L’irredimibilità della politica …di Domenico Pisana

L'OSSERVAZIONE DAL BASSO... 10 motivi che rendono impraticabile la politica
Tempo di lettura: 2 minuti

Sono in molti a ritenere inutile e impossibile impegnarsi in politica; alcuni, addirittura, vedono la politica come il luogo del demoniaco e del male dal quale stare lontani. Questa posizione è condivisibile? In linea di principio e di morale sociale denota una “debolezza profetica”, ma nella prassi non si può nascondere che oggi la politica italiana vive in un quadro di “settarismo fazioso e di polemismo” fondato, a mio parere, sul “doppiopesismo e su una doppia morale”, e che questo rifiuto all’impegno politico non è destituito di fondamento.
E, poi, c’è da dire che la personalizzazione della politica ha fatto sì che oggi non ci sono più “politici di parte”, cioè che interpretano liberamente i bisogni del Paese “dalla loro parte”, cioè dal loro punto di vista culturale, politico, progettuale, ideale o di ispirazione religiosa, ma “politici faziosi, intellettualmente disonesti e polemici” che tendono a trasformare la politica in uno spettacolo e in un ring con tifosi. La democratica America è, in tal senso, una delle principali maestre che sta plagiando il mondo intero.
Se si chiedesse ad un cittadino serio, onesto sia intellettualmente che eticamente, responsabile e corretto (attenzione non mi riferisco alla persona impeccabile o perfettibile, che non esiste) di impegnarsi in politica o di assumere un incarico amministrativo in questo momento storico-politico che viviamo, la risposta che si potrebbe avere potrebbe essere la seguente: non grazie, ho altro da fare! E poi, impegnarsi per cosa? Per il nulla? Per litigare dalla mattina alla sera: con i propri compagni di partito, con i sindacati, con i dirigenti, con i cittadini, con la stampa, con chi cerca solo polemiche o provocazioni?
C’è un clima generale e complessivo, in Italia, che non invoglia. Le persone di buon senso, equilibrate, che sono rispettose della propria immagine sociale e culturale, che svolgono con rigore e dovere etico la propria attività perché mai dovrebbero lanciarsi in politica? Per quale missione? Forse per governare debiti contratti da altri? O forse per avere il potere? Potere su “chi” e su “che cosa”? Se poi aggiungiamo che in base all’alternanza, chi governa “dopo” dice, onestamente o demagogicamente, che le responsabilità sono di chi “c’era prima”, e viceversa, non si esce più dal tunnel …
Insomma, forse alla fine i veri colpevoli sono i cittadini, o meglio le maggioranze dei cittadini, che scelgono chi li deve governare. Ma forse neanche i cittadini sono colpevoli, perché hanno alternativamente mandato a casa i governi, ora di centrodestra ora di centrosinistra.
Io credo che oggi governare l’Italia è divenuta un’ impresa difficile, perché quel che si fa sarà sempre inadeguato, perché alla “logica della ragione” s’impone sempre la “logica delle fazioni”, quasi sempre viziate dal bisogno ideologico di creare consenso elettorale attorno a se stessi. Allora, può occuparsi di politica o assumere un ruolo istituzionale solo chi è consapevole che sta per salire su un “palcoscenico”, ove deve recitare quotidianamente: con se stesso, con i cittadini, con i funzionari, con i colleghi, e con la certezza che qualunque scelta si compie sarà sempre contestata poiché “contenta alcuni” e “scontenta altri”. In un contesto sociale e politico nel quale tutto è artefatto e in cui anche la stampa è di sinistra, di destra e di centro (cosa deplorevole) assume anche il ruolo di “mestolo” che ora attizza scontri ora tenta di far da paciere, ora insinua ora nasconde, perché un cittadino che tiene al suo buon nome dovrebbe dunque entrare nella mischia? Per diventare un eroe, un martire, o per diventare un’ulteriore vittima sacrificale sull’altare delle contestazioni, o addirittura per cadere in qualche trappola giudiziaria?
Al momento resto convinto, ma è una mia discutibile opinione, che la politica è una realtà irredimibile. Secondo me, per almeno 10 motivi.
Primo: chi critica i comportamenti dell’avversario, (oggi è diventato nemico politico) fa poi le stesse cose che ha criticato nell’avversario.

