
Gianni Infantino, presidente della FIFA, si è lasciato andare a una battutaccia sull’Italia che ha immediatamente acceso polemiche e irritazione generale. Parlando dell’ipotesi di Mondiali allargati fino a 64 squadre, ha ironizzato sul fatto che “forse così l’Italia si qualificherebbe”, arrivando persino a suggerire che servirebbero 128 squadre per rivedere gli Azzurri alla fase finale. Una frase che, al di là del tono scherzoso, è suonata in Italia come una vera e propria mancanza di rispetto verso una delle nazionali più titolate della storia del calcio mondiale. Il problema non è solo la battuta, ma chi la pronuncia: Infantino è il presidente della FIFA, quindi non un opinionista qualsiasi, e soprattutto è di origini italiane, padre siciliano e madre bresciana, elemento che rende l’uscita ancora più indigesta. L’effetto è quello di un’ironia facile sulla crisi del calcio italiano trasformata in frecciata istituzionale, proprio mentre la Nazionale vive uno dei periodi più bassi della sua storia recente con nuove mancate qualificazioni ai Mondiali. In Italia la frase è stata letta come l’ennesimo segnale di distanza tra la governance del calcio mondiale e le federazioni nazionali, con la sensazione che il rispetto per la tradizione venga sacrificato sull’altare dello spettacolo e dell’espansione continua dei tornei. Più che una gaffe formale, è una caduta di stile politica e comunicativa: quando il massimo dirigente del calcio mondiale scherza sulla crisi di una grande nazionale, il risultato non può che essere imbarazzante. Dopo le polemiche, Infantino ha provato a smorzare i toni intervenendo sui propri canali social con un messaggio più conciliatorio, nel quale ha sostanzialmente chiarito il senso della battuta e ribadito il rispetto per l’Italia e per la sua storia calcistica, lasciando intendere che si trattava di un’uscita ironica mal interpretata. Ma il tentativo di rimediare ha avuto un effetto limitato: la sensazione, soprattutto in Italia, è rimasta quella di una frase comunque infelice, perché il problema non è solo l’intenzione ma il contesto e il ruolo di chi la pronuncia. Quando il presidente della FIFA si permette ironie su una grande nazionale esclusa dai Mondiali, anche se poi corregge il tiro, il danno comunicativo è già fatto e difficilmente si cancella con una precisazione successiva. In un’altra epoca sarebbe stata una semplice ironia da bordo campo. Nel calcio di oggi, invece, diventa un caso.


