrighe e provocatore nel famoso discorso di Ratisbona? Non direi, ironia a parte. Pose il problema reale dell’islamismo: “Il sorgere di uno Stato radicalmente religioso nei movimenti islamistici conduce il nostro tempo in una situazione esplosiva” e, assieme, pose la questione dello Stato laicista occidentale che con la recissione delle radici spirituali rischiava di perdersi. Riguardo a Giuliano Ferrara, non so se saggio come Lei dice, tutt’altro che ipocrita senza dubbio, non mi pare abbia usato l’espressione “politico e piacione” riferendosi a Bergoglio. E concludo, caro Leprenellaluna, confermando la mia personale antipatia nei confronti del papa attuale che considero assai poco autorevole e niente affatto spirituale, più o meno alla stregua di un politico populista e banale. Ricordo anche una frase che certamente non dovrebbe far parte del repertorio di un pontefice, a proposito della strage di Charlie Hebdo. “Se qualcuno offendesse la mia mamma, gli darei uno schiaffone”. Non male, direi, per un papa.

  15. Gentile Faletti,
    le dimissioni da una carica determinano la rinuncia alle funzioni prima svolte. Vale anche per un Papa, le cui dimissioni, che nessun uomo o consorzio umano sulla terra possono accettare o respingere, manifestano la volontaria rinuncia all’alto ufficio a cui è stato elettivamente chiamato. E considerato che le dimissioni o si rassegnano o non si rassegnano, e qui sono state rassegnate, Papa Francesco è il 266° Romano Pontefice. Ne consegue, credo, che il pontificato del predecessore non abbia più efficacia e si rimetta alla memoria della Chiesa e all’esame della storia.
    Io, come tanti, ho preso atto di questo stato di cose e registro gli sviluppi di un caso inedito con la serena consapevolezza del presente, senza girarmi dall’altra parte o fare scelte di campo. Per converso, Lei, come tanti, ha preso una posizione, non riconoscendo appieno il Pontificato di Papa Bergoglio e cercando appigli congetturali nelle disquisizioni, a vario titolo, sulla forma e sulle modalità delle dimissioni di Ratzinger. Ma da un conclave può venir fuori un Papa supplente o di sostegno?
    Credo di no, e ritengo che il regno di Papa Ratzinger si sia concluso con la sua spontanea, sofferta e coraggiosa rinuncia.
    Papa Francesco, con apertura e umiltà, tiene nel debito conto la ricchezza teologica di Ratzinger e considera il Papa emerito una preziosa risorsa per la Chiesa. L’affettuosa riverenza tributata da Papa Bergoglio e dai tanti che continuano ad amare Benedetto XVI è in uno con la deferenza manifestata dai credenti, ma non solo, nei riguardi di Papa Francesco che, tra pericoli e difficoltà, ha accettato di tenere il timone di una Chiesa esposta alle insidie di questo tempo e di cui Giuliano Ferrara, con disarmante gratuità, ha dato la singolare definizione di cui si parlava prima in un articolo pubblicato sul n. 14 di Panorama del 22 marzo 2018 dal titolo: “Perché a Papa Francesco, politico e piacione, preferisco Ratzinger”.
    Cara Faletti, concludo apprezzando la sincerità attraverso cui prendo atto della Sua idiosincrasia nei riguardi dell’attuale Pontefice, emersa ricorrentemente nei Suoi articoli, e riflettendo sul politicamente corretto che inficia la cultura e la civiltà occidentali, nonché sulla superficialità con cui si confonde l’accondiscendenza con la tolleranza e con cui si stravolgono innocue e secolari tradizioni per ostentare sensibilità nei riguardi di qualcuno, rimuovendo crocifissi o modificando il ripieno dei tortellini. Non attribuisca a Papa Francesco le banalità di un vassallaggio, squisitamente laico, che la dice lunga sul cervellotico concetto che l’Occidente ha della sua identità.

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