Secondo: se un politico ha posto in essere un comportamento sbagliato sul piano etico,(diverso è il piano giudiziario) e poi successivamente propone qualcosa di positivo, si dice subito: “ma, tu non eri quello che ha detto, fatto questo … questo … questo.. e ora”; insomma come puoi essere credibile? Un po’ come per la persona che, una volta condannata, va in carcere dove poi si fa la retorica della rieducazione, appena esce, dopo aver scontato la sua pena, la società gli dirà sempre: Tu sei stato in galera!

Terzo: la politica è ontologicamente “il luogo del gossip, della frammentazione, del paradosso, della divisione, della violenza verbale e adesso anche fisica, del sospetto su tutto e su tutti, del sì.. ma … però ….” , l’arena dove si combatte per vincere ad ogni costo e dove l’obiettivo da colpire è sempre far notare che chi governa non ha governato bene o non sa governare.

Quarto: la politica è il campo delle alleanze “sante”, “anomale”, “ibride” dove oggi si può essere amici e domani nemici a seconda dell’obiettivo da raggiungere ( Avviene un po’ come in una famiglia, allorquando suocera e nuora che hanno il fucile puntato reciprocamente, d’un tratto diventano amici se c’è qualcuno da eliminare); altro che idealità, progetti per il bene comune, visioni di un paese.

Cinque: la politica è il palco di un teatro dove si recita a soggetto: se una maggioranza di governo, indipendentemente dal colore politico, dopo aver avuto la maggioranza dei cittadini dice cosa sta realizzando, l’opposizione deve necessariamente dire che questa è propaganda politico-mediatica; viceversa se l’opposizione critica l’operato della maggioranza, quest’ultima deve assolutamente dire che è ostruzionismo, sterile polemica, mancanza di argomenti e magari le ricorda: ma come, sei diventata smemorata.. hai dimenticato quando governavi … e ora vieni a predicare … etc.. etc. Siccome maggioranze e opposizioni in Italia cambiano, il gioco si ribalta automaticamente.

Sei: per i cittadini la politica non è il luogo del “pensiero riflessivo in azione”, ma il luogo nel quale canalizzare i propri sfoghi, esaltare e difendere i propri beniamini e offendere i beniamini degli altri.

Sette: il cittadino si comporta grosso modo così: urla perché vuole una politica pulita, onesta e fatta da persone perbene, e poi quando va al voto spesso vota con la pancia anziché con la ragione.

Otto: il cittadino, così per fare un esempio, vuole sicurezza, giustizia, lavoro, ambiente pulito, spinge su verde ed ecologia e poi evade le tasse, lascia i rifiuti fuori dal cassonetto, apre il finestrino e butta carte, cicche di sigarette, lattine, distrugge l’ambiente come meglio crede.

Nove: la politica si è penosamente ridotta al luogo del falso e della menzogna, non della verità: nessuno può sfuggire a questa regola, e anche quando uno dovesse tentare di agire con verità e trasparenza non verrà mai creduto.

Dieci: la politica è il luogo della delegittimazione obbligatoria e ostinata dell’avversario-nemico: chi non riesce a vincere con la forza delle idee, cerca di trovare altre strade, tra le quali quella più comune è la calunnia, ricorre alla legge del taglione, dei due pesi e delle due misure, della faziosità, dell’insulto, dell’offesa , della denigrazione, dell’uso di un linguaggio volgare che non è più un reato.
Purtroppo io sono convinto, ma posso anche sbagliarmi, che se non si realizza una conversione etica della mente, del cuore e delle opere, la politica è irredimibile!

Un cittadino che aspira a fare politica per il bene comune può sentirsi incoraggiata ad entrare in un mondo così contorto, complesso e carico di veleni e di conflittualità? Sicuramente solo quando scende in campo potrà rendersi conto meglio, senza pensare, poi, che la gente, ma non glielo auguriamo, finirà magari per non considerarla più, anche senza motivi reali, una persona perbene!

