
PUNTA PISCIOTTO (Scicli), 09 Giugno 2026 – “Ve ne dovete andare. Casa mia non si tocca”. Si sono vissuti momenti di altissima tensione in contrada Punta Pisciotto, lunedì mattina. Siamo nel territorio di Scicli, a pochissimi metri dalla nota Fornace Penna. Un uomo, Giovanni Arato, si è barricato dentro l’abitazione in cui risiede da molti decenni. Ad Arato volevano togliere la casa che abita da più di 50 anni, frutto del lavoro del padre.
Lo scontro si basa su vecchie questioni. La società rivendica il diritto di proprietà e vuole l’immediato sgombero. Arato la pensa in maniera totalmente diversa, dicendo di voler continuare ad essere l’unico proprietario dell’immobile. La gravità del fatto ha richiesto l’arrivo urgente delle forze dell’ordine. I Carabinieri della Tenenza di Scicli, difatti, sono giunti tempestivamente sul posto. Successivamente, i militari dell’Arma hanno avviato le procedure per mediare tra le parti. Dopo ore di estenuante trattativa, la società ha deciso di fare un passo indietro e, subito dopo, gli operai hanno abbandonato l’area, allentando così la morsa del blocco.
Questo contenzioso immobiliare farà discutere la comunità nelle prossime settimane. La battaglia legale è solo all’inizio e si preannunciano nuovi colpi di scena. I prossimi giorni saranno decisivi per capire gli sviluppi sul piano giudiziario.
Le posizioni dei due schieramenti rimangono totalmente distanti e inconciliabili. Nessuno dei soggetti coinvolti sembra intenzionato a cedere di un solo passo. La famiglia non vuole abbandonare la terra che considera la propria casa. La società acquirente esige il rispetto dei contratti e dei titoli di proprietà. Non si escludono nuove e imminenti azioni legali per vie formali in tribunale.
Arato, da più di 15 anni parte attiva del Movimento dei Forconi in terra sicula, ha combattuto in prima persona contro lo sgombero ingiusto di capannoni e case. Nella giornata di oggi, Giovanni Arato ha scritto sul suo profilo Facebook queste parole: “Non ho mai sopportato – scrive Arato – le ingiustizie e i soprusi a danno dei deboli. Con gli amici più cari ho da sempre ostacolato chi con la prepotenza e senza rispetto della legge ha recato danno alle fasce fragili della società o a chi si è fatto scudo con la Legge nonostante le difficoltà spingessero a farsi Giustizia da solo. Oggi ciò che sta accadendo a me potrebbe accadere a chiunque. Ritrovarsi a dover difendere con tutti i mezzi leciti, giusti, legittimi, la proprietà di famiglia. Una casa costruita più di 60 anni fa da mio padre, oggi, per l’arroganza di alcuni, è a rischio. In quella casa c’è tutto il sacrificio di mio padre che non c’è più e al quale dedico tutti i miei sforzi. Per fortuna non è arrivato a vedere lo scempio e la violenza che sto subendo. I miei diritti sarà un Tribunale a stabilirli e non di certo una società privata che da settimane ormai tenta di “derubarmi”. Se qualcuno ha sbagliato sarà un Giudice in una degna Aula di Tribunale e non di certo un privato immobiliarista in un cortile sterrato. Non ho paura di assumermi tutte le mie responsabilità in qualunque sede, ma il diritto conquistato in decenni da mio padre e da me non può essere calpestato. Grazie agli amici e a chi mi vorrà sostenere in questa battaglia”.


