
08 Giugno 2026 – Emergenza bagnini di salvataggio in provincia di Ragusa: sempre più difficile reperire personale qualificato
A lanciare l’allarme è la Società Nazionale di Salvamento – Sezione Ispica-Pozzallo, rappresentata dal direttore Fabio Biagio Fidone, che evidenzia una situazione ormai diventata critica per l’intero comparto balneare della provincia di Ragusa.
«Da diversi anni registriamo una crescente difficoltà nel reperire bagnini di salvataggio qualificati, ma quest’anno l’emergenza ha raggiunto livelli ancora più preoccupanti», dichiara Fidone.
Le cause sono molteplici e tra queste spicca la cronica carenza di strutture natatorie operative sul territorio provinciale. Attualmente, infatti, risulta aperta solamente la piscina di Ragusa, mentre gli impianti di Comiso, Vittoria, Modica e Pozzallo restano chiusi senza una data certa di riapertura.
Particolarmente delicata la situazione della piscina di Modica, ancora ferma a causa di problematiche burocratico-amministrative e, secondo le più recenti notizie, anche per questioni legate alla sicurezza dell’impianto.
«Le piscine rappresentano il luogo fondamentale per la formazione, l’addestramento e il mantenimento delle competenze dei futuri assistenti bagnanti. La loro indisponibilità costituisce un ostacolo enorme alla preparazione di nuovo personale e al rinnovo delle abilitazioni già esistenti», prosegue Fidone.
A complicare ulteriormente il quadro intervengono anche le nuove disposizioni ministeriali in materia di salvamento, che hanno introdotto procedure più articolate sia per l’accesso ai nuovi corsi sia per il rinnovo dei brevetti.
Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda gli assistenti bagnanti minorenni. Il 2026 rappresenta infatti, allo stato attuale, l’ultimo anno in cui i minori potranno essere impiegati nell’attività di assistenza ai bagnanti. Basti pensare che fino al mese di febbraio 2026 i possessori di brevetto minorenni non potevano svolgere attività lavorativa. Soltanto grazie all’intervento normativo contenuto nel Decreto Milleproroghe è stata concessa una proroga che ne autorizza l’impiego fino al 30 settembre 2026.
«Si tratta di una misura che ha consentito di dare una risposta temporanea alle esigenze della stagione estiva, ma che non risolve il problema strutturale della carenza di personale. Senza interventi concreti e senza un adeguato ricambio generazionale, il settore rischia di trovarsi nei prossimi anni in una situazione ancora più critica», sottolinea Fidone.
Non va poi sottovalutato un cambiamento sociale che coinvolge le nuove generazioni. Sempre meno giovani sembrano orientati a svolgere attività lavorative stagionali durante il periodo estivo, rendendo ancora più difficile il ricambio nel settore.
Molti ragazzi in possesso di brevetto valido hanno oggi un’occupazione stabile durante tutto l’anno e, comprensibilmente, non sono disposti a lasciare il proprio posto di lavoro per svolgere l’attività di bagnino per appena due mesi di stagione estiva.
La carenza di personale qualificato rappresenta un problema concreto anche per gli operatori balneari. I concessionari dei lidi e degli stabilimenti balneari sono infatti obbligati dalla normativa vigente a garantire la presenza di assistenti bagnanti regolarmente brevettati per poter aprire e svolgere regolarmente la propria attività.
«È necessario che istituzioni, enti locali e operatori del settore prendano piena coscienza della situazione. Il problema esiste, è reale e sta diventando ogni anno più grave. Se non si interviene rapidamente sulla riapertura degli impianti natatori, sulla formazione e sulla valorizzazione della figura dell’assistente bagnanti, il rischio è quello di mettere in seria difficoltà l’intero comparto turistico-balneare della provincia», conclude il direttore della Società Nazionale di Salvamento Sezione Ispica-Pozzallo, Fabio Biagio Fidone.
