Letteratura modicana: Venerando Fallisi, poeta dell’ironia sottile…di Domenico Pisana

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Un intellettuale modicano che ha segnato il percorso culturale, ecclesiale e, per certi aspetti, anche politico, della città di Modica e che merita di essere riportato alla memoria collettiva è Venerando Fallisi. Nato a Buccheri, in provincia di Siracusa, il 30 settembre 1915, scelse la vita sacerdotale e si formò presso il Seminario vescovile di Noto. Conclusi gli studi teologici, fu ordinato sacerdote il 2 giugno del 1940. Trasferito a Modica, fu direttore del piccolo seminario fino al 1946, e insegnò poi Religione dal 1943 al 1951 al Liceo Classico di Modica e dal 1952 al 1971 all’Istituto Magistrale.
Nel suo attivismo intellettuale rivelò sempre una viva e attenta sensibilità per la realtà sociale e culturale, tant’è che svolse , contemporaneamente alla attività di parroco, la funzione di assistente ecclesiastico di gruppi della Azione Cattolica, della FUCI, dell’AIMC e delle ACLI. Nel 1971 lasciò il sacerdozio e si sposò. Nell’ ultima parte della sua vita si dedicò ad attività culturali, pubblicando alcuni volumi di poesia: “Immagini e Pensieri” nel 1982; “Ciò che più conta” nel 1984; “Coraggio della verità” e “La vita non invano” nel 1987. Morì il 3 novembre 1996.
E’ su queste opere di poesia che vogliamo puntare l’attenzione. La poesia di Venerando Fallisi è infatti di piacevole e facile lettura; essa si presenta al lettore quasi come un lieto viatico per i momenti tranquilli, quando la frenesia della vita sembra un po’ fermarsi, e come mezzo di riflessione su molteplici aspetti della vita quotidiana.
Tutta la produzione poetica di Fallisi è articolata in liriche e sonetti, che si attestano su livelli differenti, almeno sul piano della resa poetica, ma entrambi validi sia dal punto di vista contenutistico, sia perché indicativi della concezione che Fallisi aveva della poetica. Egli, infatti, prese le distanze da un modello aulico di poesia, da una lirica disincarnata e avulsa dalla storia, per aderire alle cose comuni, quotidiane e trarre da esse brandelli di verità in grado di stimolare nel lettore istanze morali e di mettere a nudo meccanismi che spesso rimangono inconfessati. Una poesia insomma, quella di Fallisi, che si caratterizza per essenzialità e delicatezza di sentimenti, per il tratteggiamento di problematiche umane che assurgono a dimensioni universali, per le antinomie tra l’essere e il fare che spiccano, a volte, in modo palese, nel vissuto umano.
L’autore ci dà i suoi momenti migliori nelle liriche che si collocano in una prospettiva in cui ad immagini colte nella loro immediatezza ed espressività si alternano momenti di sincera introspezione, attraverso i quali egli rivive la sua vicenda umana offrendo messaggi carichi di significato.
Il canto di Fallisi acquista, nelle liriche, toni e sfumature che colgono “l’hic et nunc” dei momenti naturalistici, riproducendo immagini ricche di viva freschezza e spontaneità e capaci di far gustare l’evolversi della descrizione, espressa con una delicata stratificazione di linguaggio che non annoia il lettore, anzi, lo coinvolge al punto da imprimere nella sua mente la pregnanza degli elementi emergenti dai piccoli quadri naturali costruiti dal poeta in tutta la loro dettagliata articolazione.
La frequenza delle immagini oscilla tra il fiore che sboccia e il fatto della vita quotidiana; tra il paesaggio in tramonto e l’alba nascente, i quadri delle stagioni che denotano particolari stati d’animo e gli sconvolgimenti della natura. Il Fallisi, però, non è che si limiti ad una distaccata descrizione naturalistica, ma si attesta su un livello di profonda contemplazione, originata da un dinamismo interiore che è frutto della sua capacità di entrare quasi in “rapporto empatico” con l’ambiente naturale.
Ecco degli esempi nella sua seconda silloge “Ciò che più conta”:
Ad ogni fiore sensibile io sono/ che sbocciando viene/, e s’adorna / dell’infinita gamma di colori /che natura tiene. . .”
“….È mezzogiorno./Nel buio intorno a me /creatosi improvviso esploso è /un temporale, / il primo di stagione/ un po’ pesante…”
“È l’ora del tramonto./Nell’aria tersa, lucente/ ai raggi un po’ scemanti /per l’infinito azzurro /un volteggiar d’uccelli /frenetico /gioioso…”
“Autunno. / Una tenue luce /soffusa è nell’ aria /sotto un cielo di nuvole opache / squarciate dal sole…”
I momenti più limpidi della poesia di Fallisi si avvertono poi nelle liriche in cui l’interazione tematica e problematica si dipana meno prosasticamente, per assumere, invece, toni di intensa ed alta espressività che riescono a creare un’atmosfera in cui l’afflato lirico si estrinseca a livelli apprezzabili e con un lessico scorrevole, cadenzato e disposto con musicalità.
