
MODICA, 30 Settembre 2026 – «A cosa è servito tutto quel tempo che abbiamo sottratto alle nostre attività quotidiane? A cosa è servito chiedere al Comitato di collaborare alla costruzione di un testo condiviso, se poi la quasi totalità delle proposte non sono entrate nel provvedimento?». Inizia con toni duri e colmi di amarezza la presa di posizione del Comitato Centro Storico di Modica all’indomani della pubblicazione, sull’albo pretorio del Comune, della delibera di Consiglio comunale n. 91 che disciplina l’apertura dei cosiddetti temporary store, comprensiva degli emendamenti approvati in aula.
Il malcontento del Comitato nasce da una lunga fase di incontri, riunioni e confronti partecipativi promossi nei mesi scorsi, durante i quali era stato chiesto agli stessi residenti e operatori locali di avanzare proposte e contribuire a soluzioni condivise per la tutela e lo sviluppo del cuore antico della città.
Il Comitato rivendica l’impegno profuso nell’analizzare la delibera di giunta approvata lo scorso aprile, sottolineando di aver consegnato osservazioni scritte e puntuali, tutt’altro che una semplice lista di desideri. L’obiettivo primario era trasformare i temporary store in un vero strumento di rigenerazione urbana e sperimentazione commerciale, scongiurando il rischio che si tramutassero in aperture mordi e fuggi nei periodi dell’anno economicamente più redditizi, lasciando invece agli esercenti stabili l’onere di sostenere costi e difficoltà per tutti gli altri mesi.
Tra le richieste avanzate e – secondo quanto denunciato – rimaste inascoltate figuravano: criteri vincolanti legati alla reale rigenerazione urbana per beneficiare dell’esenzione dei diritti, misure di sostegno e sgravi concreti per le attività commerciali che mantengono le serrande alzate per dodici mesi l’anno, un controllo esteso a tutto l’anno contro stock, outlet e liquidazioni mascherate, maggiori dettagli e paletti sulle categorie merceologiche ammesse.
Ciò che ferisce maggiormente il Comitato, tuttavia, non è il merito delle singole scelte politiche – prerogativa legittima dell’amministrazione e del Consiglio –, quanto il metodo adottato. Nel dibattito consiliare, infatti, gli emendamenti sono stati presentati come frutto del lavoro dei gruppi consiliari e del confronto con associazioni di categoria come Confcommercio e CNA, mentre è stato istituito un apposito Tavolo permanente di monitoraggio da cui il Comitato Centro Storico è stato clamorosamente esteso.
«Non rivendichiamo qui alcun diritto di veto – sottolinea il Comitato nella nota – e non abbiamo mai preteso che le nostre proposte dovessero essere accolte perché provenivano dal Comitato. Le istituzioni hanno il diritto e il dovere di decidere. Ma esiste una differenza enorme tra non condividere una proposta dopo averla discussa e chiedere per mesi collaborazione ad un organismo civico, ricevere un documento articolato ed arrivare al momento della decisione senza essere minimamente considerati».
Lo sfogo si conclude con una riflessione amara sulle regole della partecipazione civica: «Potremmo affermare a questo punto di essere profondamente delusi, ma diciamo la verità: abbiamo capito le regole del gioco molto prima dello stesso manovratore. Se si chiede ai cittadini di dedicare tempo, competenze ed energie alla cosa pubblica, bisogna poi essere capaci di dire loro che cosa è stato fatto di quel contributo oppure semplicemente bisognerebbe ammettere di non essere portati al confronto!».


