La Città di Modica ed il blasone perduto, ovvero, un’arme civica in cerca d’autore di Carmelo Cataldi

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1747

Da moltissimi anni, quando visito una città, la prima cosa che faccio è rilevare quale arme civica è in possesso dell’amministrazione cittadina e poi quale gonfalone è stato adottato.
Di massima nello Statuto Comunale è riportata l’indicazione dell’arme civica adottata e del gonfalone, nonchè una breve descrizione, araldica, nella maggioranza dei casi, e quindi allo stesso modo gli estremi dell’avvenuta registrazione del medesimo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Non potevo quindi esimermi dal verificare, anche per la mia città, l’esistenza e la fondatezza giuridica dell’arme civica e del relativo gonfalone.
Come detto la fonte per eccellenza è lo Statuto Comunale, ma nel caso di Modica, in quello deliberato nel 1993, all’art. 26, si ha una desolante, ma soprattutto fuorviate descrizione: Stemma e Gonfalone 1. – II Comune ha come segno distintivo lo stemma civico che riporta in campo azzurro un’aquila monocipite in argento con in testa la corona comitale. L’aquila porta tra gli artigli un nastro con la scritta: Contea dì Modica. 2. Il Comune fa uso nelle cerimonie ufficiali del gonfalone, drappo rettangolare verticale di velluto azzurro con in centro riportato, in colore argento, lo stemma del Comune.
A grandi linee la descrizione riporta lo stemma iniziale dello stesso Statuto, peccato che si è dimenticato che in petto la medesima aquila porta uno scudo, questo si sovrastato da una corona comitale, diversa da quella posta in capo all’aquila, che è invece regale, scudo che riporta, a sua volta, una roccia che poggia su tre monti o ponti e su cui si erge, si presume, il profilo del ben noto orologio esistente in città fin dal 1715.
Considerato il marasma lessicale (soprattutto araldico) dello Statuto Comunale del 1993, ho deciso di constatare de visu quanto fosse stato riprodotto nel Gonfalone civico, sicuramente presente in Comune.
Grazie alla massima disponibilità e cortesia di due impiegate, preposte al front office del Comune, ho avuto la possibilità di constatare che non esiste un gonfalone cittadino, bensì tre; il primo stampato su tela lucida posto all’ingresso dello scalone principale, uno bellissimo di stoffa e canottiglia nella sala del Consiglio Comunale ed un altro, della stessa fattura del primo, ma molto più datato, all’interno dell’Ufficio del Primo Cittadino.
Il primo gonfalone si presenta di rosso (il fondo) all’aquila coronata grigia (con il becco rivolto araldicamente a sinistra), caricata in petto di uno scudo, alla campagna di verde, sovrastata da un castello con tanto di bandiera bicolore (amorfo, cioè non previsto dalla grammatica araldica) con in capo una corona di nobile. L’aquila ghermisce un cartiglio d’oro con il titolo: Contea di Modica.
Il secondo gonfalone che si presenta con quelli che sono gli orpelli classici del gonfalone e del tessuto e ricami previsti, consta di uno scudo sannitico con corona dorata comitale in capo. Questo si presenta con un capo di rosso e un’aquila dorata, senza corona portante a sua volta nel petto un altro scudo sannitico d’oro con un castello, o qualcosa che si avvicina ad un castello (sembra più una torre), e negli artigli un cartiglio, sempre d’oro, con il titolo: Contea di Modica. Sopra la corona comitale vi è la scritta in oro “Modica”
Il terzo è molto simile al precedente con la differenza che l’aquila è sempre con il becco rivolto a sinistra, ma questa è di colore marrone, mentre lo scudo in petto riporta non un castello ma una vera e propria torre.
E di tutta evidenza che la confusione più totale regna nella rappresentazione e ufficializzazione di quello che dovrebbe essere il biglietto da visita di ogni città o comunità, ossia l’arme civica.
Per tale motivo ho deciso di verificare all’Ufficio Araldico della Presidenza del Consiglio se era mai stato ufficializzata l’arme civica della Città di Modica ed il suo relativo gonfalone, e cosa scopro? Scopro che la città di Modica non è titolare di arme civica e gonfalone, uno dei pochi casi in Sicilia e nel resto d’Italia.
Per amore di verità devo dire che presso l’Ufficio Araldico esiste, alla Categoria Comuni, luogo Modica, Ragusa, Sicilia, Italia, una documentazione pertinente collocata alla busta 263 e fascicolo 4025.6.
Ora non è previsto un obbligo di legge che prevede l’ufficializzazione della propria arme civica, ma soltanto, ai sensi del Testo Unico degli Enti Locali (DLgs 18/8/2000 n. 267) la sola adozione di uno stemma attraverso una deliberazione da parte del Consiglio Comunale, il quale ne deve dare menzione nello Statuto Comunale, non prevedendo altro, motivo per cui sotto il profilo legale il Comune di Modica risulta aver adempiuto ai propri doveri amministrativi.
Ma la questione assume connotazioni diverse nel momento in cui tutte le incongruenze rilevate, quelle tra Statuto Comunale, arme civica e gonfaloni, fanno supporre che l’approssimazione e l’ignoranza delle basilari regole araldiche hanno prodotto alla fine un “obbrobrio” araldico che si discosta probabilmente abbastanza da quella che è la storia e la forma originaria del simbolo autentico della “comunità mothycense”.
Veloci ricerche presso archivi e soprattutto presso l’Archivio di Stato – Sez. di Modica mi hanno permesso di verificare che già nel 1872 la città si fregiava di uno stemma civico, ma era quello del Regno d’Italia, mentre l’anno successivo sopra il titolo “Municipio della Città di Modica” campeggiava un’aquila coronata rivolta a sinistra con in petto uno scudo caricato di una rocca con in capo un orologio.
Bisogna risalire ancora indietro nel tempo e precisamente al 1751 per trovare qualcosa di più concreto e definito e che dà linee guide certe e storiche per un futuro rimaneggiamento della materia e il riconoscimento di un’arme civica fondata su presupposti filologici e araldici.
Esiste infatti nell’Archivio di Stato, sez. di Modica un documento, anzi ne esiste più di uno, che riporta in calce una “fede” fatta da personale della “comunità mothycense” sigillata con un timbro a secco bellissimo, così formato:
Rotondo, con il titolo: “Mohac Populosa Civitas”. All’interno un’aquila “borbonica” ad ali spiegate e con la testa rivolta a sinistra (araldicamente intesa) coronata, con in petto uno scudo quasi sannitico, sovrastato da una corona regia(?), contornato dal collare dell’Ordine del Toson d’oro e con all’interno un castello poggiato su tre monti e sovrastato da quello che sembra l’orologio che ancora attualmente si vede sulla rocca.
Ora si potrebbe discutere per ore e ore su come e perchè si è arrivati da un dato certo e “ufficiale” per allora, quale il sigillo della Città di Mohac a qualcosa di impossibile e non ufficiale come l’attuale arme civica in uso dall’Amministrazione Comunale, senza una soluzione al problema, per cui, per brevità e per non tediare ulteriormente il lettore, lasciando aperto uno spiraglio per un approfondimento futuro, si può solo dire che si spera in uno scatto di orgoglio cittadino, da parte dell’Amministrazione Comunale, per sanare questo vulnus araldico e civico e dare alla “Città del cioccolato”, un proprio, autentico e ufficiale stemma civico.
Carmelo Cataldi

