
MODICA, 10 Maggio 2026 – Il dibattito sul declino del centro storico di Modica non può più risolversi in una sterile nostalgia del “tempo che fu”. È necessario un bagno di realtà: con l’ormai consolidata egemonia del Polo commerciale e l’espansione residenziale verso la Sorda e il Sacro Cuore, le dinamiche insediative della città sono mutate irreversibilmente. Le lancette della storia non tornano indietro.
La sfida, come spesso suggerito dal Prof. Giuseppe Barone, non è il rimpianto, ma l’analisi lucida delle trasformazioni sociali dell’ultimo ventennio. Solo così potremo rimodulare servizi e sistemi produttivi alla luce della nuova configurazione urbana.
Una delle intuizioni centrali del Prof. Barone riguarda il ruolo salvifico della formazione. Per ripopolare il cuore antico, bisogna riportarvi chi il futuro lo abita già: i giovani.
Collocare le Scuole secondarie superiori nel Centro storico, attraverso il recupero immediato degli edifici scolastici, non è un semplice trasferimento logistico. È un atto pedagogico e politico. Studiare tra le architetture barocche permette di sviluppare processi di “attaccamento” e appartenenza che le periferie non possono offrire.
Lo slogan è diretto: “Studiare in Centro è bello ed utile”. È questa la prima pietra per ricostruire il tessuto sociale di Modica Bassa e Alta.
Ma l’identità non vive di sola scuola. Modica deve ambire allo status di “Città d’Arte” non solo per i suoi fregi tardo-barocchi, ma per la qualità della sua offerta. Il modello è quello delle grandi città del Centro Italia — Perugia, Spoleto, i centri tosco-emiliani — dove la cultura è una dimensione “continua”.
Serve un salto di qualità che superi le attuali frammentazioni: il glorioso Teatro e l’associazionismo non bastano se lasciati soli. È tempo di porre fine a una realtà museale frantumata, impreparata e spesso inattiva. Occorre una regia unica che trasformi le collezioni in un attrattore stabile.
“Mostre, convegni, teatro e musica devono formare un palinsesto organico, capace di generare flussi turistici qualificati tutto l’anno.
Il giudizio del Prof. Barone sulla gestione attuale è severo. La città è prigioniera di una “bassa politica” fatta di annunci retorici, pose fotografiche e logiche fazionarie. Una classe dirigente divisiva che ha smarrito la capacità di guardare “oltre”, rinunciando al pensiero critico e alla visione d’insieme.
Non c’è più spazio per l’immobilismo. Il Tavolo Tecnico deve essere solo il preludio a qualcosa di più profondo: un Laboratorio civico.
“Bisogna far presto. Serve un luogo aperto e creativo dove le migliori risorse umane di Modica tornino a pensare in modo inclusivo, mettendo al servizio della comunità cuore e cervello.”
Modica ha le risorse umane e storiche per tornare a crescere. Ciò che manca, e che oggi rivendichiamo con forza, è la volontà politica di trasformare la bellezza in progetto e la storia in futuro.


