
Lunedì scorso, a Belfast, capitale dell’Irlanda del nord, sembrava di essere tornati al tempo degli scontri e delle violenze tra cattolici nazionalisti e unionisti leali alla corona inglese. Il rancore e la rabbia sono riemersi prepotentemente, come se un equilibrio raggiunto a fatica si fosse improvvisamente rotto. Questa volta le parti in guerra sono i cittadini nordirlandesi e gli immigrati. Una coesistenza non facile sulla quale hanno vegliato le autorità locali e la politica dell’accoglienza, cercando di nascondere sotto la cenere quello che in tutto il Regno Unito sta venendo fuori, compreso ciò che è indicibile perché impossibile da ammettere. Dunque Belfast. Un sudanese richiedente asilo con permesso valido 5 anni, aggredisce un sessantenne con un coltello, l’arma più in uso di questo genere di soggetti. Gli cava un occhio, gli devasta faccia e collo e sta per decapitarlo quando un uomo con una mazza da hurling gli piomba addosso salvando il poveretto. In pochi minuti, un centinaio di uomini e giovani si riversa sulle strade della parte est di Belfast, dove abitano famiglie di immigrati. Sassi contro i vetri delle finestre, fuoco appiccato a automobili e case. L’esplosione di rabbia investe anche i vigili del fuoco le ambulanze e la polizia accorsi sul posto. A forza di essere compressa dai negazionisti della mancanza di sicurezza e del senso di frustrazione di cittadini inascoltati, la sopportazione ha superato il limite di guardia trasformandosi in violenza. E’ la rabbia “giusta”, così definita da Nigel Farage, che ha più volte denunciato l’immigrazione fuori controllo. Politici e leader religiosi locali si sono rifugiati nella solita spiegazione: episodi di chiara matrice razzista. Il primo ministro irlandese ha parlato di “teppismo puro e semplice”, ma di puro e semplice c’è solo l’irresponsabilità di politici che temendo l’accusa di razzismo si rifiutano di ascoltare l’opposizione conservatrice che ha chiesto una revisione delle misure di sicurezza e controlli sistematici ai confini tra Irlanda e Regno Unito. Ma la vulnerabilità alla violenza crescente di immigrati clandestini o di seconda generazione, conferma l’incapacità del governo laburista di gestire l’immigrazione senza ideologismi e della polizia di operare senza subire i condizionamenti del “politicamente corretto”. Sette mesi fa, a Southampton, Il diciottenne Harry Novak veniva ridotto in fin di vita dal suo accoltellatore, un britannico di origini indiane. La polizia interveniva e ammanettava il giovane aggredito lasciando il criminale a piede libero. Una situazione paradossale che, una volta chiarita e chiusa con l’ergastolo all’accoltellatore, si è aperta sul “razzismo al contrario” della polizia britannica che aveva creduto alle accuse di aggressione razzista del criminale. A tanto porta il lavaggio del cervello. Questo è niente rispetto allo scandalo dei bambini bianchi abusati da gang di stranieri, in gran parte di origine pakistana, in una cinquantina di villaggi inglesi. Il Telegraph parla di abusi orribili commessi tra il 1980 e il 2009, venuti alla luce un po’ alla volta e definiti “sensazionalisti” dalla polizia che sapeva, conosceva gli adescatori ma taceva per paura di essere accusata di razzismo. Un’autocensura che vietava di indagare i sospettati perché la cosa sarebbe stata giudicata “politicamente scorretta”. Complici le amministrazioni comunaIi, terrorizzate al pensiero che gli abusi sui minori bianchi potessero scatenare una rivolta razziale. Le poche denunce presentate furono insabbiate e si andò avanti così per un bel pezzo sacrificando vittime innocenti perché bianche. Nel 2023 la Bbc scrisse che le gang erano composte da uomini britannico-pakistani e una recente indagine ha scoperto che 1400 adolescenti sono stati vittime di abusi per ben 16 anni. Collusioni connivenze e paure hanno reso possibile a un verminaio di continuare a perpetrare crimini disgustosi e al capo di una gang, privato della cittadinanza, di vivere tra le sue vittime nonostante sia stata ordinata la sua espulsione. Guy Dampier, ricercatore presso il think tank The legatum institute, ha descritto lo scandalo come un prodotto del multiculturalismo, il fallimento evidente delle politiche europee progressiste. Si è chiuso un occhio perché i criminali erano stranieri e le vittime bianche. Pupert Lowe di Reform UK chiede che chiunque venga trovato complice di questi crimini sia espulso, compresi i cittadini con doppia cittadinanza, ai quali quella britannica dovrebbe essere tolta. Per anni si è pensato che bastasse non nominare certi problemi perché smettessero di esistere. E’ accaduto l’opposto. Le violenze di Belfast, gli errori della polizia e lo scandalo delle gang che hanno devastato la vita di centinaia di adolescenti, dimostrano che la realtà presenta sempre il conto. Una società libera non deve temere la verità, ma affrontarla. Quando la politica sceglie il silenzio, prima o poi a parlare saranno la rabbia e la strada.