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3 Commenti

  1. Mi ha fatto molto piacere leggere questo articolo del dott. Cataldi. Non sono un esperto di araldica, né un appassionato di araldica, ma mi sono sempre chiesto perché il comune di Modica non adotta uno stemma univoco. Il colore dello sfondo dello stemma varia senza apparente motivo. In passato (anche dopo che nello statuto comunale del 1993 era stato indicato che lo sfondo era azzurro) ho visto, in vari documenti comunali, uno sfondo colore giallo oro. Più recentemente ho visto che a volte lo sfondo è di colore rosso e altre volte invece di colore azzurro. In alcuni casi sono presenti tutti e due colori contemporaneamente: nel sito web del comune di Modica lo sfondo dello stemma è azzurro ma con le estremità rosse.
    Oltre a variare il colore variano anche la forma dell’aquila e l’orientamento della sua testa (a volte è orientata a sinistra e a volte a destra), così come variano gli elementi (a volte una torre, a volte un castello, a volte anche tre colline, ecc.) all’interno dello scudo che si trova nel petto dell’aquila. Variano anche i colori di tali elementi (ad esempio, a volte le tre colline sono verdi, altre volte marroni). Lo stesso colore dell’aquila non è sempre lo stesso: a volte è color argento, altre volte è marrone.
    Anche la scritta tra gli artigli dell’aquila non è sempre la stessa: a volta la scritta è “S.P.Q.M.” , altre volte invece è “Contea di Modica”
    E’ molto strano che un comune dalla storia importante e di antico blasone come il comune di Modica non abbia uno stemma univoco e ben definito.
    Di recente ho letto il libro di Placido Carrafa “Prospetto Corografico Istorico di Modica”. In un passo del libro si legge, in riferimento alla città di Modica, “Triplice torre ella porta per stemma in ceruleo campo”. Ai tempi in cui il Carrafa scriveva (1653) lo stemma di Modica era quindi raffigurato con tre torri su sfondo celeste (ceruleo). Stranamente, a quanto pare, a quei tempi nello stemma mancava l’aquila.

  2. Veda, questo è uno dei casi in cui la forma assume sostanza! Ogni comunità ha bisogno di un proprio simbolo che sia l’esternazione delle proprie origini e delle proprie tradizioni storiche e culturali.
    Una comunità che non riconosce questo non è destinata a grandi cose alla fine perché manca una vera è propria identità che non può essere certo fatta di cioccolato soltanto!

  3. Lo scudetto ovale “sul tutto mostra una gemella ondata in banda, accompagnata da due torri. Normalmente questo scudetto rappresenta l”arma familiare, ma in questo caso potrebbe anche essere un”arma personale, creata ad hoc dallo stesso canonico Pacelli. La sua famiglia, comunque, non compare negli stemmari e nei repertori araldici locali, per cui non disponiamo di altri esemplari con cui fare raffronti. L”unica via possibile, allo stato attuale delle ricerche, è la consultazione dello stemmario Montefuscoli, manoscritto settecentesco conservato presso Biblioteca Universitaria di Napoli. Conto di farlo prossimamente.

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