Canti l’encomio prima della vittoria…………L’opinione di Rita Faletti

Non è mai prudente cantare vittoria troppo presto, a volte porta male. Successe all’Ulivo di Prodi nel 2006, quando il brindisi del professore andò per traverso ai maggiorenti del partito raggiunti dalla notizia che i numeri che lo distanziavano dal rivale Berlusconi erano risicatissimi, appena 24mila. Troppo pochi per la tenuta duratura di un governo. I fatti che seguirono lo confermano. I numeri sono numeri e contano, lo dimostrano le mezze vittorie dei 5stelle e della Lega, trionfanti rispettivamente al Sud e al Nord, ma impossibilitati a governare da soli e, pare, financo in compagnia. L’ostacolo a unirsi per dare vita ad un esecutivo è l’incompatibilità dei due programmi che si possono riassumere in due punti sostanziali: reddito di cittadinanza e flat tax. Di Maio vuole pagare a tutti uno stipendio in base alla cittadinanza, fino a 1400 euro a famiglie con un figlio; Salvini intende tagliare le tasse alle imprese fino ad un progressivo 15 per cento. Di Maio promuove l’assistenzialismo, di casa al Sud dai tempi della DC, Salvini vuole sostenere produttività e lavoro. “Noi non daremo soldi alla gente per stare a casa.” Due visioni antitetiche del paese cui corrispondono due soluzioni contrapposte. Affidare una Camera a un leghista, si è parlato di Giorgetti al Senato, e l’altra ad un pentastellato, non sposta la situazione attuale di un solo millimetro Rimane la considerazione che né il reddito di cittadinanza né la flat tax sono praticabili con un debito pubblico da far paura. Salvini non sembra particolarmente turbato per il fatto che nulla si muove; a dire la verità, forse si augura che lo stallo continui. Non indebolirà certamente lui, che ha già riportato una vittoria significativa sull’alleato Berlusconi, conquistandosi così la corona di capo del Centro Destra; non diminuirà certamente il consenso di cui gode nelle regioni che apprezzano i risultati raggiunti anche per merito delle politiche messe in campo dalla Lega. Lombardia e Veneto sono al primo posto per Pil prodotto, Il più alto in Italia, quello che consente di trainare il resto del paese e che assegna alle due regioni una posizione tra le più competitive in Europa. Al Nord Salvini non ha rivali. Diversa la situazione di Di Maio. Nuovo all’attività politica sul campo, prima del voto giurava che mai il movimento avrebbe governato con altre formazioni, l’onestà dei 5stelle non poteva rischiare di essere inquinata. Dopo l’esito del voto è arrivata la spacconata.” Dovranno venire tutti a parlare con noi”. La lunga fila di questuanti non c’è stata. Non un parlamentare ha risposto alla chiamata. Solo Emiliano e qualche altro darebbero la loro disponibilità; ma i numeri, questi sudati numeri non ci sono. Di Maio fa un passo indietro e apre a tutte le forze politiche. I Dem renziani dal primo all’ultimo, confermano le dichiarazioni di Matteo Richetti: “Hanno vinto, questo dà loro il diritto e il dovere di assumersi la responsabilità di governo. Dimostrino che ne sono capaci”. Messaggio chiarissimo. Il bulletto Di Maio ha avuto il suo. Grillo tradisce un certo nervosismo, cosa suggerirà la Casaleggio Associati per superare l’impasse? Non a tutti conviene aspettare, gli elettori vogliono subito quello che è stato promesso loro. Non dovessero ottenerlo, potrebbero rivolgersi altrove. Il passo indietro di Di Maio potrebbe diventare una retromarcia. Altro che popcorn. In mezzo ai “no, grazie”, i cosiddetti poteri forti, quelli che i grillini promettevano di sterminare, hanno lasciato intendere, neanche tanto velatamente, di vedere con favore un governo a trazione 5stelle. I furboni stanno già pensando che il “canovaccio” steso dai pentastellati può subire modifiche e aggiornamenti, oltre a quelli già apportati a più riprese dal Movimento per compiacere l’Europa. Potrebbe uscirne qualcosa di molto vantaggioso sia per i pentastellati che avrebbero il via libera verso il governo della nazione, sia per i poteri forti, per i quali nulla cambierebbe se non in meglio. In fondo, che i 5stelle siano eterodiretti da una società non proprio trasparente o da un gruppo di potenti, cosa cambierebbe? Il Cardinale Bagnasco ha dato la propria benedizione, i napoletani hanno apprezzato il bacio di Di Maio all’ampolla contenente il presunto sangue di San Gennaro. Anche Don Peppino (da dove sbuca costui?) crede nella grande capacità di dialogo dell’ipotetico candidato premier: “Fa parte del suo stile” dice Don Peppino. Forse il buon don ha conosciuto “Giggino” solo di recente, ad avvenuta conversione all’apertura. Comunque, più i giorni passano lasciando inevasa la richiesta di appoggi, più la fibrillazione in casa 5stelle cresce. Di Maio sta preparando un piano B. Da qualche parte si suggerisce un governo di tutti su alcuni punti fondamentali e condivisi: un elenco comune di obiettivi. Sotto sotto, ognuno spera che Mattarella trovi la quadra. Auguri Presidente! Ci salvi dall’irresponsabilità almeno Lei.
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