PD. Caso ex fabbrica Ancione, a Ragusa vince il “menefreghismo”

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Ragusa, 15 aprile 2026 – “C’è una parola che più di ogni altra descrive l’atteggiamento dell’amministrazione comunale di Ragusa nei confronti del sistema culturale cittadino: menefreghismo.
Menefreghismo verso i luoghi, verso la memoria, verso le esperienze che in questi anni hanno provato a costruire valore e identità. Menefreghismo che, nel tempo, si è trasformato in un vero e proprio vuoto di visione.
Il caso della ex fabbrica Ancione e del progetto Bitume è emblematico. È vero: parliamo di un’area privata, e nessuno mette in discussione le scelte del proprietario. Ma proprio per questo, da un’amministrazione che in passato aveva speso parole importanti su quel luogo, ci si sarebbe aspettata un’azione diversa. Non necessariamente vincoli impossibili, ma almeno un tentativo concreto di tutela, una proposta, una mediazione, una visione pubblica capace di tenere insieme sicurezza, sviluppo e memoria.
Bitume aveva dimostrato che era possibile: non solo opere di artisti internazionali, ma un processo di risignificazione di un sito industriale, un modo per restituire senso a un pezzo di città. Con la demolizione perdiamo tutto questo, ma soprattutto perdiamo memoria storica e identità collettiva.
Ma il punto è che non si tratta di un episodio isolato. Il progetto di partenariato per Donnafugata è naufragato tra storture e indagini, il Teatro della Concordia è fermo in un perenne itinere da otto anni, l’Ideal è ormai praticamente dismesso e, nel frattempo, una parte delle strutture culturali continua a reggersi su un utilizzo improprio del lavoro dei cosiddetti “finti volontari”. È un quadro complessivo che racconta molto più di una singola scelta: racconta l’assenza di una direzione.
A questo si aggiunge lo stato in cui versano luoghi simbolici. Le opere del maestro Carmelo Cappello installate al Centro Commerciale Culturale Mimì Arezzo non vengono valorizzate e restano ai margini, senza una strategia capace di restituire loro dignità e visibilità. Il Centro Servizi Culturali “Emanuele Schembari”, che avrebbe potuto rappresentare un presidio stabile per la produzione culturale cittadina, è stato progressivamente svuotato fino a spegnersi. E persino il tentativo di affidare la gestione del Centro Commerciale Culturale si è rivelato fallimentare, segno evidente che senza una visione chiara nessun modello gestionale può funzionare.
Il risultato è una città in cui i luoghi identitari si svuotano o vengono trasformati, la memoria si indebolisce, la cultura arretra e gli spazi pubblici perdono progressivamente funzione e senso.
Questi singoli episodi, messi insieme, diventano un modello. Un modello in cui la cultura non è considerata una leva di sviluppo e di identità, ma un elemento accessorio, sacrificabile, su cui intervenire sempre in ritardo.
La cultura a Ragusa è vittima della mancanza di cultura dell’assessore al ramo: Peppe Cassì.
Perché se la città perde pezzi della propria memoria, se i luoghi culturali si spengono, se le occasioni vengono sistematicamente mancate, è perché chi dovrebbe occuparsene, in realtà, se ne disinteressa.
Alla fine resta una città che perde se stessa, pezzo dopo pezzo. E un’amministrazione che, più che scegliere, continua a restare a guardare altro”.
Lo dichiara Riccardo Schininà, segretario del Circolo di Ragusa del Partito Democratico.

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