4 commenti su “ Belfast e il prezzo del silenzio…l’opinione di Rita Faletti”
Su questo sono perennemente d’accordo.
Scandaloso il comportamento politico, che ha definito anche i social veicolo di razzismo.
C’è da dire, che loro fino a poco tempo fa mettevano bombe ed autobombe, combattevano con grinta, coraggio e determinazione per rivendicare i loro sacrosanti diritti, figurarsi se si impressionano per difendere casa loro da un’invasione.
E non parliamo di come i media nostrani, vergognosi, hanno cercato di rivoltare la frittata parlando persino di raptus, per cortesia.
C’è anche da dire che lo stesso atteggiamento lo adottano anche con i cattolici, sospendendo stipendi, arrestandoli per estremismo religioso, cercando di metterli all’angolo per portare avanti agende abortiste o immigrazioniste. Arresti per giunta anche per post o semplici like o dislike. Bella democrazia…
Da noi leggevo oggi invece, che hanno punito due ragazzini di 5, con 6 in condotta ed in vista degli esami, perché hanno appeso un lenzuolo con la scritta ‘l’Italia agli italiani”. Apriti cielo, in una nazione dove gli insegnanti sono esecutori di qualsiasi ideologia progressista, primi propagandisti in un terreno dove dovrebbero rimanere neutrali.
La domanda è, noi saremmo come gli Irlandesi, o ci hanno rammollito ed imbastardito?
E l’altra domanda è, chi opera dietro le quinte, chi ci guadagna a livello internazionale nel creare caos nei paesi occidentali, potendo quindi poi controllarli e sottometterli definitivamente, adottando possibilmente leggi liberticide che saranno richieste dai cittadini stessi?
Ad oggi, siamo sotto scacco economico, infiltrati politicamente, i governi sono di facciata e pilotati dall’alto, manca solo rinchiuderci e levarci tutto. Chi ha questo obiettivo?
Concordo con quanto detto, il titolo è molto appropriato: “Il prezzo del silenzio”.
Un morboso e assordante silenzio aggiungerei.
Ora mi chiedo: Quanto manca affinché avremo la nostra Belfast in Italia? O pensiamo di essere immuni?
Presto avremo caos e disordini in tutta Europa e la sensazione di subire tutto questo (quando fino a poco tempo fa si viveva tranquilli) è che ci renderà molto insicuri sul nostro futuro e in particolar modo quello dei nostri figli.
Specie ora che la magistratura si è votata all’Islam. Guai toccare una risorsa, rappresentano tutto il bene costruito in questi 15 anni ma non si conosce il prezzo dei togati come neanche il merito e il ruolo che hanno sull’argomento.
Politica satanica a parte ovviamente.
Il tempo delle risorse sta per finire. Com’è finito quello per chi li accoglie. La pazienza è finita. Pietro se li porti in casa
Prima o poi doveva succedere, se tiri troppo la corda prima o poi si spezza.
E non c’entra nulla il razzismo, purtroppo i disturbarti mentali che governano questa fogna non sono in grado di gestire neanche una alimentari, e questi sono i risultati.
Ma ormai è troppo tardi.