“Mi difendono le mie sorelle, non gli sbirri”: Lo striscione della discordia al Quartiere d’Oriente di Modica

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MODICA – Una scritta bianca su sfondo bordò, tesa contro il vento sulla panoramica del Quartiere d’Oriente, a pochi giorni dalla Giornata Internazionale della Donna. “Mi difendono le mie sorelle.. non gli sbirri.. verso l’8 marzo”. Poche parole che hanno trasformato uno dei belvedere più suggestivi di Modica in un campo di battaglia ideologico.

L’installazione, chiaramente riconducibile a frange del femminismo radicale o a movimenti antagonisti, pone l’accento su un concetto estremo: la sorellanza come unica vera forma di protezione valida contro la violenza di genere. Il termine “sbirri”, utilizzato in modo spregiativo per indicare le forze dell’ordine, segna una frattura netta tra una parte del movimento femminista e lo Stato.

Il messaggio è chiaro nella sua durezza: il rifiuto della delega della propria sicurezza alle istituzioni, percepite forse come parte di quel sistema “patriarcale” che si vorrebbe abbattere, a favore di una mutua assistenza tra donne.

L’episodio si colloca in un clima di forte tensione nazionale sul tema dei femminicidi e della violenza domestica. Se da una parte la politica e le associazioni premono per un aumento delle tutele legali e della presenza delle forze di polizia, il messaggio del Quartiere d’Oriente urla una sfiducia profonda.

Non è la prima volta che Modica si interroga sul ruolo delle istituzioni — si pensi alle recenti polemiche sui presidi di polizia nei luoghi sensibili — ma questo striscione sposta l’asticella sul piano dell’autodifesa collettiva e del separatismo politico.

In città, la reazione non si è fatta attendere.

C’è chi condanna il linguaggio: Molti cittadini e rappresentanti istituzionali hanno visto nell’uso del termine “sbirri” un’offesa gratuita a chi, ogni giorno, lavora per la sicurezza di tutti.

C’è chi legge il disagio: Alcuni attivisti vedono nello striscione il sintomo di una rabbia generazionale di chi non si sente protetto da leggi spesso ritenute lente o insufficienti.

Indipendentemente dalla condivisione del messaggio, lo striscione ha raggiunto il suo scopo primario: rompere il cerimoniale. In una giornata spesso ridotta a mimose e frasi fatte, la scritta della panoramica ricorda che per molte donne l’8 marzo non è una festa, ma un momento di lotta e di radicale messa in discussione del sistema.

Resta da capire se questo “grido” troverà spazio in un confronto costruttivo o se rimarrà solo una scritta provocatoria destinata a essere rimossa, lasciando dietro di sé il silenzio di una panoramica che, oggi, guarda la città con occhi più severi.

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