Polizia Locale, Abbate scuote la Regione: “Riforma ferma per pochi spiccioli, ora il Governo agisca”

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PALERMO,  18 Aprile 2026 – Trentasei anni di attesa possono bastare. È questo il messaggio perentorio lanciato dall’Onorevole Ignazio Abbate, Presidente della I Commissione all’ARS, durante l’ultimo convegno dell’ANCI Sicilia. Al centro del dibattito, il disegno di legge sulla Polizia Locale di cui Abbate è primo firmatario: un testo che punta a rivoluzionare il settore ma che, al momento, si trova impantanato nelle secche della Commissione Bilancio.

Il nodo della questione è prettamente finanziario, ma le cifre – se rapportate all’importanza del provvedimento – appaiono quasi paradossali.

“Una riforma attesa da 36 anni non può restare ferma per una questione di soli 2 milioni e 800 mila euro”, ha incalzato Abbate.

Secondo il Presidente della Commissione Affari Istituzionali, è necessario che il Governo Regionale dia un segnale di responsabilità, sbloccando le risorse necessarie per permettere al testo di approdare finalmente in Aula, dove sarà la sovranità del Parlamento a sancirne il destino.

La normativa vigente risale al 1990, un’era geologica fa rispetto alle attuali dinamiche di sicurezza urbana. L’On. Abbate sottolinea come il ruolo dell’agente sia profondamente mutato, trasformandosi in una figura poliedrica che non può più essere relegata alla semplice gestione della viabilità.

Oggi, l’operatore di Polizia Locale è chiamato a svolgere funzioni di Polizia Giudiziaria con indagini e interventi sul campo, Pubblica Sicurezza con compiti ausiliari fondamentali per l’ordine pubblico,  tutela della vivibilità e della legalità nei centri urbani.

Uno dei pilastri della riforma Abbate riguarda la professionalizzazione. È considerato “inaccettabile” che, a fronte di responsabilità crescenti, non esista ancora un percorso di formazione obbligatoria strutturato.

L’intervento all’ANCI non è stato solo un momento di analisi, ma un vero e proprio aut-aut politico. La Polizia Locale siciliana chiede dignità, dotazioni adeguate e un quadro giuridico moderno. La palla passa ora al Governo Regionale: la sicurezza dei cittadini e il riconoscimento professionale di migliaia di operatori non possono più aspettare il prossimo esercizio finanziario.

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