La Società Nazionale di Salvamento rinnova pertanto l’appello alle amministrazioni competenti affinché si intervenga con urgenza per garantire la riapertura degli impianti natatori del territorio e per sostenere un settore fondamentale per la sicurezza delle spiagge, dei bagnanti e delle attività balneari della provincia di Ragusa.



1 commento su “Emergenza bagnini di salvataggio in provincia di Ragusa: sempre più difficile reperire personale qualificato”
Da ex bagnino che ha vissuto questo settore per anni sulla propria pelle, so bene che a ogni inizio di stagione il rituale è sempre lo stesso. Trovo che l’analisi del direttore Fidone sia lucida, ma c’è una verità di fondo che va urlata con maggiore chiarezza. Un conto è fare l’istruttore, un conto è trovarsi a fare il bagnino in spiaggia, bisognerebbe vedere quanti di quelli che oggi gestiscono la formazione sono stati bagnini sul campo di recente.
Già sapere che la stragrande maggioranza delle strutture natatorie provinciali utili a formare i ragazzi sono chiuse senza una data certa di riapertura è una cosa vergognosa. Si pretende la sicurezza in mare, dove ogni singolo comune (nelle spiagge più affollate) dovrebbe attrezzare aree sicure con bagnini assunti direttamente dall’amministrazione (come avviene regolarmente in alcune regioni del Nord) e strumentazioni adeguate. Invece, quando dalle nostre parti il servizio viene affidato, spesso finisce a cooperative o imprese totalmente fuori contesto, che non garantiscono tutele contrattuali dignitose. Allo stesso tempo si obbligano i lidi privati ad avere il personale, e qui si apre un mondo, bagnini sottopagati e sistematicamente sfruttati per mansioni che nulla hanno a che fare con il salvamento, operando peraltro con attrezzature di sicurezza fatiscenti.
Nei villaggi turistici la situazione è persino peggiore. In certi posti, lidi e villaggi sembrano aver fatto cartello per imporre le stesse paghe da fame, spesso mascherate da finti part-time di 4 ore, ma pretendendo che il servizio si svolga per intero sotto il sole cocente.
La verità è che la formazione nasconde la realtà. Ai ragazzi viene data la preparazione tecnica, ma nessuno spiega loro a quale giungla stagionale andranno incontro, né quali siano i loro diritti sacrosanti. In questo contesto, la deroga per i minorenni non è una soluzione: è solo un cerotto temporaneo su una ferita profonda. Il problema non è la “mancanza di voglia di lavorare” dei giovani. Il problema sono le condizioni vergognose che il mercato offre, contratti di 2 o 3 mesi usati come leva psicologica con la promessa della NASPI, a fronte di responsabilità civili e penali enormi.
Vedendo questo scenario, lo sfruttamento e il pericolo costante, mandereste a cuor leggero vostro figlio a lavorare come bagnino? Senza contare la totale maleducazione di certa clientela, che ti tratta come se fossi lo sciacquino di turno, e passi pure la maleducazione, che ci potrebbe anche stare! Ma tutto il resto no.
Fare il bagnino non è un lavoretto estivo per prendersi la tintarella, è a tutti gli effetti un servizio di protezione civile, con responsabilità enormi, quasi da polizia giudiziaria. Le nuove regole ministeriali non fanno altro che complicare la vita ai professionisti invece di aiutarli. Se le istituzioni non inizieranno a rivalutare questa figura, sia economicamente sia socialmente, il collasso del settore sarà inevitabile. Ma fino a quando le stesse associazioni che rilasciano i brevetti non inizieranno a battere i pugni sui tavoli istituzionali, raccontando la verità cruda e amara che c’è dietro questo mondo, nessuno potrà mai comprendere davvero la gravità della situazione.
Con affetto,
Lifeguard Forever.
Fiero di aver svolto questo lavoro con dedizione e amore per le persone, con sacrificio sia fisico sia mentale, imponendomi tanta pazienza ed educazione, e con quel doveroso senso civico di altruismo nel rispetto ambientale e dei magnifici luoghi e strutture che abbiamo in Sicilia.