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5 commenti su “L’irredimibilità della politica …di Domenico Pisana”

  1. La mia domanda è: per quale motivo bisognerebbe appoggiare la politica o entrare in politica nel momento in cui:

    – il Paese viene ‘unito’ con il pretesto di nobili intenti ma con enormi menzogne che in realtà lo spaccano tutt’ora è che vengono insegnate ancora a scuola

    – il Paese è pieno di segreti di stato a partire dall’armistizio di Cassibbile in poi

    – il Paese non ha figure dotate di sincero carisma iimpregnate di sani valori etici e morali ai quali le persone dovrebbero aspirare, propagandando invece lo squallore e la mediocrità più totali, svilendo qualsiasi volontà partecipativa

    – il Paese ha una delle più ricche storie in minor di tempo di scandali politici

    – il Paese, pur volendo aspirare ad un qualsiasi programma per il futuro, deve invece sottostare ad ordini e legislazione di poteri sovranazionali non eletti da nessuno

    – nessuno, ad oggi, è in grado di poter rappresentare una così diversa varietà di popoli, usanze, cultura troppo storicamente diverse fra loro, impossibili da mettere sotto lo stesso ombrello.

    – l’idea di Italia, così come quella di ue, sono fallimentari. Il problema non è il fascismo o il comunismo, e l’accentramento del potere con la sua propaganda tentacolare, e non il suo contrario,

    Bisogna tornare indietro per andare avanti, la gente è stufa di frasi senza senso, promesse per allocchi, globalizzazione e pensiero unico. Si vede che gli schieramenti appartengono sempre allo stesso burattinaio, perché, seppur gonfi delle migliori intenzioni, parteciparvi

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  2. Qui, Domenico Pisana, mi è veramente piaciuto. Il suo ragionamento è schietto, obiettivo, autentico, e trova per questo il mio totale apprezzamento. Complimenti

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  3. Tonino Spinello

    Il Prof. Pisana ha raccontato la politica con tutte le virtù in modo magistrale riassumendo quanto da me sostenuto da tempo.
    Peccato che in questa analisi sulla politica non abbia ritenuto opportuno dire il perchè abbiamo questa politica malata e viziosa e che nessun redentore potrà salvarla.
    Il declino politico italiano è iniziato da quando la Banca d’Italia è stata divisa dal Ministero del Tesoro, da quel momento è partita la svendita dell’Italia e degli italiani compresi i politici. Da quel momento sono iniziate le compravendita dei politici per difendere gli interessi economici di personaggi ambigui che hanno portato al declino politico, morale, religioso, etico e siamo arrivati ai giorni nostri. Lo speculatore Soros si è comprato il governo italiano e assieme ai suoi amici filantropi governano tutto il “democratico” occidente. Nessun partito politico oggi può cambiare le cose, perchè tutti sono a servizio di personaggi che stanno trasformando l’essere umano in qualcosa di diverso. Anche i sentimenti debbono essere controllati!
    Sono arrivati al punto (e di questo ne do colpa al mainstream, anch’esso comprato) che ci fanno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono. Ti ripetono le bugie all’infinito fino a quando diventano verità inconfutabili.
    Un cittadino che aspira a fare politica deve seguire il torbido che ci ruota intorno e per accettare questo e fare carriera devono sacrificare il loro onore e la loro dignità. Se quel cittadino non è disposto a questo sacrificio non si sognerà mai di andare in politica.

    “Ciascuno di noi ha il diritto di perseguire la propria meta, ma nel cammino non bisogna mai sacrificare nè l’onore nè la dignità, come non bisogna mai permettere a nessuno il potere di privarci di entrambi”.
    Giuliano Martini Ascalone

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  4. Bravo Domenico, stupendo identificazione del magico opportunista Gnaziu e del suo cerchio magico.

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  5. La politica malata e viziosa è frutto della italianità, ma il 20% che lo capisce non ha il coraggio di dirlo, il rimanente 80% sono affetti da quella italianità.
    Non sarà mai possibile correggere un popolo come il nostro e tutti continueranno ad accusare i politici che hanno scelto e li rappresentano degnamente.

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