A riguardo appaiono significative le diverse liriche della raccolta “La vita non invano”, tra cui: “Il pruno fiorito”, “Canto anch’io”, “Sapore di amaro”, “Novembre”, “Rosa d’autunno”, “Canto del gufo”, “Buccheri”, “Vita e morte”, etc.; liriche, queste, ricche di sensibilità ed essenziali e lineari nello stile. I nuclei tematici nei quali si trova coagulata tutta la vena lirica del poeta, si muovono sull’onda della speranza, dell’amicizia, delle gioie e dei dolori della vita, della contemplazione dei paesaggi, degli interrogativi inquietanti che si agitano nel cuore dell’uomo, della fatica del lavoro, della malinconia e della solitudine, dell’insondabile mistero dell’essere, del ricordo del paese natio, della vecchiaia che accascia, dell’idolatria moderna, degli eventi religiosi, dell’amore, etc.
La strutturazione poetica di tutto questa magma esistenziale è intrisa di sentimenti e di propulsioni interiori che fanno scorrere con levità e spontaneità il flusso lirico, senza eccessivo bisogno da parte del poeta di quelle rifiniture imposte dall’esercizio intellettuale.
Su un tono minore si attestano i Sonetti, che, tuttavia, appaiono certamente densi di spunti di riflessione e invitano alla meditazione. Mentre nelle liriche Fallisi tende in qualche modo ad organizzare il contenuto con moduli espressivi che si armonizzano al ritmo e alla fonìa dei versi, elevando di conseguenza sul piano della poesia anche le esperienze più comuni della vita quotidiana, nei sonetti questo dinamismo non risulta decisamente presente, per cui ci troviamo dinanzi a composizioni che si dipanano con un carattere riflessivo-discorsivo e che hanno come obiettivo la denuncia, la satira, l’appunto morale, la stigmatizzazione di certi comportamenti, l’evidenziazione di atteggiamenti disonesti, di processi di corruzione, di strumentalizzazione politica, etc.
Insomma, i sonetti fanno emergere una filosofia del comportamento e ci mettono a contatto con la personalità culturale e morale di Fallisi, il quale esce dall’estasi, dall’intimità contemplativa e dal gioco dei sentimenti, per assurgere a rigoroso osservatore, sottile provocatore mosso quasi dal desiderio di instaurare un circuito dialogico con il lettore su tematiche e problematiche apparentemente banali ma scelte di proposito, in quanto alla radice di certi fenomeni negativi che investono la vita sociale e che originano una mentalità in cui difficilmente la domanda morale si accampa. Il tutto espresso con un corpo linguistico arieggiante l’andamento della conversazione domestica.
L’elaborazione poetica di Venerando Fallisi nulla toglie alla spontaneità del dettato e si dimensiona in un contesto strutturale non complicato, né eccessivamente stilizzato, né dominato da accumulazioni terminologiche; sembra esserci, a mio avviso, dal punto di vista stilistico, il desiderio del poeta di lasciar parlare i sentimenti e le cose osservate senza troppa ricerca di moduli espressivi, il che evidentemente determina, in Fallisi, uno stile ridotto all’essenzialità e abbastanza chiaro e semplice. I toni risultano pacati, i passaggi abbastanza meditati; il sentire lirico del poeta approda sulla pagina senza ostentazione di preziosismi letterari o lavori d’intarsio, ma, piuttosto, con semplicità e necessitato altresì dal desiderio di non frapporre tra lui e il destinatario del messaggio poetico filtri particolari, figure retoriche o forbiti generi letterari, ciò proprio per accostare immediatamente il lettore al contenuto delle sue poesie evitando di sottoporlo ad eccessivi sforzi sul piano ermeneutico.
Ne scaturisce, pertanto, una sintassi paratattica in cui il discorso lirico si muove sull’onda di sequenze di versi coordinate le une alle altre, che convergono poi nell’unità di una sensibilità umana nella quale affonda le radici il cammino poetico di Venerando Fallisi. Della sua poesia si sono occupati giornali, emittenti radiofoniche e televisive, riviste e diversi critici letterari. Tra i vari giudizi critici meritano particolare menzione quello di Giorgio Barberi Squarotti, che ha trovato la poesia di Fallisi “piena di sensibilità e di grazia, così accolta in un lirismo delicato e gentile com’è (non senza qua e là, qualche punta di ironia)”, come pure quello di Manlio Triggiani, il quale, sul quotidiano “Puglia”, parla di “una forma poetica che coglie nei tratti quotidiani un filo unico che conduce ad archetipi che rivelano al lettore, anche se ontologicamente, l’essenza della vita”.
Altri critici di notevole spessore, tra cui Renato Civello, Carmelo Lauretta, Felice Ballero, e Saverio Saluzzi, parlano positivamente della poesia di Fallisi. Saluzzi vi ha individuato “un fascino, che è dato, soprattutto, dall’animo lirico del poeta, affascinato dal mondo stupendo e dal meraviglioso destino dell’uomo creatore e artefice”. Vi ha colto, inoltre, “riposi densi di vibrazioni, momenti arricchiti di tempo e d’albe, immagini tenui e familiari, tracce di vita e persistenze di immagini e richiami”.
Ecco alcuni testi poetici di Venerando Fallisi, tratti dalla sue opere “Immagini e pensieri”(1982), “Ciò che più conta” (1984), “La vita non invano”(1987)

