
POZZALLO, 23 Luglio 2026 – Sei vite strappate alle onde e un nuovo pesante velo di ombre sulle modalità di respingimento nel Mediterraneo centrale. Si è conclusa all’alba di oggi nel porto ragusano di Pozzallo l’odissea di sei migranti, soccorsi in acque internazionali dalla Louise Michel, la nave umanitaria battente bandiera tedesca e finanziata dall’artista britannico Banksy.
Il gruppo, composto da due minori e quattro adulti (tutti giovanissimi, con il più grande di poco superiore ai vent’anni), è originario dell’Iran e del Kurdistan. Secondo le prime ricostruzioni, i sei ragazzi erano partiti circa ventiquattro ore prima dalle coste libiche a bordo di una piccola imbarcazione, prima di finire in acqua in circostanze drammatiche che l’equipaggio della Ong ha immediatamente denunciato via social.
“La nostra squadra ha recuperato sei persone dall’acqua dopo aver notato luci lampeggianti nella notte”, spiegano i soccorritori della Louise Michel. Il racconto dei superstiti apre uno scenario inquietante. I giovani hanno riferito di essere stati costretti a gettarsi in mare sotto la minaccia delle armi da parte degli occupanti di un’imbarcazione veloce, presumibilmente riconducibile alle forze di sicurezza libiche, che si è poi dileguata ad alta velocità verso sud.
“Ecco come appare la politica frontaliere europea e queste sono le persone con cui l’UE collabora”, è il durissimo atto d’accusa lanciato dall’organizzazione umanitaria, che torna a chiedere a gran voce l’apertura di canali d’accesso sicuri e la libertà di movimento per tutti, contestando i pattugliamenti delegati alle autorità nordafricane.
L’operazione di sbarco a Pozzallo ha richiesto tempi più lunghi del previsto a causa di alcune difficoltà logistiche incontrate dalla nave. La Louise Michel è rimasta inizialmente in rada in attesa di istruzioni. Per accelerare le procedure di assistenza, la motovedetta CP 325 della Guardia Costiera ha raggiunto l’imbarcazione a largo, portando a bordo il medico dell’Usmaf, Vincenzo Morello, per una prima valutazione clinica.
Successivamente si è provveduto al trasbordo dei naufraghi e al loro definitivo trasferimento sulla banchina del porto ibleo. Ad attenderli a terra l’equipe sanitaria coordinata dal medico Angelo Gugliotta, insieme alle forze dell’ordine e al personale della protezione civile. Fortunatamente, i primi controlli non hanno evidenziato criticità mediche di rilievo. I sei giovani, sebbene provati dal trauma e dalle ore trascorse in mare, sono in buone condizioni generali.
Dopo il completamento dello sbarco, la Louise Michel ha ricevuto l’autorizzazione per fare finalmente ingresso all’interno del bacino portuale. Mentre la macchina dell’accoglienza si è attivata per il trasferimento dei ragazzi nelle strutture idonee, restano aperti gli interrogativi politici e umanitari su una rotta marittima che continua a registrare abusi e violenze lontano dagli occhi del mondo.
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