
ROMA, 02 Giugno 2026 – Il Vescovo emerito di Noto, Mons. Antonio Staglianò, replica duramente alle inchieste della stampa locale: carte alla mano, svela i decreti vaticani, lo scontro feroce con la parrocchia di Avola e l’ordine di spedire i milioni nelle periferie del mondo per evitare la logica del “prima i nostri”.
Di fronte a quello che definisce “un attacco mirato”, fatto di «menzogne, omissioni deliberatamente fuorvianti e fantasmagoriche ricostruzioni», Monsignor Antonio Staglianò, oggi Presidente della Pontificia Accademia di Teologia e per 14 anni Vescovo della Diocesi di Noto, ha deciso di rompere il silenzio. E lo ha fatto con la durezza di chi non accetta macchie sulla propria gestione pastorale, pubblicando una dettagliata memoria difensiva che scuote la comunità ecclesiale e civile di Avola.
Al centro della tempesta c’è la cosiddetta “eredità Guastella”, un patrimonio milionario (stimato tra i 2 e i 4 milioni di euro) gravato da un’ombra pesante: una provenienza eticamente compromessa e una «tragica cornice giudiziaria» che lo ha reso, agli occhi della Chiesa, «denaro sporco di sangue».
L’accusa mossa a Staglianò era quella di un “silenzio tombale” e di una tacita complicità nel trattenere quelle somme sul territorio. La replica del Vescovo emerito è netta e si poggia su documenti ufficiali e protocollati.
“Nel 2017, fu proprio l’Ufficio Nazionale per i Problemi Giuridici della CEI (con una nota firmata dall’allora sottosegretario Mons. Giuseppe Baturi) a indicare la via alla Diocesi di Noto: la tradizione canonica guarda con sfavore le offerte derivanti da ingiustizie e impedisce che vengano portate «sull’altare di Dio». La direttiva era chiara: finanziare attività sociali «al di fuori del territorio regionale, al fine di prevenire speculazioni e scandali».
Obbedendo a questo mandato, il 12 aprile 2017 Staglianò firmò il Decreto Vescovile (Prot. C 147-326/17) che disponeva che l’intera somma venisse devoluta – nella forma del rifiuto – il più lontano possibile dalla Sicilia: in Africa (Butembo-Beni), per progetti umanitari, in Messico, per l’assistenza ai bambini di strada, in India e Vietnam, a sostegno dei più poveri. L’allontanamento definitivo delle somme verso le periferie del mondo rappresenta l’unico modo ‘molto cristiano’ per purificare gli effetti di un’eredità controversa», rivendica oggi il Vescovo.
Il documento di Staglianò squarcia il velo anche su una durissima faida amministrativa interna alla Chiesa netina. Dalle indagini della Commissione istituita dal Vescovo nel 2015, emerse che un precedente parroco della Chiesa Madre di Avola aveva prelevato ed estinto un mutuo utilizzando ben 360.000 euro dal conto dell’eredità, senza alcuna autorizzazione della Curia e presentando giustificazioni di spesa definite «ridicole».
Nel 2019, la tensione raggiunse il culmine quando il Consiglio Pastorale Parrocchiale di Avola, affiancato da un legale, produsse un verbale per chiedere che i soldi rimanessero sul territorio per pagare i debiti della parrocchia e ristrutturare gli immobili, sostenendo che il denaro non fosse “di sangue”.
La risposta di Staglianò fu una lettera di fuoco: il Vescovo esautorò la parrocchia dalla gestione dei fondi, nominò un “parroco moderatore” e respinse la logica del “prima il bene nel nostro territorio”.
«Una visione che può andar bene (forse) in politica – attacca Staglianò – ma assolutamente non nella Chiesa quando si tratta di fondi di dubbia natura etica. La Chiesa non ha bisogno di soldi sporchi, come dice Papa Francesco: portatevi via il vostro assegno e bruciatelo».
Per smontare definitivamente la tesi del complotto o dell’insabbiamento, Mons. Staglianò gioca la carta dell’obbedienza romana. Al termine dello scontro con i vertici parrocchiali nel 2019, l’allora Vescovo ordinò la spedizione di tutti i faldoni e i verbali direttamente alla Santa Sede e alla Nunziatura Apostolica: «Chi vuole nascondere un illecito non si appella al giudizio di Roma».
A conferma di quello che definisce lo «spirito di menzogna» dei suoi accusatori, Staglianò cita, infine, il caso dell’Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto, inizialmente tirata in ballo nell’inchiesta giornalistica con accuse infamanti sui bilanci e poi repentinamente cancellata dalla testata a seguito di una formale diffida legale.
La parola fine sulla vicenda spetta ora alla corretta esecuzione di quei decreti. Staglianò chiude la sua memoria con un monito, esigendo che la sua decisione di destinare l’eredità Guastella ai poveri del Terzo Mondo venga fermamente rispettata dalla Diocesi e dalle autorità competenti.



1 commento su ““Eredità Guastella”, Mons. Staglianò rompe il silenzio: «Nessun insabbiamento, quei soldi sporchi di sangue vadano in Africa»”
Grande Vescovo, comunque penso che però poteva anche evitare di fare la notizia, non ha senso dare importanza a qualche pseudo giornalista infelice di un giornale letto da lui e qualche suo amico (se ne ha di amici) e parlo di quelli veri, non quelli di Facebook.
È un giornalista che prende le fonti da gente che non avendo trovato nella vita qualcosa da fare, sparla, immersa nella finta felicità, che chiusi a casa poi piangono anche di loro stessi. Detto questo, consiglio a chiunque di non parlare più di questa notizia fatta da quel giornale lì, evitate di dare spazio a gente “malata” di ego.