
MODICA, 17 Aprile 2026 – Se mercoledì sera l’aula di Palazzo San Domenico è tornata a essere il cuore pulsante della democrazia cittadina, il “day after” porta con sé riflessioni che obbligano a guardare oltre l’emozione del momento. Da un lato c’è la città che partecipa, dall’altro l’analisi chirurgica di chi, come l’ex consigliere comunale Carmelo Modica, invita a non confondere l’animazione commerciale con la rigenerazione strutturale.
Carmelo Modica solleva un dubbio di non poco conto: “A mia memoria non ricordo come mai il Consiglio non abbia espresso solidarietà al pubblico presente”. Un’osservazione che mette in luce una possibile distanza tra il protocollo istituzionale e il sentimento della piazza. E sui numeri, l’ex consigliere è netto: “ottanta persone tra sedute e in piedi sono un segnale, ma forse non ancora la massa critica necessaria per rappresentare tutti i soggetti interessati.
“Un punto centrale del dibattito, passato quasi inosservato sulla stampa – rileva Carmelo Modica -, è stato l’intervento della rappresentante dell’Ordine degli Architetti”. Per Carmelo Modica, è lì che risiede la “concreta sostanza” della questione. “Mentre la politica discute di emergenza, i tecnici indicano problemi di medio e lungo periodo: la desertificazione non si cura con i cerotti, ma con una visione urbanistica seria che oggi appare frammentata”.
L’analisi di Modica scava nelle contraddizioni di una città che ha delocalizzato gli uffici in periferia e ora si ritrova con un centro svuotato di funzioni vitali.
“Ci si dovrebbe chiedere se il problema sia legato alla pulizia o al trasferimento degli uffici pubblici”, commenta provocatoriamente l’ex consigliere, ricordando che riportare i servizi significherebbe anche dover gestire una viabilità complessa che la città spesso non tollera.
Dura anche la critica ai “temporary store”, definiti strumenti di semplice animazione commerciale: “utili per una stagione, ma marginali e non strutturali per un Comune che, peraltro, deve fare i conti con un pesante dissesto finanziario”.
La tesi finale è un monito per l’Amministrazione Monisteri e per il tavolo tecnico appena annunciato: “è chimerico pensare di salvare il centro storico se lo si immagina come un’enclave privilegiata in una periferia degradata. La rivitalizzazione o è complessiva, riguardando l’intero tessuto urbano, o è destinata a fallire”.
La sfida, dunque, è appena iniziata. Se l’entusiasmo dei cittadini ha riaperto le porte del Comune, il realismo di chi conosce i meccanismi della macchina pubblica ricorda a tutti che tra una seduta di Consiglio e la rinascita di una città passano scelte coraggiose, investimenti reali e, soprattutto, una visione di futuro che non può fermarsi al prossimo evento in cartellone.






3 commenti su “Modica, il cuore torna a battere: quando la democrazia partecipata ferma l’abbandono”
Tutti sanno cosa fare e cosa non fare , sapete perché ?? Perché non lo devono fare loro.
Giusto Carmelo Modica, una città che ha delocalizzato gli uffici in periferia e ora si ritrova con un centro svuotato di funzioni vitali.
Già, e per “potenziare questa scelta balorda” i nostri geniali amministratori proprio concordemente a questa scelta hanno ridotto i posti per i parcheggi, anche se poi, nelle nuove sedi (nuove si fa per dire), come l’edificio Azasi, ci sono pochi posti macchina lo stesso.
Modica è proprio finita, non si offenda Amo Modica, ma non c’è nulla che possa evidenziare uno spiraglio di miglioramento.
Modica, ha scritto bene, ma purtroppo, sono solo idee che non verranno e non possono essere raccolte perchè… perchè banalmente non esistono più RISORSE.
Sottolineo:
“Se l’entusiasmo dei cittadini ha riaperto le porte del Comune, il realismo di chi conosce i meccanismi della macchina pubblica ricorda a tutti che tra una seduta di Consiglio e la rinascita di una città passano scelte coraggiose, investimenti reali e, soprattutto, una visione di futuro che non può fermarsi al prossimo evento in cartellone.”
@ Saru, per il liquame chiamato vaccino, tu ti spostavi senza lamentarti, e facevi la fila senza lamentarti, famiglia compresa.
In più sei ricco, e quindi puoi spostarti.
Quindi spostati perché non ce ne frega nulla.