LIRICHE

Il sol che mi dà gioia

Atmosfera nebbiosa
sulla terra bagnata,
ma chiara e luminosa
di luce indefinibile
diffusa
dal sole in agguato.

Nessun raggio
fuggito
fulmineo, ansimante.

Lo sguardo giro
e guardo di mia figlia
il volto sorridente,
assai smagliante,
e trovo il sole
che più mi dà gioia.

Sguardo notturno

Tu senti
una quiete illimitata,
un gran silenzio
quasi arcano oblio.

Lontan lontano fruscio
di fronde d’alberi
sognati
ché quei che vedi
son chiazze di pittori.

In alto la luna
illumina l’immenso
e sul serrato monte
il casolare
sta in agguato.

SONETTI

Scandalo Tangenti

C’è un gran parlare di moralità,
in questi giorni, in tutta la Nazione,
in seguito all’arresto di persone
che copron posti d’alta qualità.

L’accusa è d’estorsione di tangenti,
ai danni d’impresari e appaltatori,
intenti ad ottenere quei lavori
che costano allo Stato somme ingenti.

Coi magistrati un tale… se l’è presa,
qualch’altro ha suggerito pur la sua,
per ripulire la Nazione lesa.

La verità, però, è quella avita:
“Fa pulizia innanzi a casa tua
e tutta la città sarà pulita”.

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