Modica, la morte di Angelo Partenza. Il TdM chiede la messa in prova per i giovani imputati

Lo scorso 5 dicembre si è celebrato il processo davanti al Tribunale per i Minori di Catania per la morte del 64enne modicano Angelo Partenza. Per gli imputati è stata chiesta la MAP, ovvero la messa in prova. In quella sede o sarà accordata la messa alla prova, con conseguente sospensione del procedimento o, in caso contrario, il processo andrà avanti” – secondo quanto precisa lo studio 3A, che assiste i familiari dell’anziano. I tre minori sono accusati di omicidio preterintenzionale con l’aggravante “di aver profittato di circostanze di tempo, di luogo o di persona, anche in riferimento all’età, tali da ostacolare la pubblica o privata difesa”, elaboreranno un progetto di recupero per due giovani che accederanno ad un programma di messa alla prova.
La presidente del Collegio, il giudice per l’udienza preliminare, Alessandra Chierego, ha voluto risentire i due minori. Se ne riparlerà nell’udienza fissata il 15 maggio 2019.
Duro il commento del cognato della vittima, Vincenzo Di Martino Russo, che, con la moglie, Giuseppa Partenza, si è battuto con forza per dare impulso alle indagini e per rendere giustizia al loro caro.
“Il fatto delittuoso è ben noto a tutti. Quasi due anni or sono a Modica, nella centralissima piazzetta antistante la chiesa di Santa Maria di Betlemme, veniva massacrato a botte (cioè a pugni) Angelo Partenza, di 64 anni, da tutti conosciuto come persona mite e buona. Dopo qualche giorno, a seguito delle botte ricevute da parte di un ragazzetto, il sig. Angelo Partenza, di 64 anni, è morto.Nell’udienza tenutasi il 5 dicembre 2018 al Tribunale dei minorenni di Catania, per il ragazzo e il coetaneo che era con lui (e il terzo?) la proposta “proposta” in aula è stata quella della MAP.
Devo ammettere che finora non avevo avuto notizia di questa sigla, fra le tantissime in uso ormai, nell’era digitale. Che significa? Significa Messa alla prova! MAP. Accontentatevi. Una sigla tira l’altra.
Abbiamo sentito dire che si mette alla prova un motore, per verificare se funziona bene, dopo una revisione. Si mette alla prova un cavallo, per vedere se è adatto alla corsa o al galoppo. Si mette alla prova un apprendista… per vedere se è “tagliato” per fare quel mestiere. Ma finora non avevamo sentito parlare di messa alla prova per provare se dei minorenni sono ancora “adatti” a delinquere o meno.
Ma crediamo, almeno noi, che per un ragazzo che per un suo gesto, spropositato e violento, si rende autore responsabile diretto della morte di una persona – per altro nelle condizioni di non potersi difendere e parare i colpi, pugni sferrati selvaggiamente dal ragazzetto che si vorrebbe mettere, ora alla prova (dopo due anni di attesa…) – la MAP non sia il castigo, la punizione da proporre.
Nella sua denuncia resa al maresciallo presso la stazione dei Carabinieri di Modica, Angelo Partenza dice: “Sembrava una mitragliatrice!”, alludendo all’autore della violenta aggressione. Così si espresse ripetutamente la vittima, riferendo di persona, con sue parole, le circostanze di fatto al maresciallo che raccolse la denuncia e risultanti, anche, nel verbale.
Ma la prova l’ha già data! ci pare. E anche di una inaudita violenza, se consideriamo essere stata “opera” di un ragazzo di appena diciassette anni.I ragazzi responsabili del fatto delittuoso – ne siamo certi – si aspettano (hanno anch’essi una coscienza) che sia loro inflitta, dal Tribunale dei minorenni di Catania, un’esemplare punizione, anche se, evidentemente, non desiderata e auspicata da loro stessi, non voluta dai loro genitori nonché dai loro legali. Ma la punizione deve essere inflitta, deve essere data, per giustizia. Deve essere impartita non per vendetta o malintesa soddisfazione (di chi?), ma per giustizia da rendere alla vittima e alla pubblica opinione. Sì, anche alla pubblica opinione, cioè a noi cittadini, alla gente offesa dal fatto delittuoso, che si aspetta una punizione esemplare. Diversamente né si rieduca né si educa nessuno. Al delitto (perché di delitto si tratta), ci pare che debba seguire il castigo. Poi viene/verrà il momento della rieducazione, ma solo dopo”.

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