
Per generazioni, nei paesi del Sud, il corso principale è stato molto più di una strada. A Modica lo si risaliva dopo cena, a Scicli ci si incrociava davanti alle chiese barocche, a Ragusa Ibla la piazza del Duomo faceva da salotto all’aperto. Lì si guardava e ci si faceva guardare, e spesso un appuntamento nasceva da uno sguardo o dalla complicità di un amico comune.
Quel rito non è scomparso. Il sabato sera le piazze iblee si riempiono ancora, soprattutto d’estate. Ma per molti adulti il primo contatto con una persona nuova oggi avviene altrove: su uno schermo, spesso prima ancora di uscire di casa.
Dalla passeggiata allo schermo
Il cambiamento è arrivato per gradi. Prima i social, usati per ritrovare vecchi compagni di scuola; poi le app di messaggistica, che hanno reso normale conversare per giorni con qualcuno visto una volta sola. Infine le piattaforme pensate espressamente per conoscersi, con profili, filtri per zona e preferenze dichiarate fin dall’inizio.
Nelle grandi città questa trasformazione è stata quasi naturale, perché lì l’anonimato esisteva già. Nei centri minori ha avuto un effetto diverso, per certi versi più profondo. Dove tutti conoscono tutti, lo spazio digitale ha offerto per la prima volta qualcosa che la piazza non poteva garantire: la possibilità di scegliere chi sa cosa.
E non riguarda solo i ventenni.
Separati che ricominciano dopo i quarant’anni, professionisti che lavorano fuori tutta la settimana e rientrano solo nel weekend, persone che semplicemente non si riconoscono nei ritmi sociali del paese: sono loro, spesso, a usare questi strumenti con più metodo. Senza troppe illusioni, ma con le idee abbastanza chiare su cosa cercano.
C’è poi una questione più pratica. Nei centri piccoli i luoghi di ritrovo per chi ha superato una certa età non sono molti, e la vita sociale finisce per ruotare attorno a famiglia, lavoro e qualche associazione. In questo spazio vuoto lo smartphone è diventato una sorta di piazza portatile: il posto in cui, anche a cinquant’anni, è ancora possibile incrociare una faccia nuova.
Il peso degli sguardi e il bisogno di riservatezza
C’è un detto che in provincia tutti hanno sentito almeno una volta: in paese si sa tutto, anche quello che non è mai successo. Per chi vive in una comunità di poche decine di migliaia di abitanti la reputazione è un capitale fragile. Le scelte private, soprattutto quelle legate alla sfera intima, tendono a restare private il più a lungo possibile.
Anche per questo molti adulti del Ragusano guardano oltre i confini del proprio comune. Catania, per chi abita nel Sud-Est, è da sempre la grande città di riferimento: ci si va per lavoro, per l’università, per prendere un volo o per una visita specialistica. È quasi naturale che lo diventi anche sul piano delle relazioni. Basta scorrere un portale di annunci per adulti come Evavip Catania per avere l’immagine di un mondo dell’incontro che ha scelto il web proprio per la discrezione che offre: ci si informa da casa, si legge, si valuta, e si decide senza dover rendere conto a nessuno.
È un cambiamento che divide. C’è chi lo considera una perdita, il segno di comunità sempre meno capaci di tenere insieme le persone. E c’è chi lo vive come una forma di libertà, finalmente sottratta a quel controllo sociale che nei paesi, per decenni, è stato la regola.
Fiducia, verifiche e un po’ di buon senso
La distanza di un clic, però, porta con sé anche dei rischi. Profili falsi, fotografie prese altrove, richieste di denaro anticipato: truffe sentimentali e raggiri online sono un tema su cui le forze dell’ordine tornano con regolarità, in Sicilia come nel resto d’Italia.
Le regole di prudenza sono sempre le stesse, e vale la pena ripeterle. Non condividere dati personali o bancari con chi si conosce da poco. Diffidare di chi ha fretta, o di chi all’improvviso racconta un’emergenza. Preferire piattaforme che moderano gli annunci e rendono chiare le proprie condizioni d’uso. E al primo appuntamento scegliere un luogo pubblico, facendo sapere a qualcuno dove ci si trova.
Paradossalmente, è proprio qui che la vecchia piazza torna utile. Un caffè in un bar del centro resta il modo più semplice per trasformare una conversazione virtuale in un incontro reale.
Cosa resta della piazza
Sarebbe sbagliato, insomma, raccontare questa storia come una sostituzione netta. Il digitale ha cambiato il modo in cui ci si cerca, non il bisogno di incontrarsi davvero. Nelle città iblee la passeggiata serale continua a esistere, e nelle sere di festa il centro storico è ancora il posto da cui tutti, prima o poi, passano.
A cambiare, semmai, è il rapporto tra i paesi e la tecnologia in senso più ampio. Lo si vede nel lavoro, nella formazione, nel modo di fare impresa. Chi segue la cronaca locale conosce bene l’immagine di un territorio che scommette sul digitale, con percorsi pensati perché i giovani possano costruire qui competenze che un tempo si andavano a cercare altrove.
Le relazioni seguono la stessa strada. Si comincia con un messaggio, si prosegue con una telefonata, si finisce, quando va bene, seduti allo stesso tavolo. Il clic è soltanto il nuovo modo di fare il primo passo. Il resto, come sempre, si gioca di persona.


